venerdì 15 aprile 2011

Le 5 Giornate di Milano in gioco

In molti musei ed uffici turistici milanesi viene distribuito un interessante opuscolo "Le 5 Giornate di milano 1848-2011" che vuole spiegare ai più giovani questo importante evento risorgimentale.


Con l'espressione le "Cinque giornate di Milano" ci si riferisce al periodo compreso tra il 18 e il 22 marzo 1848, nel quale Milano insorse e si liberò dal dominio austriaco.
Certamente fu uno dei più importanti episodi della storia risorgimentale italiana.
In quel tempo la città di Mila
no era la capitale del Regno Lombardo-Veneto, che faceva parte dell'Impero Austriaco. Il presidio dell'Impero Austriaco a Milano era comandato dal Maresciallo Josef Radetzky.
La dominazione austriaca era dura e, con le tasse, opprimeva quella che era la parte più prospera e sviluppata dell'Impero.
Il malcontento della popolazio
ne e il desiderio di liberarsi dal dominio austriaco crebbero sino a che, il 18 marzo 1848, la Città di Milano insorse.
Un'insurrezione che fu in grado di influenzare il corso della storia italiana e la decisione del Re di Sardegna Carlo Alberto che, dopo aver a lungo esitato, dichiarò guerra all'Impero Asburgico, approfittando della debolezza degli Austriaci in ritirata.


Per presentare in modo accattivante questo episodio storico è stato studiato un gioco dell'oca ad hoc. Nelle 63 caselle sono riassunti i fatti più importanti, i personaggi principali, lo scudo di Milano, ...
Anche il gioco in se stesso è nato durante una battaglia, ma molto più antica. Si dice, infatti, che il "Gioco dell'oca" sia stato inventato dalle truppe greche accampate sotto le mura di Troia. Un passatempo quindi, per rompere la monotonia di un lungo assedio. I soldati avrebbero riprodotto con il tipico tracciato a spirale la struttura delle mura della città.


Per informazioni: turismo.milano.it

giovedì 14 aprile 2011

Villa Necchi Campiglio

Un gioiello dell'architettura moderna nel cuore di Milano donato da Gigina Necchi Campiglio e Nedda Necchi nel 2001

Villa Necchi Campiglio - Milano

In Via Mozart 14, a Milano, sorge, immersa in un verde giardino Villa Necchi Campiglio. Realizzata tra il 1932 e il 1935 dall'architetto milanese Piero Portaluppi, la Villa, che si sviluppa su quattro piani, è una sontuosa dimora che, con gli ampi volumi interni, la preziosità dei materiali, le sontuose sale di rappresentanza racconta oggi, grazie anche agli ambienti perfettamente conservati, la storia, i riti, le mondanità, insieme alle quotidiane vicende dell'alta società milanese della prima metà del Novecento.

Foto storica - Villa Necchi Campiglio

Edificio chiave dell'opera del Portalippi, la dimora di Via Mozart sancisce l'ingresso della modernità nella tradizionale architettura della villa urbana, esprimendo le novità del Novecento e, nello stesso tempo l'estrosa fantasia creativa del progettista, che appare sempre estremamente libera e originale. La Villa è ricca di segreti ed invenzioni modernissime per il tempo: porte a scomparsa, porte a scrigno in metallo, uno dei primi ascensori privati, porta vivande elettrico, bagni con doccia a tre getti, ...

Biblioteca Necchi Campiglio

L'intervento successivo, realizzato dall'architetto Tomaso Buzzi nel secondo dopoguerra, contribuisce a una resa ancora più ricca e accogliente degli interni.

Sala da pranzo Necchi Campiglio
Sala da pranzo, rimaneggiata da Buzzi

Circondata da in ampio giardino e corredata da tennis e piscina, Villa Necchi Campiglio è un gioiello inalterato nel tempo, a sua volta arricchito da altre due gemme preziose: la straordinaria collezione di opere d'arte del primo novecento di Claudia Gian Ferrari, con lavori, fra gli altri, di Sironi, Martini e de Chirico; e la raffinatissima collezione di Alighiero ed Emilietta De' Micheli di arti decorative e dipinti del XVIII secolo in cui spiccano opere di Canaletto, Rosalba Carriera e Michele Marieschi.
La collezione Gian Ferrari appare come parte integrante della casa sostituendo, in molti casi, i dipinti che la famiglia Necchi Campiello hanno messo all'asta in favore della fondazione del Dott. Veronesi. La collezione De' Micheli, invece, occupa una stanza degli ospiti del primo piano.

