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venerdì 7 dicembre 2012

Post scuola: laboratorio artistico 2

Oggi abbiamo continuato la sperimentazione con i nostri acquerelli con il gruppo quasi al completo.

Con i bambini che ieri non c'erano ho ripreso alcune "regole" quando si usano gli acquerelli; nel nostro caso le regoline erano solo due: sciacquare il pennello prima di cambiare colore e non passare troppe pennellate sullo stesso punto evitando, così, di bucare il foglio.



L'attività che ho proposto oggi è stata quella di disegnare con un pastello a cera un soggetto a scelta e successivamente colorare il disegno con gli acquerelli non rimanendo necessariamente nel contorno (questo perché per ora spiamo sperimentando e molti non sanno ancora ben usare il pennello).
Il pastello a cera, a differenza della matita o del pennarello, non sbava durante la colorazione con l'acquerello restando sempre ben visibile e con un tratto definito, in questo modo il disegno originale non si perde durante la colorazione.


Durante l'attività alcuni bambini hanno notato che i vari colori mischiandosi ne creavano degli altri, un primo abbozzo della teoria dei colori che ho intenzione di trattare più avanti lasciando per ora libero sfogo alla fantasia e alla creatività.


lunedì 3 dicembre 2012

Post scuola: laboratorio artistico

Oggi è iniziato ufficialmente il nostro "laboratorio artistico" dove intendo far sperimentare ai bambini tecniche insolite e materiali differenti per cercare di dar fondo alla loro fantasia e creatività.

La preparazione del laboratorio è iniziata la scorsa settimana quando abbiamo "costruito" i nostri acquerelli partendo da dei pennarelli scarichi. Il procedimento che ho usato è stato molto semplice e adattissimo all'età di tutti i bambini: abbiamo selezionato i pennarelli dividendoli poi per colore e li abbiamo immersi in un bicchiere d'acqua con la punta verso il fondo. Quando è stato possibile abbiamo immerso anche il tampone che si trova all'interno per cercare di ottenere dei colori più carichi.
Dopo aver lasciato il tutto "in infusione" oggi abbiamo potuto provare su carta i colori ottenuti.

Il primo passo è stato sperimentare: ho fornito ad ogni bambino un foglio, un pennello e un bicchierino di acqua pulita per lavare il pennello prima di cambiare il colore.
Molti bambini non avevano mai usato acquerelli liquidi, quindi è stata una scoperta di un nuovo mezzo per dipingere diverso dalle solite tempere.


La seconda attività è stata quella di "soffiare le tempere" con una cannuccia per creare degli strani alberi un po' astratti.


La difficoltà maggiore è stata quella di imparare a direzionare il soffio e quindi il colore per non farlo uscire dal foglio e per dargli la forma desiderata.


I "disegni soffiati" sono stati terminati stendendo l'erba con il pennello sulla parte bassa del foglio picchiettando il colore invece di stenderlo.

Alberi di una bambina di 1° elementare

Alberi di un bambino dell'ultimo anno della scuola dell'infanzia

sabato 10 novembre 2012

La vita e le arti espressive come veicolo di comunicazione nell'universo della disabilità

L'arte ha la capacità di includere quattro aspetti:
  1. i codici o il prodotto;
  2. il processo;
  3. gli aspetti individuali ed emotivi;
  4. gli aspetti relazionali.
Sa guardiamo all'arte dal punto di vista della persona disabile è importante sottolineare che questa offre un possibile canale per mettere in gioco in modo socialmente condivisibile e attraverso l'uso di un linguaggio convenzionale, le proprie caratteristiche personali al di fuori di qualsiasi etichettamento diagnostico.


I prodotti artistici devono essere codificati, cioè leggibili da qualunque fruitore. Questo presuppone che l'artista, abile o disabile, esca dal proprio egocentrismo.

L'arte, inoltre, è lo spazio della creatività e della creazione, l'area intermedia o transizionale dell'esperienza dove le persone possono sentirsi artefici e lasciare una traccia di sé nel mondo. E' l'antidoto, mai del tutto raggiunto e faticosamente inseguito, alla ferita narcisistica e al senso di impotenza.
La creatività, nei bambini, nasce nel momento in cui il bisogno non viene soddisfatto o viene soddisfatto non immediatamente. In questi momenti i bambini scoprono la capacità di creare con l'immaginazione ciò che li può soddisfare.

