mercoledì 12 settembre 2012

Estate 2012: Clusone

La meta di una delle mie gite fuori porta è stata Clusone, un comune della bergamasca considerato parte della Val Seriana, anche se geograficamente apparterrebbe al bacino dell'Oglio.


L'opera artistica più famosa del paese si trova sulle facciate del palazzo comunale: l'orologio astronomico.
La particolarità più grande di questo orologio è il fatto di "girare in senso antiorario" per seguire l'andamento del sole che in questo particolare punto sorge a sinistra e tramonta a destra. Gli altri quadranti concentrici indicano la data (mese e giorno), il segno zodiacale, la durata della notte, ...


Alle spalle del palazzo comunale, nella strada più alta della città, sorge la monumentale Basilica di Santa Maria Assunta.
L'edificio, che la tradizione vuole essere sorto sopra dei resti di un'antico tempio romano, è stato eretto tra il 1688 e il 1698 su disegno di Quadrio, un architetto della Fabbrica del Duomo di Milano.
Sulla stessa piazza sorge l'Oratorio dei Disciplini, voluto dall'omonima confraternita come sede del proprio ordine.
L'edificio, dalla pianta molto semplice, possiede un noto ciclo di affreschi del 1485 creati da un pilota locale.


L'affresco più famoso, visibile all'esterno, è sicuramente la "danza macabra".
Il dipinto può essere letto dall'alto verso il basso: in alto il trionfo della morte, a sinistra; sempre nello stesso registro; è rappresentato l'incontro tra vivi e morti. Nel registro mediano troviamo la vera e propria danza macabra dove scheletri danzano con varie figure. Nel registro inferiore, quello più rovinato, troviamo il giudizio universale.

Alle spalle della chiesa e dell'oratorio, in un nuovo edificio da poco restaurato, si trova il "Museo della Basilica": una bella raccolta di paramenti sacri, ostensori, decorazioni e ricordi dell'allora patriarca di Venezia Angelo Giuseppe Roncalli, divenuto Papa con il nome di Giovanni XXIII.

Passeggiando per le vie si possono incontrare esempi di arte del XVI e XVII secolo sulle facciate dei molti palazzi storici e delle piccole chiese.

martedì 11 settembre 2012

Estate 2012: Oneta e Camerata Cornello

Vicino a San Giovanni Bianco sorge l'abitato di Oneta, una piccola frazione che secondo la leggenda avrebbe dato i natali alla famosissima maschera della Commedia dell'Arte di Arlecchino.

Gruppo Arlecchino e gli Zanni

La contrada è famosa proprio per l'edifico signorile di epoca quattrocentesca , noto come Casa di Arlecchino.
Storicamente il palazzo apparteneva alla potente famiglia locale dei Grataroli che aveva avuto grande fortuna a Venezia. La leggenda vuole che forse proprio uno dei servi della famiglia, dotato di particolari doti artistiche, iniziò ad interpretare nei teatri la parte del servo balordo ed opportunista. Lo zanni bergamasco offriva al pubblico veneziano l'occasione di gustose risate ed esilaranti gag. L'evoluzione di questa primitiva maschera portò alla nascita del moderno Arlecchino che spopolò su tutti i maggiori teatri europei.
All'interno della casa si trova un pregevole ciclo di affreschi la cui particolarità è quella di non rappresentare scene religiose ma l'ascesa laica della famiglia Gratiroli al termine del '400.

A lato della chiesetta del Carmine si trova il sentiero che in 45 minuti porta, seguendo l'antica Via Mercatorum, a Camerata Cornello, patria della famiglia Tasso.


Il sentiero sembra stato sistemato da poco ed offre una pianeggiante passeggiata per molti tratti pianeggiante e all'ombra.
I più grandi dislivelli si trovano quando si è ormai giunti all'abitato di Camerata Cornello, comune di 630 abitanti che ha volutamente scelto di essere inaccessibile alle vetture.