Hall - L'Amante morta, Arturo Martini,1921

La Villa, poco conosciuta dagli italiani, è meta di turisti stranieri che cercano, tra le sue mura, il set del film di Luca Guadagnini "Io sono l'amore" presentato alla 66° Mostra del Cinema di Venezia.


La Villa, aperta grazia al restauro operato dal FAI, e visitabile dal Mercoledì alla Domenica con un prezzo d'ingresso di 8 euro, comprensivo di visita guidata.
Per arrivare è possibile prendere la Linea 1 della Metropolitana e scendere a Palestro o scegliere di scendere a San Babila. Se si è sulla linea 3 la fermata più vicina è Montenapoleone.

lunedì 11 aprile 2011

La Grecia classica

Per presentare in modo divertente la civiltà greca si possono utilizzare diverse risorse più o meno "tecnologiche".

"Olympos. Diario di una giovane dea adolescente", scritto da Teresa Buongiorno ed edito da Salani nella collana Gl'istrici, racconta la vita di una dea: Ebe, dea dell'eterna giovinezza. Nelle pagine del suo diario Ebe racconta della nascita del suo fratellino Efesto, i giorni nella scuola per diventare coppiera degli dei, le liti tra Era e padre Zeus, ...

Disegni da colorare sull'antica Grecia.

In Grecia è nato anche uno dei massimi eventi sportivi sopravvissuto sino ad oggi: le Olimpiadi.

Per spiegare il teatro greco può essere divertente partire dalla costruzione di una maschera, elemento basilare del teatro classico.

Su questo sito americano vengono proposte diverse attività relative all'antica Grecia. Molto carini sono gli dei realizzati a partire dai rotoli di carta igienica.

Com'è fatta una casa greca, e una nave?

mercoledì 6 aprile 2011

50 best ballet

Oggi sono andata a Milano e ho fatto due interessanti acquisti. Il primo, di cui parlerò oggi, è un cofanetto (3 cd) edito dalle EMI: "50 best ballet".

La copertina

I tre cd propongono alcuni dei più bei brani composti per le danza classica. In particolare:
  • cd 1 - I balletti di Tchaikosky
    partendo dal Lago dei cigni si passa per "La bella addormentata nel bosco" e si termina con la fiaba di Natale per eccellenza, "Lo Schiaccianoci";
  • cd 2 - I balletti russi
    solo per citarne alcune, sono presenti musiche tratte dal Don Quixote e della Bayadère, oltre a Cenerentola e molti altri;
  • cd 3 - I balletti francesi
    in cui sono presenti, ad esempio, "La fille mal gardée" , "Giselle",...
Penso che questo sia un ottimo strumento ad un prezzo veramente contenuto (io l'ho pagato 7,50 euro) sia per proporre dei classici durante una lezione di danza sia per proporre un ascolto diverso dal solito ma divertente.



Perché non partire da una suggestione sonora come "La danza del te" o "Danza cinese" che dir si voglia e chiedere ai bambini di immaginare cosa la musica stia raccontando?

lunedì 4 aprile 2011

Nuove prospettive per l'educazione ecologica

Dal diritto all'ambiente ai diritti dell'ambiente

Oggi si punta molto sulla competenza poietica tipica dell'uomo (U. Stoltenberg). Il compito dell'educazione, quindi, sarebbe quello di recuperare questa capacità progettuale.

L'etica ambientale, nel corso della storia, si è declinata in diversi modi:
  • nell'800 si puntava a conservare le risorse e si vedeva la natura come un oggetto dato e limitato;
  • con l'inizio del nuovo secolo la nuova visione puntava a preservare la natura ed è in questo periodo che nasce l'idea del parco. La natura, ora, è un oggetto culturale o un farmaco;
  • estensione della morale anche a soggetti non umani che porta ad una gerarchizzazione degli esseri;
  • la nuova sensibilità ecologica è un atteggiamento che nasce dalla relazione. Il valore non è determinato dall'utilità ma è intrinseco e nono conoscibile in tutte le sue componenti. I soggetti, che avrebbero tutti pari dignità, si inseriscono in un rapporto di coabitazione.
Smith ha lavorato molto sul rapporto tra diritto e terra e ha elaborato alcuni concetti che possono essere riassunti in:
  • la terra è madre del proprio diritto;
  • le linee segnano le regole nel "coltivare";
  • le regole dell'uomo devono essere poste in interazione con l'ambiente.
La legalità non è un'invenzione degli uomini ma nasce dal rapporto uomo-natura.
Nel diritto oggi si sta passando dall'idea di "diritto all'ambiente sano" all'idea di "diritto dell'ambiente ad essere sé stesso".

domenica 3 aprile 2011

I nani di Mantova

"I nani di Mantova"; pubblicato nell'anno della morte di Gianni Rodari; nasce da due fonti d'ispirazione: la città di Mantova e il melodramma italiano e, in particolare, il Rigoletto.