L'arte offre la possibilità, infine, di sviluppare le diverse abilità dove la ricerca stilistica, formale e di contenuto, permette alle intelligenze multiple di prendere forma e di espandersi, in una prospettiva incrementale e non entitaria dell'essere.


La teoria delle "intelligenze multiple", proposta da Gardner, identifica diverse aree:

  • interpersonale;
  • linguistica;
  • logico matematica;
  • naturale;
  • musicale;
  • espressione corporea;
  • artistica.
L'arte è un possibile mezzo per esprimere vissuti emotivi ed un luogo in cui è possibile un incontro interfacciandosi con l'altro.
Dal punto di vista degli operatori che lavorano con persone affette da disabilità, l'arte è un mezzo per conoscere la persona attraverso uno sguardo poetico ed estetico; cioè con "il senso dello stupore". Questo è lo sguardo che non ha paura di farsi incantare come capita osservando, ad esempio, queste opere create da soggetti disabili:

Stephen Wiltshire, autistico

Keith Salmon, non vedente

Lisa Fittipaldi, non vedente

Jessy Park, autistica

In quest'ottica l'arte porta alla consapevolezza del sé attraverso il processo artistico ed è proprio nel processo che si vengono ad incontrare le creatività dei partecipanti, è questo il vero momento artistico, mentre il prodotto non è altro che un momento di verifica e di incontro con l'esterno.
Ogni individuo che vuole fare "arte" è chiamato a creare il proprio modello artistico, uscendo dalla logica dell'imitazione e dei modelli canonici che vengono solitamente proposti.
L'arte allora, o meglio il laboratorio artistico, dovrebbe:

  • aprire verso l'altro;
  • consentire l'esternazione del proprio sé;
  • permettere di entrare in relazione con la propria sfera emozionale;
  • sviluppare il proprio modello di sé, la propria individualità;
  • lavorare sui limiti;
  • creare il bello ovunque.

venerdì 2 novembre 2012

Attività all'aria aperta: Picasso a Milano

Sfruttando il ponte sei Santi eccomi di ritorno a Milano essenzialmente per visitare la mostra più attesa dell'anno: "Picasso - Capolavori dal Museo Nazionale Picasso di Parigi".


La mostra, nonostante sia aperta dal 20 Settembre, riscuote ancora moltissimo successo e lo dimostra la fila che ho trovato ad attendere l'apertura alle 9.15. Dopo una mezz'oretta di attesa nei cortili di Palazzo Reale un addetto alla sicurezza ci ha fatto salire lo scalone diretti alla biglietteria (biglietto intero 9,00 euro) e al ritiro dell'audioguida ( 5,00 euro).

La prima parte della mostra; accessibile anche senza biglietto; presenta documenti, locandine e pagine di giornali che mostrano l'accoglienza di Milano per Picasso durante la sua ultima esposizione in città. Era il 1953 e, dopo Roma, Picasso richiamò nelle sale di Palazzo Reale circa duecentomila visitatori per quella che fu una delle prime mostre in questa sede espositiva.


La mostra del 1953 riscosse moltissima fortuna anche per la presenza del famossimo quadro "Guernica" dipinto da Picasso come risposta al primo massacro di civili inermi della storia. Inizialmente, però, il quadro non doveva essere esposto ma Picasso venne convinto da Attilio Rossi a portare la grande opera a Milano promettendogli una magnifica cornice: la sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, bombardata durante il secondo conflitto mondiale.


Nella mostra attuale l'opera non è presente, ma la sua presenza viene resa con l'uso di un'immagine video-proiettata e di alcuni bozzetti preparatori.
Nella stessa sala è presenta un'altro quadro di forte rilievo civile: "Massacro in Corea" del 1951.


Il quadro, che richiama un dipinto di Goya, nel 1953 non venne esposto a Roma per ragioni diplomatiche mentre Milano scelse di renderlo visibile nonostante l'avversione statunitense per la tela.