Questo piccolo borgo è famoso in tutto il mondo per essere la patria del moderno servizio postale.
Secondo la tradizione fu Omodeo Tasso che con alcuni parenti, nel XIII secolo, istituì un gruppo di corrieri al soldo di Venezia. Questo nucleo si ingrandì fino a raggiungere i 32 elementi e prese il nome di Compagnia dei Corrieri.
La fama di quest'"impresa famigliare" crebbe fino ad ottenere, da parte dell'Imperatore Missimiliano I, l'incarico di distribuire la posta all'interno del Sacro Romano Impero.


Arrivando dal sentiero si è accolti dalle rovine del Palazzo Tasso, un tempo luogo strategico per gli avvistamenti data la sua posizione dominante sulla valle.
All'interno del borgo, disseminato in diverse sedi espositive, può essere vistato gratuitamente il Museo dei Tasso, interamente dedicato all'evoluzione del servizio postale.


Procedendo alla scoperta del borgo di certo ci si troverà a passare sotto questi portici, un tempo centro del mercato cittadino, che collegano le due porte di accesso al paese.
Altro punto di interesse è sicuramente la chiesa parrocchiale dedicata ai Santi Cornelio e Cipriano risalente al  XII secolo.

lunedì 10 settembre 2012

Estate 2012: Livigno

Quest'estate, con la "mia metà", avevamo in programma un tour della Svizzera in camper ma visto la tonsillectomia, le emorragie che mi sono venute dopo una settimana e l'ancora scarsa alimentazione abbiamo optato per una cosa più soft: 5 giorni a Livigno.


Livigno è un comune italiano di poco più di 6000 abitanti della provincia di Sondrio, in Lombardia, ed uno dei comuni più popolati posti sopra i 1500 metri di altitudine. Nel territorio comunale è compreso anche l'abitato di Trepalle, che si sviluppa fino a 2250 metri s.l.m., e che è a tutti gli effetti l'abitato più alto d'Europa.
Livigno è attraversata da un torrente, lo Spol, che convoglia le sue acque nell'Eno e da questo nel Danubio.


L'origine di Livigno non è del tutto nota ma si sa che nell'ottavo secolo l'abitato venne ceduto dal Convento dei Cappuccini di Mazzo alla Comunità di Bormio in cambio di una botte di vino.
I rapporti economici, sociali e politici erano prevalenti verso la confinante area Svizzera dei Grigioni , anzichè verso i padroni di Bormio verso i quali era in atto un contenzioso permanente. Allo stesso tempo si mantenevano importanti rapporti sociali con l'Engadina anche per la maggiore facilità di accesso.
Nel 1600 - 1700, grazie all'appoggio svizzero, Livigno riuscì ad ottenere importanti riconoscimenti da Bormio e alla fine del 1700 l'Impero Austriaco riconobbe ufficialmente l'autonomia della Comunità di Livigno; mentre nel 1805 il Comando di Napoleone di Morbegno emise un decreto di riconoscimento ufficiale delle franchigie di Livigno.
Con la Legge 17 luglio 1910, n. 516, Livigno venne istituita come zona extradoganale e da allora è esente da alcune imposte, come ad esempio l'IVA. Le origini della zona franca si fanno risalire, però, a tempi molto antecedenti: sin dal 1538  la Contea di Bormio concesse alla comunità di Livigno speciali deroghe che vennero successivamente riconfermate nel corso dell'Ottocento e del Novecento.

Per il nostro soggiorno abbiamo scelto un hotel appena fuori dal centro, sulla discesa che da Trepalle porta all'isola pedonale, ben collegato con il resto di Livigno da due linee gratuite di autobus (la verde e la blu).
Prima di partire avevamo fatto molti progetti sulle cose da vedere e da fare ma una nevicata imprevista, il 30 Agosto ci ha "costretto" a rivedere un po' i piani.


Sfruttando il paesaggio "invernale" abbiamo deciso di pranzare al Mottolino, in estate un Bike Park ed in inverno la partenza per bellissime sciate. Il rifugio si trova proprio alla fine della moderna telecabina che in poco più di 10 minuti porta dal paese alla vetta.
In estate viene proposto un biglietto molto conveniente che permette di acquistare il biglietto di andata/ritorno e il pasto al rifugio (si può scegliere tra tutto il menù) a 23,00 euro.