Al piano terra del palazzo ducale di Mantova esiste una stanza detta "dei nani". L'"Appartamento dei nani", in cui le camere sono costruite con soffitti bassi e colorate, è stato considerato per molto tempo la residenza dei famosi nani gonzaghesi, raffigurati anche nella più famosa Camera degli sposi.


Nel 1979 lo studioso Renato Berzaghi smascherò l'errore storico e dimostrò le corrispondenze fra la riproduzione gonzaghesca e la "Scala Santa" di San Giovanni in Laterano (Roma).

A Palazzo Te, edificio monumentale fatto costruire tra il 1524 e il 1534 da Federico II Gonzaga, si può ammirare la Sala dei Giganti. Realizzata tra il 1532 e il 1535 è la stanza più grande dell'edificio. La caratteristica più rilevante della sala è che la pittura la ricopre completamente ed ininterrottamente su tutte le superfici disponibili.


Nella cupola è rappresentato Giove che sconfigge i Giganti con un fascio di fulmini. I Giganti sono rappresentati a partire dal pavimento mentre stanno cercando di ascendere all'Olimpo

Il Rigoletto è un'opera in tre atti di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave.
In particolare nell'opera di Rodari, oltre al duca di Mantova vengono ripresi i personaggi di Rigoletto, buffone di corte, di sua figlia Gilda e del bravo Sparafucile, che Rodari chiama però Capitan Bombardo. Questi personaggi, forse a noi oggi sconosciuti, erano popolarissimi anche tra i bambini negli anni '60 in quanto rappresentavano in genere molto in voga: il melodramma, dal greco canto e azione scenica, sinonimo di opera lirica.


I nani di Mantova

Nel Palazzo Ducale di Mantova, reggia di Gonzaga, c'è un curioso appartamento che sembra stato ideato e costruito per ospitare un popolo di bambole. Stanzine, salottini, corridoietti, tutto in miniatura, tutto come in un giocattolo.
Capricci di signori del tempo andato, capricci di architetti; ma non è una casa per le bambole, è l'appartamento dei nani di corte.
Qui, una volta, sostarono insieme un gruppo di ragazzi e uno scrittore.
Insieme immaginarono una storia di nani, ma anche di uomini e di giganti. La scrissero, la illustrarono con grandi disegni, come fanno i cantastorie.
Poi la portarono in corteo per le strade di Mantova, cantando e recitando accompagnati da un'orchestra di tamburi, di padelle e coperchi, di latte e di bidoni.
Questa è la storia scritta - alla maniera dei cantastorie - parte in versi e parte in prosa.

Signori e buona gente,
venite ad ascoltare:
dei nani le avventure
vi andremo a raccontare.

A Mantova sul Mincio,
nel Palazzo Ducale,
vivono i gran signori
in cinquecento sale.

I nani stanno sotto,
in un appartamento
dove il soffitto quasi
toccava il pavimento.

Vivono là sepolti
come animali in gabbia
e d'essere nati nani
provano immensa rabbia.

Spesso la sera, prima di addormentarsi, i nani parlavano sottovoce della loro sventura:
- Ah, perchè siamo così piccoli mentre il Duca è tanto alto?
- Anche il capitan Bombardo, che comanda le guardie, è alto, altissimo.
- Perfino Rigoletto, il buffone di corte, è più alto di noi.
- Ah, perchè siamo tanto piccoli...
- Forse per colpa di una stregoneria...
- Forse perchè ci danno poco da mangiare...
- Potrebbe pure essere colpa nostra: noi non facciamo mai ginnastica.
- E dormiamo con la berretta da notte in testa.
Per tentare di aumentare la loro statura cominciarono a fare vari esperimenti.

Uno provò a mangiare
un parmigiano intero:
gli crebbe assai la pancia,
ma la statura, zero.

Uno provò a dormire
senza la cuffia in testa:
si busca il raffreddore, ma sempre nano resta.

Provano la ginnastica,
la danza sulle mani,
l'acrobazia, l'atletica...
ma son rimasti nani.

A volte il buffone di corte, il famoso Rigoletto, li scherniva e beffeggiava:
- Volete diventare più alti? Ma è facile: tutte le sere prima di andare a letto dovete innaffiarvi i piedi, crescerete come piante di fagioli.