Il percorso espositivo, da questo momento, inizia a seguire un andamento più cronologico che permette di cogliere le evoluzioni stilistiche del pittore iberico, dalle origini fino alla morte passando per tutti i suoi "periodi".
Il quadro che ho apprezzato maggiormente del "giovane Picasso" è sicuramente "La morte di Casagemas":


nel quadro, preludio del periodo Blu dell'artista, è ritratto un amico di Picasso con cui il pittore si era recato a Parigi. Il giovane Casagemas, innamoratosi di una fanciulla parigina, non ricambiato decise di uccidersi sparandosi alla tempia.
I colori e i tratti ricordano molto l'opera di un'altro grande pittore del '900: Van Gogh, che Picasso ha modo di osservare a Parigi.
Rappresentativo del periodo Rosa è invece un'altro quadro: "I due fratelli".


Quadro questo, del 1906, che rappresenta forse due acrobati di un circo in una posa plastica, soprattutto il maggiore, che ricorda le statue classiche presenti al Louvre.
L'evoluzione artistica di Picasso lo porta quindi ad attraversare un periodo che risente molto dell'arte africana, analizzata nella sua componente estetica che porteranno il pittore, dopo attenti studi ad approdare al famoso quadro "Les Demoiselle d'Avignon" (non presente alla mostra). Nel percorso espositivo è presente uno di questi studi per una figura maschile che non verrà poi realizzata:


Il soggetto ritratto in questo studio del 1906 è lo stesso Picasso e si può notare come lo studio della figura umana stia portando il pittore verso un appiattimento delle forme.
Questo processo porterà Picasso verso il cubisto, ben rappresentato ad esempio dall'opera del 1911: "Uomo con chitarra".


Picasso esplorò anche la tecnica del collage che gli permise di fondere pittura e scultura, arte e vita utilizzando per queste opere oggetti di uso quotidiano affiancati a ritagli ed elementi pittorici ispirati dai caffé parigini.
L'esplorazione di Picasso, che si era spinta fino agli estremi delle avanguardie, ebbe intorno agli anni 20 del '900 un ritorno al classicismo ispirato da un viaggio che l'artista fece in Italia. Sono di questo periodo capolavori come "Ritratto di Olga in poltrona" e "Paulo nei panni di Arlecchino".


La donna raffigurata in questo dipinto, la ballerina Olga Chochlova, divenne dopo una relazione con il pittore sua moglie. Picasso trasse ispirazione per questo quadro da una foto che venne scattata alla consorte.
Ad ispirare invece questo quadro fu Paulo, figlio del pittore e di Olga, che qui viene rappresentato all'età di 3 anni con indosso i vestiti di Arlecchino in una sorte di fusione di identità con il padre che soleva usare Arlecchino come alter ego.


Le donne della sua vita ispirarono sempre le opere di Picasso: dopo alcuni anni di matrimonio il pittore iniziò un rapporto extraconiugale con Marie Terese Walter, giovanissima ragazza bionda dai lineamenti molto procaci, che ispirò opere come "Nudo sdraiato" del 1932 in cui la sessualità viene giustapposta alla fertilità della terra.


La figura di Marie Terese si ritrova, iconograficamente, anche nel quadro "Corrida: la morte del torero", dipinto del 1933 che si presta a molteplici interpretazioni.


Picasso, molto appassionato a questo tipo di intrattenimento, dagli anni '30 inizia ad utilizzare il toro come simbolo della sua identità spagnola e più profondamente come rappresentazione di sé stesso. In particolare, in questo dipinto che rappresenta un toro che incorna il cavallo del torero che viene poi disarcionato, i critici hanno visto nel toro lo stesso Picasso, nel cavallo ferito la moglie Olga e nel torero l'amante Marie Terese.
Questa relazione amorosa con Marie Terese Walter terminò quando il pittore si innamorò di Dora Maar, donna forte, pittrice e fotografa dal temperamento ardente che Picasso cercò di rendere in uno dei suoi capolavori con colori forti e linee spigolose.


Dopo la fine della relazione con la Maar Picasso incontrò in una fabbrica di ceramica una studentessa, Françoise Gilot con la quale si sposò ed ebbe due figli. Fu lei, l'unica, a lasciare l'artista stanca delle sue infedeltà.
A questo periodo (1953) appartiene il quadro intitolato "L'ombra".


L'ombra è lo stesso Picasso che entra nella camera da letto che ha condiviso con la giovane Françoise. Lo spettro di lei, nuda sul letto, e dei bambini (rappresentati dal carro giocattolo in alto a sinistra) sono ancora presenti nella stanza e vengono catturati dalla tela del pittore.