Domenica 1 Settembre, sfruttando la bella giornata abbiamo deciso di "tornare in Italia" con le ferrovie svizzere.
Dopo aver guardato tutti i volantini che pubblicizzano viaggi organizzati da Livigno per il Trenino Rosso abbiamo deciso di fare tutto da noi: in macchina, attraverso il Passo della Forcola, abbiamo raggiunto la fermata Diavolezza dove abbiamo potuto fare i biglietti alla macchinetta automatica (in italiano e con possibilità di pagare con carta di credito, evitando così resto in franchi e cambio sconveniente).


La fermata di Diavolezza ha alcuni vantaggi: un grandissimo parcheggio gratuito proprio di fronte ai binari e la possibilità di ammirare bellissimi paesaggi nel tragitto verso Tirano, il capolinea italiano.
La prima attrattiva, segnalata anche da un nastro registrato in molte lingue, è la fermata al Passo del Bernina, a 2253 m. s.l.m., sulle sponde del Lago Bianco.


Da questo punto inizia la discesa verso Poschiavo, passando per l'Alp Grum (2000m s.l.m.) e per caratteristici paesini svizzeri, ottimi punti di partenza per passeggiate a piedi o in montain bike.


Il trenino costeggia poi il Lago di Poschiavo con la sua stupenda cornice di montagne.


Il tragitto è poi una lunga discesa fino ad uno dei simboli della ferrovia retica: il viadotto elicoidale di Brusio che permette al trenino di affrontare dolcemente i trenta metri di dislivello.
A lato della ferrovia è possibile osservare una costruzione in pietra simile ad un igloo, anticamente usata per la conservazione dei cibi.


Una volta giunti a Tirano abbiamo avuto giusto il tempo di pranzare in un bellissimo ristorantino nel centro storico prima di riprendere il treno.


Lunedì, complice un'altra bella giornata, abbiamo deciso di camminare un po': partendo dall'hotel abbiamo preso la pista ciclo pedonale in direzione latteria: la passeggiata costeggia il fiume Spol su un tracciato pianeggiante, asfaltato e circondato da prati e aree gioco/pic nic.
Giunti alla Latteria di Livigno, dove è possibile effettuare visite guidate ed assaggiare i prodotti tipici, è possibile continuare su un tracciato sterrato fino al Ristoro Val Alpisella.


Il sentiero costeggia il Lago di Livigno ed è percorribile sia a piedi che in bici per un tratto di quasi 3 km che porta prima al Ponte delle Capre e dopo pochi metri al ristoro dove è possibile pranzare al self-service o al ristorante.


L'ultimo giorno di vacanza, come tutti i turisti che raggiungono Livigno per una giornata, ci siamo dedicati allo shopping salutando così la cittadina valtellinese.