Rigoletto e i nani

Il più piccolo dei nani, chiamato per l'appunto Fagiolino, prese una coraggiosa decisione e disse ai suoi compagni:
- Ci dev'essere un segreto per crescere, andrò in città a cercarlo e non tornerò se non l'avrò trovato.
Ecco l'intrepido nanetto che va in esplorazione per le strade della città di Mantova. Va e va, egli capita in un edificio chiamato Palazzo Tè ed entra nella sala dei Giganti.
Al chiarore della luna che penetra dal cortile, egli vede dipinti sulle pareti uomini molto, molto più grandi del Duca e di Capitan Bombardo. Sono i giganti della vecchia leggenda, che stanno dando la scalata all'Olimpo, dove siede Giove, re degli dèi. Ma Fagiolino non ha studiato la mitologia greca. Egli si rivolge fiducioso ai giganti e dice loro:

Signori, per favore,
vogliatemi spiegare
per diventare grandi
cosa bisogna fare.

Per un po' le grandi figure lo ascoltano in silenzio. Invano il nanetto le prega di rivelargli il loro segreto.
Uno di loro finalmente si muove a compassione e parla così:
- Amico, vuoi sapere perchè tu e i tuoi compagni siete dei nani? Perchè vivete nell'appartamento dei nani. Hai capito?
- No. Ho sentito ma non ho capito.
- Molta gente sente e non capisce. Va' e rifletti. Forse capirai.
Fagiolino corre a casa per riferire ai suoi compagni lo strano messaggio, ma non fa in tempo ad aprir bocca perchè sta arrivando capitan Bombardo facendo tintinnare la spada e schioccare la frusta.

Venite all'adunata,
buffissime creature
il Duca vuole ridere
e la duchessa pure.

Alla presenza dei Sovrani il buffone Rigoletto, faccia ed anima cattiva, propone che i nani, per divertire la corte, facciano la lotta tra di loro. Ma guai a chi non si batterà sul serio, guai a chi fingerà soltanto di colpire.

Oggi per dar nuovissimo
spettacolo alla corte
si vuole qui vedere
chi di voi sia il più forte.

I nani, costretti a combattere l'uno contro l'altro, provano tanta rabbia e umiliazione che la sera stessa decidono di fuggire dal palazzo. Mentre si aggirano per strade e stradine buie e deserte, senza saper che fare e dove andare, odono passi affrettati, frastuono di armi e la voce tonante del capitan Bombardo che ordina ai suoi uomini di frugare tutta Mantova per rintracciare i fuccitivi:

Cercateli, scovateli, stanateli,
prendeteli, legateli, picchiateli!
Se non li troverete,
tutti in prigione andrete.

I poveri nani tremano di paura, ma ecco che si sentono chiamare dalla voce gentile di una fanciulla:

Venite in casa mia,
io vi darò ricetto.
Sono la bella Gilda,
figlia di Rigoletto.

Così avvenne che quella notte i nani si nascosero proprio in casa del loro nemico, il buffone di corte.
Gilda è così dolce con loro che essi non le dicono nulla delle cattiverie di suo padre. Una nana un po' indovina, però, non riesce a prendere sonno e canta fra sé:

Su questa casa sento
odore di sventura,
per Gilda e Rigoletto
provo una gran paura.

(Tanti anni dopo, difatti... Ma questa è un'altra storia, che non c'entra con la nostra. Se vi capita, andate a sentire l'opera "Rigoletto", di Giuseppe Verdi, e saprete tutto).
La mattina seguente i nani ringraziano la bella Gilda e si spargono in cerca di lavoro nei quartieri della povera gente, dove in generale sono accolti come fratelli, anche se un po' piccoli. Sul lavoro, poi, non si nota nemmeno, perchè sanno lavorare esattamente quanto gli uomini e le donne più alti di loro.
Il coraggioso nanetto Fagiolino che aveva girato il mondo comincia a capire le misteriose parole del gigante:
- Ecco, egli pensa, da quando abbiamo lasciato la casa dei nani siamo già un po' meno nani di prima... La gente ci rispetta. Ho trovato perfino una ragazza che mi chiama "signor Fagiolino"...
Quando capitan Bombardo fruga le case per cercarli e punirli, la gente li nasconde sotto la cappa del camino e nei cassetti del comò, senza dar retta al bando del tonante capo delle guardie, che dice:
"Udite, udite, udite!
I nani di Sua Altezza il Duca sono stati rapiti da ignoti malandrini. A chiunque darà informazioni che possano condurre alla loro liberazione, il nostro Serenissimo sovrano regalerà un paiolo per la polenta pieno di zecchini d'oro.
Chiunque li nasconda, invece, riceverà cento volte il paiolo sulla testa, ma senza zecchini".
A sentire quella voce terribile i nani tornano a tremare come la notte della loro fuga. Ma la buona gente li protegge e dice alle guardie:
- I nani? Li abbiamo visti che nuotavano nel lago.
- I nani? Ne abbiamo visto uno che scappava travestito da topo, ma il gatto l'ha mangiato.
Ci sarebbe pure un vecchietto che brontola, accarezzandosi i vecchi baffi:
- Però, un paiolo pieno di zecchini... Chi sa quante belle bevute...
- Buono, - gli dicono i suoi figli - buono e zitto. Bevete questo, che è vino onesto.
Avuto il suo bicchierino, il bravo vecchietto si acquieta.
I nani se la cavano con la paura. Passato il capitano Bombardo, come passano i temporali, anche quelli che fanno più fracasso, i nani riprendono pacificamente il loro lavoro:

Uno fa il pescatore
e piglia i pesci assai,
perchè lui sa i proverbi,
Perciò non dorme mai.

Questo fa l'ombrellaio,
mestire un po' curioso
che per farlo contento
ci vuol il ciel piovoso.

La nana fa la sarta,
è molto ricercata:
lei fa una veste nuova
con una veste usata.

Questo fa il panettiere
e piace ai bambinetti
perchè nelle pagnotte
ci mette anche i confetti.

Il noto Fagiolino
studia per ingegnere:
l'altezza dei giganti
misurerà a dovere.

Un brutto giorno capitano Bombardo seppe da uno dei suoi spioni dove avevano trovato rifugio i nani. E una brutta mattina, con cento guardie, egli diede l'assalto al quartiere in cui essi vivevano mescolati alla povera gente.
Mentre dirigeva le operazioni si mostrava tanto sicuro del successo che cantava, accompagnandosi con una chitarra scordata:

Scusatemi signori,
se arrivo un po' in ritardo
E' giunta la vendetta
di capitano Bombardo.

Ma i nani, stavolta non ebbero paura. In altezza erano rimasti come erano, ma in cuore erano cresciuti. Tutti avevano un cuore da uomini coraggiosi.
Essi affrontarono senza tremare il capo delle guardie, usando come armi i loro strumenti di lavoro: il pescatore gli dava la canna in testa e pescava le guardie con la sua bilancia, come fossero trote o lucci; l'ombrellaio ficcava la punta dell'ombrello nella pancia di chi gli si parava davanti, mentre la sarta gli bucava il di dietro con i suoi aghi; il panettiere aveva preso dal suo forno tizzoni ardenti che lanciava come fossero razzi; Fagiolino, poi, maneggiava la riga, il compasso e la squadra come fossero sciabole e spade. Al capitano Bombardo, che anche la gente del quartiere bersagliava da tutte le parti per dar man forte ai nani, non rimase che battere in ritirata. E fu la nana sarta, la quale oltre ad essere un po' indovina era anche un po' canterina, a intonargli l'ultima strofetta, che diceva:

Va' Capitan Bombardo
riporta a tutti quanti
che uniti pure i nani
diventano giganti.

E tutti, nani e no, fecero coro, là nella bella città di Mantova.


La favola è finita,
noi ce ne andiamo via,
di cuore salutiamo
tutta la compagnia.


Testo del racconto tratto dal sito progettodiabete.it

venerdì 1 aprile 2011

Canto e voce

Quando parliamo, e sopratutto quando cantiamo, entrano in gioco diverse parti del corpo:
  • le gambe e i piedi che dovrebbero assumere la posizione neutra;
  • pancia, diaframma, petto, polmoni e spalle;
  • la gola e le corde vocali;
  • la bocca, che è composta da palato, lingua e denti;
  • la testa;
  • gli occhi specchio della concentrazione visiva;
  • le orecchie.


Esercizi basilari sono quelli che mirano a sviluppare il diaframma in quanto è questo muscolo che permette ai polmoni di espandersi e, successivamente, di rilasciare in modo molto graduale l'aria.

Guardando al suono emesso, le voci possono appartenere a diversi registri:
  • per le donne
soprani leggeri
soprani
mezzi soprani
contralti
  • per gli uomini
tenori
baritoni
bassi
  • per gli uomini con tessitura femminile
sopranisti
contraltisti
  • voci bianche e sopranini


Questo brano, "Tourdion", viene cantato a tre voci: la melodia viene affidata ai soprani, la seconda voce viene resa dai contralti-mezzi soprano, mentre la terza è resa dai tenori e dai baritoni.