L'ultimo periodi di vita di Picasso è contraddistinto da una grande prolificazione artistica: per cercare di sopperire le carenze fisiche, il pittore produce moltissimi quadri che celebrano i grandi maestri del passato e soprattutto Rembrandt a cui si ispira in due tele presenti alla mostra: "Musicista" (1972) e "Il matador" (1970). In particolare il secondo quadro risulta interessante in quanto Picasso si rappresenta come una via di mezzo tra un matador (simbolo delle sue origini spagnole) e un moschettiere (simbolo della sia ammirazione per gli antichi maestri).

La mostra termina con una grande tela del 1969: "Il bacio", in cui un uomo vecchio (Picasso) bacia una giovane donna dai lineamenti esotici.


La mostra, secondo me molto curata nell'allestimento, permette di assistere, lungo le sale di Palazzo Reale, all'evolversi dell'arte di Picasso ammirando da molto vicino capolavori inestimabili ormai patrimonio della storia dell'arte moderna.
Nonostante la grandissima affluenza di pubblico, soffermarsi sulle diverse opere, osservarle da vicino ed ascoltare l'audioguida non è stato per nulla faticoso ed anche i bambini mi sono sembrati molto coinvolti dall'audioguida preparata apposta per loro e segnalata molto bene con un disegnino.

mercoledì 21 marzo 2012

Benvenuta Primavera

L'Oca Caterina, amica di Giulio Coniglio


Anche se i calcoli dicono che la Primavera sia iniziata ieri, per i calendari ufficiali comincia proprio oggi sotto un bel sole caldo (qui ci sono 14°C).

Per salutare la nuova stagione ecco una poesia di Gianni Rodari tratta da "Prime fiabe e filastrocche" ed intitolata "Filastrocca marzolina":

Filastrocca di primavera,
come tarda a venire la sera.

L'hanno vista ferma in un prato
dove il verde è rispuntato,
un profumo di viole in fiore
l'ha trattenuta un paio d'ore,
ha perso tempo lungo la via
presso un cespuglio di gaggia,
due bimbi con un tamburo di latta
hanno incantato la sera distratta.

Adesso è tardi, lo so bene:
ma però la sera non viene


E qualche bel quadro, perché questa stagione con i suoi colori ha ispirato moltissimi artisti.

Primavera di Botticelli

Primavera di Monet

Primavera di Marino di Fazio

Primavera di Fiume Salvatore (scultura in bronzo)

Per presentare la venuta della Primavera e dell'Estate ai bambini in modo diverso propongo di usare i miti greci ed in particolare il "Mito di Persefone" che vi riporto qui sotto.

Demetra, la dea del grano , protettrice dei raccolti, viveva in Sicilia, insieme alla bellissima figlia Persefone. In quei luoghi la fanciulla viveva serena: correva nei verdi campi, amava tuffarsi in mare e raccogliere i fiori per farne belle ghirlande.

Un brutto giorno però un dio si innamorò di Persefone. Non era un dio come gli altri : era Ade, il dio del regno dei morti. Ade era un giovane tenebroso e, per la sua bruttezza, nessuna donna ,né ninfa né dea lo aveva mai voluto in sposo.

Ade non faceva altro che pensare alla sorridente fanciulla e così, dopo aver preso il suo cocchio trainato da quattro cavalli neri, emerse dagli Inferi e , senza curarsi dello spavento e delle grida di Persefone, la rapì per condurla con sé. Persefone, addolorata per aver lasciato la Terra e la madre, decise di non toccare più cibo.

La madre Demetra per giorni e giorni si mise disperatamente sulle tracce della figlia che sembrava sparita nel nulla, fino a quando Elio, il dio del Sole, che vede tutto, decise di dirle la verità : “ Tua figlia è divenuta la sposa di un dio importante, il suo regno è immenso, tutti temono e rispettano Ade …non devi disperarti per lei!”.

Ma Demetra non riusciva ad accettare il fatto di non potere rivedere più la figlia e, soprattutto, di saperla in un luogo tanto triste, sempre avvolto dalle tenebre.

Il suo dolore le fece dimenticare i suoi doveri di dea, anzi la sua rabbia provocò siccità, pestilenze, distrusse i raccolti …in breve tempo la Terra non sembrava più la stessa : era diventata una distesa arida e inospitale.