venerdì 10 agosto 2012

Tonsillectomia

Scusate se sono stata un po' latitante in questi giorni ma lunedì mi hanno operato alle tonsille.
Entrata alle 7.30 in ospedale a digiuno (dal bere e dal mangiare) dalla sera precedente ed operata all'alba delle 14.00.
Appena arrivata all'ospedale mi è stata misurata la pressione (che era un po' alta) e quando si è liberato un letto me lo hanno assegnato. L'attesa è stata lunghissima e di certo non ha contribuito a calmarmi, per fortuna quando è stato il mio turno, dopo la pipì di rito, mi è stata iniettata la preanestesia: iniezione in ascensore perché non si sapeva se avessi dovuto farla o meno.
Dopo aver guardato i corridoi dell'ospedale da una prospettiva inedita, sdraita sul mio lettino, sono arrivata in sala pre-operatoria.
Mentre l'anestesista mi preparava sentivo concludersi l'operazione al naso della mia compagna di stanza e il suo successivo risveglio.
Arrivato il mio turno sono stata portata in sala operatoria, ho "rotolato verso sud" sul lettino o mi hanno legato come un arrosto, pronta per essere tagliuzzata.
La mia paura più grande era quella di non addormentarmi, ma sono cascata nel mondo dei sogni senza neppure accorgermi per essere risvegliata da una gentilissima infermiera.
Quando sono tornata in stanza erano passate poco più di due ore e al braccio avevo una flebo di fisiologica.
Grazie agli antidolorifici il dolore iniziale è praticamente assente e si riesce a parlare senza problemi anche se ci si sente molto rintontiti.
Dopo una bella granatina all'arancio la pipì di rito (nella padella perché non ci si può alzare) che dicono essere molto importante per smaltire l'anestesia.
Tra un pisolo e due parole con le vicine di camera sono arrivate le 20.00, ora in cui anche io mi sono potuta alzare giusto per andare in bagno.
Martedì la dimissione, ma poteva essere normale? No, certo. Tutti dimessi alle 8.00, mentre io ho dovuto patire ancora un po' di male per la rimozione di un coagulo nella loggia della tonsilla destra e ho dovuto aspettare che si cicatrizzasse del tutto la feritina. Un medico non voleva mandarmi a casa, ma un'altro mi ha cicatrizzato con non so cosa e così sono potuta uscire.
Oggi, a distanza di quattro giorni dall'operazione devo dire che il dolore più grande è stato: l'ago infilato nel braccio fino a martedì mattina e il deglutire cose molto liquide come la saliva e l'acqua.
La mia gola sembra uscita da un film horror: tutta bianca per la fibrina, con un'ugola transgenica e con un'apertura della bocca pari a 0.
Vedremo nei prossimi giorni... per ora il controllo è fissato per il prossimo martedì.

martedì 7 agosto 2012

Love of learning: idee per un laboratorio di lettura

Se penso ad un laboratorio di lettura per bambini della scuola primaria il primo autore che mi viene in mente è di sicuro Gianni Rodari; scrittore, pedagogista e giornalista italiano specializzato proprio in testi per bambini e ragazzi.


Per gli insegnati di tutti gli ordini e gradi che avessero il desiderio di stimolare la "fantastica" dei propri alunni Rodari scrisse la "Grammatica della fantasia" un testo/manuale in cui l'autore riporta su carta le sue esperienze di laboratori creativi svolti nelle scuole, soprattutto di Reggio Emilia.

In un percorso di lettura si potrebbe far sperimentare ai bambini il percorso creativo dello scrittore di Omegna partendo proprio da alcuni dei suoi lavori:
  • binomio fantastico 
    Il primo prodotto "finito" che Rodari ci ha lasciato, nasce da questa tecnica:
    "Prendete due parole, le prime due che vi vengono in mente. Esempio: pianta e pantofola. Mescolatele, ne uscirà il titolo: "La pianta delle pantofole"…
    Di questa storia Rodari ci ha fornito addirittura cinque versioni - delle quali quattro ancora rimaste inedite - più altri schemi sparsi qua e là nei suoi incontri con gli insegnanti.
    La quinta versione, quella che vi propongo, è stata pubblicata nella rubrica dedicata ai bambini "La domenica dei piccoli"… con finale aperto. Si tratta quindi di un prodotto che ha una sua storia significativa ed inoltre è già pronto all’uso.
Il contadino Pietro andò un mattino nel suo frutteto con l'intenzione di cogliere delle mele. La pianta delle mele era in mezzo a un prato e, mentre le si avvicinava, Pietro vide tra le foglie delle macchie di diversi colori: blu, giallo, rosa e viola. - Diavolo - pensò - non ho mai visto delle mele azzurre, cosa sarà? Giunto vicino alla pianta, il mistero diventò chiaro d'un tratto: tra i rami e le foglie penzolavano in bell'ordine dondolando al fresco vento, centinaia di pantofole. - A chi sarà venuto in mente di attaccare tante pantofole alla mia pianta? - si domandò Pietro. Salì sulla pianta per esaminare bene la cosa, e si accorse che le pantofole erano attaccate ai rami per mezzo di un gambo sottile, insomma che le pantofole erano cresciute sulla pianta al posto delle mele. Pietro non credeva ai propri occhi. Si pizzicò forte una gamba per sentire se era ben sveglio. Non c’era dubbio, non stava sognando. Pietro considerò a lungo quelle strane pantofole. Ce n'erano di tutti i tipi: con il fiocco, con la fibbia, con la doppia suola, con il pelo dentro e così via. Che fare?
  • Visto che sono tornata a casa oggi da un'operazione alle tonsille questo limerik di Rodari sembra fare al caso mio...
Una volta un dottore di Ferrara
Voleva levare le tonsille a una zanzara.
L'insetto si rivoltò
E il naso puncicò
A quel tonsillifico dottore di Ferrara