Zeus, il padre degli dei, pensò che fosse necessario mettere fine ad un tale disastro e andò a parlare con Ade. Gli accordi furono questi : se Persefone (fino a quel momento) aveva mangiato qualcosa nel Regno dei morti non sarebbe più potuta tornare sulla Terra , se invece non aveva toccato cibo sarebbe stata riconsegnata alla madre.

La madre accettò il patto e si recò all’ingresso dell’Oltretomba, dove Ade e Persefone l’aspettavano.

Appena la vide Demetra abbracciò la figlia e le chiese se aveva mangiato qualcosa. Persefone, mentendo, disse di non aver toccato cibo, ma uno dei giardinieri di Ade gli si avvicinò dicendo:

“ La tua sposa sta mentendo: io stesso l’ho vista mangiare alcuni chicchi di una melagrana”. La fanciulla, in lacrime, ammise di averne mangiati quattro o forse sette chicchi, attratta dal bellissimo colore del frutto.

Zeus prese una decisione , accettata alla fine sia da Demetra che da Ade: Persefone avrebbe vissuto con il marito per alcuni mesi dell’anno nell’Oltretomba, durante gli altri mesi avrebbe soggiornato con la madre sulla Terra!

Proprio per questo, secondo i Greci, esistono la bella stagione e quella cattiva :

in Primavera e in Estate Demetra riempie di doni gli uomini perché è felice di trascorrere il suo tempo con l’amata figlia…in Autunno e in Inverno, invece, Demetra è triste perché Persefone deve tornare da Ade, come stabilito da Zeus, e le sue lacrime e i suoi sospiri invadono la terra, portando vento e gelo.

lunedì 27 febbraio 2012

Castelnuovo Belbo: terzo incontro

Continuando il lavoro iniziato prima del Carnevale (qui), oggi abbiamo esplorato meglio uno dei quattro sentimenti principali: la paura.

Oggi ho lavorato con i due gruppi classe divisi, ma il lavoro è stato a grandi linee il medesimo.

Per iniziare ci siamo mossi un po' perché; come insegnano ormai tutti gli approcci di psicologia dell'educazione; prima di un'attività intellettuale è bene attivare anche il corpo per mettere in moto più energie e favorire la concentrazione.
Come gioco "attivante" ho proposto quest'attività e la sua evoluzione:
  • ho chiesto ai bambini di correre per la sala e, al mio battere di mani, fermarsi come statue in piedi, seduti e sdraiati;
  • l'evoluzione consiste nell'introdurre un discriminate per l'assunzione delle pose: la battito di tamburo le statue dovevano essere "in piedi", mentre al suono dei sonagli la statue dovevano essere "sedute o sdraiate".
Durante il periodo di "recupero del fiato normale" ho proposto di assumere la posa della stella marina (sdraiati con braccia e gambe divaricate) o della lumachina (sdraiati rannicchiati).

A questo punto, dopo circa 15 minuti di "riscaldamento", ho cercato di richiamare alla memoria dei bambini il lavoro svolto ormai due settimane fa e abbiamo ricominciato a parlare delle loro paure.
Dopo una piccola "discussione" su cosa faccia davvero paura ho mostrato alla classe delle emoticon che rappresentavano le quattro emozioni fondamentali: felicità, tristezza, paura e rabbia (potete scaricarle qui) e ho chiesto di riconoscere la paura. Dalle parole degli stessi bambini è poi uscito che ""la paura" ha paura perché "la rabbia" è cattiva. Anche la rabbia è una cosa che fa paura!".

Per concludere l'attività, invece di proporre un classico recupero grafico, ho proposto di ricomporre un quadro di Paul Klee dal titolo "Attacco di paura".


Ad ogni bambino ho consegnato un foglio in cui erano disegnate solo le parti "umane" presenti nel quadro in ordine sparso. Ho poi chiesto loro di tagliare tutte o solo parte delle immagini e ricomporle in un disegno che rappresentasse la paura.
Accanto all'attività di rielaborazione e di attivazione della creatività i bambini hanno anche messo in gioco la manualità fine.

lunedì 20 febbraio 2012

Cos'è l'arte moderna?