  • lettura di un racconto
    Tanti e bellissimi sono i racconti scritti da Rodari che partono soprattutto dai due espedienti menzionati prima. Tra i tanti io consiglio se si ha un po' di tempo "Cipollino nel paese dei bugiardi", mentre se il tempo di lettura è ristretto si può proporre una qualunque delle "Favole al telefono".



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venerdì 3 agosto 2012

Venerdì del libro: Manuale di Piccolo circo

Dopo un po' di assenza eccomi a presentare un nuovo libro per la bellissima iniziativa settimanale di Homemademamma.


Questo libro, adattissimo per il periodo estivo quando magari si vuole proporre qualche cosa di diverso dal solito a bambini più o meno grandi, è dedicato anche agli adulti che vogliano dare maggiore efficacia ad uno dei diritti fondamentali dei bambini: il diritto al gioco.
«Il piccolo circo di cui mi onoro di parlarvi non è quasi mai assurto alla gloria, né alle accademie, è stato spesso mal visto da potenti e autorità. Eppure ha origini ancora più nobili e antiche: è nato quando il primo uomo ha gridato di gioia, ha fatto un salto, ha lanciato in aria l’oggetto che aveva in mano… e lo ha ripreso al volo! Gli artisti di piccolo circo sono nientemeno che discendenti di re Davide il quale saltava e ballava attorno all’Arca, discepoli di Tespi che errava con il suo carro-teatro, eredi di Saltimbanchi, dei Teatranti di strada, dei Commedianti dell’Arte, dei Giullari… Quella di piccolo circo è un’arte che si tramanda non da genitori a figli ma da compagno a compagno, non lascia né grandi tracce né dinastie, anzi, sembra scomparire per poi riaffiorare sempre uguale, sempre diversa… sempre vitale».
E' questo il "Piccolo circo" per Claudio Madia che, insieme alla moglie, ha fondato una delle più importanti scuole di circo a Milano.

Il manuale, spiega in modo semplice tutte le più grandi discipline che riguardano l'uomo (giocoleria, clowneria, acrobatica, ...) nasce da anni di studio e sperimentazione di Claudio Madia sia nelle piazze che sotto i riflettori del palcoscenico e, attraverso bellissime immagini di Annalaura Cantone, offre ai giovani lettori i primi rudimenti per "mettere su uno spettacolo circense".

mercoledì 1 agosto 2012

Preparativi per salutare le mie tonsilline cattive

Lunedì mi opererò di tonsillectomia, che non è altro che la rimozione delle tonsille.


Oggi mi sono recata al centro A.PR.O. (Accettazione Pre-ricovero Ospedaliero) per le analisi di rito: appuntamento per le ore 8.00.


Lo screening pre-operatorio è abbastanza semplice: analisi del sangue e delle urine, elettrocardiogramma e visita per l'anestesista... Sembrerebbe una cosa veloce, ma in realtà ci sono volute più di tre ore nonostante fossi la quinta "paziente".
Una volta finito all'A.PR.O. trasferimento in reparto dove una gentilissima infermiera mi ha fatto compilare un modulo blu slavato: nome, cognome, codice fiscale, data di nascita, titolo di studi, lavoro, ... A questo punto altra attesa interminabile del medico per altre domande (del tutto simili a quelle dell'anestesista) che si sono concentrate soprattutto su pregresse patologie miei e dei miei famigliari.

Finalmente sembra che sia pronta a farmi togliere le mie tonsille piccole ma cattive: lunedì dovrò presentarmi alle 7.30 in ospedale a digiuno (senza né bere né mangiare dalla sera precedente), senza orecchini, trucchi, smalti, ...