Per me, nell'arte non esiste né passato né futuro
Picasso


Per vari motivi in questo periodo sto entrando in contatto con l'arte moderna... Cos'è però?
Per rispondere a questa domanda vi consiglio di leggere un piccolissimo saggio, edito da Skira, dal titolo "Breve storia dell'arte moderna" di Jean Clair.


Secondo Clair l'arte moderna sarebbe quella prodotta fra il 1905; nascita del fauvisme; e il 1968-1970; con la grande rivolta libertaria. Analizzando però più da vicino l'arte precedente al 1905 ci si può accorgere che già nel romanticismo erano presenti le caratteristiche salienti dell'arte moderna: l'esaltazione del genio creatore, il prediligere lo scaturire spontaneo, ...
A far maturare questa corrente artistica sarebbero state tre personalità intellettuali: Weininger, Schopenhauer e Nitzsche. Questa sarebbe la grande triade moderna: sesso, sangue e morte.

Nel XX secolo si assiste ad un proliferare di forme senza precedenti frutto del grande smarrimento davanti all'impossibilità di trovarne una che sia soddisfacente e definitiva. L'artista è smarrito perché si trova di fronte alla moltiplicazione delle sfide iconografiche: la scienza rivela all'uomo del XX secolo la diversità dei fenomeni di cui le arti espressive non riescono a non possono rendere conto. Infine, c'è sgomento nel vedere restringersi sempre più l'ambito che è proprio dell'arte. L'arte è ormai solo lo scarto dei saperi e si ha dunque l'impressione che l'opera d'arte diventi un "bricolage" (Claude Lèvi-Strauss), un'approssimazione teorica sempre più arbitraria.


Le opere d'arte prodotte dagli artisti moderni sono "totali" nella misura in cui pretende, anche se incompleta, di esprimere, in quanto frammento, l'essenza dell'universo, e ciò in base all'assunto che esisterebbero dei collegamenti fra le diverse forma d'espressione.



In verità credo che ciò che chiamiamo arte sia destinato a sparire o a diventare irriconoscibile.
Queste parole, pronunciate nel dicembre del 1902 da Valèry, rappresentano un lucido presagio: la modernità pretende infatti di promuovere l'avvento dell'idea di arte pura, risparmiandosi però la fatica di realizzare opere e di essere artisti.

La storia dell'arte moderna si intreccia do doppio filo con quella dei totalitarismi.
In Italia, sotto Mussolini, l'arte ha conosciuto uno dei suoi periodi più brillanti e ciò perché Mussolini era affiancato da consiglieri come Bottai e Margherita Sarfatti.


In Germania la storia ha prodotto un percorso più contorto:fra il 1931 e il 1933 molti artisti, in tutti i campi, sono affascinati dal nazional-socialismo. Questi artisti; come Heidegger, Nolde e Strauss; predono le distanze dopo il 1933, quando ha inizio la campagna contro l'"arte degenerata" il nazismo mostra la sua vera natura. Il peggio, in Germania, si ha però con la contaminazione dell'intero retaggio culturale con i valori portati avanti da questo totalitarismo.
In Russia molti artisti degli anni Venti si suicidano, emigra o muore nei gulag negli anni Trenta.
Insomma, l'utopia di annunciare la venuta di un "uomo nuovo" si trasforma in un incubo.

Nell'arte moderna un punto emerge: non più "vedere", neppure "pensare", ma "sentire".


Un'estetica del disgusto sembra oggi aver preso il posto dell'estetica del gusto che ha dominato l'arte dal 1750 al 1970, ma è troppo presto per trovare un senso a questo fenomeno.


Per approfondire vi consiglio: "Breve storia dell'arte moderna", Jean Claire. Skira edizioni

martedì 14 febbraio 2012

Attività all'aria aperta: Pavia

Se con Pavia pensate alla Certosa questo post non fa per voi... L'itinerario che vi propongo, e che abbiamo seguito oggi, si snoda per le vie del centro ed è ampiamente illustrato in "Guida pratica di Pavia e Certosa"; un libricino scritto da Mara Zaldani, una guida turistica. L'autrice afferma che sono necessarie circa tre ore per visitare la città ma noi ci abbiamo impiegato praticamente tutto il giorno.

Il primo monumento che abbiamo trovato sulla nostra strada è il Ponte Coperto sul Ticino, inaugurato come si può ammirare attualmente nel 1951 dopo i bombardamenti anglo-americani del 1944 che distrussero parte del tetto ligneo e delle colonnette.


San Michele Maggiore (1118 d.C.) è la prima chiesa che abbiamo visitato.
Notevolissima la facciata in arenaria, pietra poco costosa, molto malleabile ma che subisce un costante ed inarrestabile degrado.


All'interno vi consiglio di ammirare il crocefisso d'argento del X secolo, la Madonna del Rosario e l'altare che, come in molte altre chiese di Pavia, è molto sopraelevato rispetto alla parte dedicata ai fedeli.
Nella navata centrale, inoltre, è segnato con quattro pietre circolari nere il posto in cui si pensa venisse posto il trono con cui venivano incoronati i re (una copia della corona ferrea è disegnata sull'iscrizione)

San Teodoro, una chiesetta a pianta rettangolare, è un piccolo gioiellino. Qui da ammirare sono le colonne affrescate, il presbiterio e l'affresco della veduta di Pavia cinquecentesca.


In Piazza del Duomo possiamo osservare, oltre al Duomo e ai resti della Torre Civica, anche il palazzo del Vescovado e una copia del Regisole, una statua equestre che rappresentava un imperatore di cui non è nota l'identità.


Entrando dalla porta principale dell'Università (via Strada Nuova) si passa per il cortile delle statue in cui troneggiano 4 grandissimi uomini di scienza italiana: Golgi (premio Nobel per le ricerche sul sistema nervoso), Panizza (medico dedito alle ricerche microscopiche), Bordoni (matematico) e Porta (inventore della cartella clinica).


Uscendo dal cancello che ci si trova davanti si può ammirare sulla destra la facciata dell'Aula Magna molto simile ad un tempio greco. Procedendo sempre dritti si arriva a piazza Leonardo da Vinci si trovano tre delle cinque torri rimaste delle 100 di cui si parla in testi antichi.


Santa Maria del Carmine, consacrata nel 1511, è la chiesa che in assoluto dovete visitare e a cui vi consiglio di dedicare un po' di tempo.


Al suo interno meritano uno sguardo le sedici cappelle di "proprietà" di famiglie e corporazioni come ad esempio quella dei macellai e dei ciabattini.
In una cappella del transetto si trovano le spoglie del patrono di Pavia: San Siro.

Pezzo forte della Chiesa di San Pietro in Ciel d'Oro (Piazza S. Pietro in Ciel d'Oro) è sicuramente l'abside con l'arca in marmo costruita tra il 1360 e il 1400.
Sotto l'altare il sarcofago in argento che contiene le spoglie di Sant'Agostino giunte dalla Sardegna.


Merita una visita anche la sagrestia (porta sulla navata di sinistra) a pianta rettangolare stupendamente affrescata probabilmente tra il 1506 e il 1561.
Al centro della volta c'è S. Agostino meditante, circondato da decorazioni tra il bizzarro, il grottesco e il raffaellesco.


Percorrendo via Liutprando si arriva nel giro di pochissimi minuti al Castello Visconteo che fu iniziato nel 1630 da Galeazzo II Visconti, che aveva conquistato la città l'anno precedente.
Il palazzo fu costruito per i piaceri e i divertimenti e non è un castello, anche se ne ha alcune caratteristiche come i torrioni angolari, il fossato e i ponti levatoi.


Qui il duca veniva per i ricevimenti e per la caccia, dato che dietro l'edificio c'era un parco di 9 km che sfiorava i possedimenti della Certosa.
Oggi il palazzo è inserito all'interno di un parco che consente di ammirarlo dall'esterno senza pagare il biglietto d'ingresso. Sempre senza biglietto è possibile visitare il cortile interno.


Il nostro tour per Pavia è terminato e, riprendendo il Ponte sul Ticino siano tornati alla macchina...


Alcune informazioni pratiche:
  • vi consiglio di parcheggiare lungo via XXV Aprile, un viale in cui il parcheggio è libero (senza pagamento di pedaggio o disco orario);
  • noi abbiamo pranzato, con menù fisso a 10 euro, alla trattoria-pizzeria "Vecchia Pavia" in via Mantovani 3 (vicinissima a San Michele);
  • le chiese chiudono per la pausa pranzo e riaprono alle 15.00, quindi programmate bene la vostra visita;
  • i negozi più famosi di Pavia si trovano in via Strada Nuova e in Piazza della Vittoria.