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sabato 18 febbraio 2017

Comprendere gli altri con i libri... Nei libri il mondo

Le storie; siano esse fantastiche, religiose, realistiche, ...; nutrono l'immaginario e mettono le basi ai sogni e ai desideri dei giovani lettori.
Scegliendo un testo bisogna sempre ricordarsi che il fantastico, l'artistico e il poetico sono componenti essenziali per combattere il brutto, il disarmonico, ...; insomma, per tornare a quell'idea di bello tanto cara all'arte classica.

Ecco allora qualche testo fresco fresco dalla Fiera del libro di Bologna che oggi Grazia Gotti ha presentato all'interno di un'appuntamento "Nati per leggere" organizzato dalla biblioteca di Asti.


"The Journey", edito in Italia con il titolo "Il viaggio", è opera di una giovane autrice italiana (Francesca Sanna) emigrata in Inghilterra dove ha pubblicato questo libro che racconta il viaggio di una famiglia costretta a fuggire dalla propria casa a causa di una guerra.



Le particolari immagini dell'illustratrice libanese Hanane Kai fanno invece da sfondo ai primi due titoli della collana inglese "Children in the world".




Questi testi di divulgazione (a cui si aggiungeranno alti due titoli) sono molto semplici nel testo e hanno lo scopo di fornire strumenti di autocoscienza ai giovani lettori (dai 5 anni) per permettergli la creazione di mappe mentali su cui fondare le proprie conoscenze e convinzioni.


"La scuola segreta di Nasreen" è invece ambientata in Afghanistan, nella città di Herat.


Il libro racconta la storia di Nasreen, una bambina a cui i Talebani hanno portato via i genitori e che ora si ritrova a vivere con la nonna. E sarà proprio la nonna a condurla alla scuola segreta per bambine in cui Nasreen potrà studiare nonostante i divieti del regime talebano, contrario all'istruzione delle donne.

martedì 28 maggio 2013

LEGGERE E' (DA) GRANDE: Fiabe e sviluppo dell'intelligenza emotiva

Per parlare di fiabe e del loro utilizzo per sviluppare l'intelligenza emotiva è utile partire dal definire questo tipo di intelligenza contrapponendola alla più nota intelligenza cognitiva.

L'intelligenza cognitiva riguarda il capire la realtà, il conoscere gli avvenimenti ed il sapere come operare nel mondo. L'intelligenza emotiva, invece, concerne il conoscere le esperienze proprie ed altrui e comprendere queste esperienze. In quest'ottica l'esperienza si configura come un accadimento soggettivo diverso da persona a persona che si fonda su un'emozione.
Parlare di sviluppo dell'intelligenza emotiva significa sviluppare anche due concetti ad essa collegati: la funzione riflessiva (che Fonagy ha definito come la capacità di cogliere gli stati mentali propri ed altrui) e l'empatia, cioè la capacità di risuonare con le emozioni degli altri.


La soggettività inizia svilupparsi ad un'ora dalla nascita e si esprime attraverso l'imitazione. Questa primissima forma di imitazione è ancora più potente dei neuroni specchio perché in questo tipo di esperienza c'è una risposta motoria intenzionale.
A tre mesi nell'imitazione motoria e vocale vicendevole si possono inserire delle variazioni, mentre dai sei mesi all'intersoggettività primaria (rapporto 1:1) inizia a svilupparsi anche l'intersoggettività secondaria (due soggetti verso un'altro).
Il riconoscimento di sé come soggetto:
  • percepiente,
  • senziente,
  • desiderante,
  • efficace,
  • che vive nel tempo,
  • che ha una storia,
è essenziale per qualunque tipo di esperienza come quella di lettura ed alta voce.

Un'ulteriore passo verso la fruizione consapevole di storie è racconti è dato dal gioco, un accadimento nello stesso tempo reale (accade veramente) e finto ("facciamo finta di...") in cui si inserisce quello che Winnicott chiama "oggetto transizionale", cioè un qualcosa che sta "tra me ed il mondo".


Secondo Renata Gaddini se il bambino è lasciato libero di scegliere l'oggetto transizionale, sceglierà qualche cosa che gli ricordi la tessitura del vestito che la mamma indossava la prima volta che l'ha preso in braccio.

Il gioco permette lo sviluppo dell'immaginazione, una competenza il cui sviluppo deve avvenire prima della lettura delle storie.
In particolare l'immaginazione ha alcune proprietà e caratteristiche:
  • la fantasia avviene nella mente,
  • la fantasia amplia lo spazio mentale,
  • la fantasia incrementa l'imitazione complessa attraverso l'immedesimazione nei personaggi delle storie.

Quando ci troviamo a dover scegliere cosa raccontare o leggere è bene ricordare che i bambini sono attratti dalle esperienze più che dai fatti. Esperienze che possono essere vissute, nei racconti, senza sperimentarle sulla propria pelle e senza conseguenze. Si impara, quindi, da un'esperienza riflessa che offre un modo protetto ma vero di sperimentare quell'emozione.
Offrire molte esperienze e la lettura di queste è essenziale per non creare aree ceche del sé. Queste aree su formano quando il bambino vive le emozioni senza riconoscerle perché nessuno ha risuonato quando ha vissuto quella particolare emozione. Questo non significa che sia essenziale dare un nome alle emozioni ma che è molto importante entrare in empatia con il bambino perché è questa che aiuta i piccoli:
  • a riconoscere l'emozione,
  • a capire che l'emozione è superabile,
  • a sentirsi appartenente al genere umano.
Le fiabe classiche sono ottimi esempi di racconti ricchi di esperienze ed emozioni che presentano al bambino il meraviglioso: dalla vita devi aspettarti tante cose, tu non sai tutto ma puoi andare a conoscerlo. Questo è essenziale perché permette al bambino di capire che si può imparare.

lunedì 11 febbraio 2013

Che cos'è l'animazione?

Negli anni '60, a fronte di una società molto rigida e strutturata, iniziarono a sorgere movimenti che mirano a scardinare l'ordine fortemente gerarchico del tempo che non permetteva nessuna mobilità sociale. Tutti questi movimenti sono caratterizzati dal fatto di nascere da una forte spinta libertaria.
In questo fermento nascono le prime società cooperative, essenziali per l'attività di animazione.


L'educazione utilizza come strumento il divertimento che può essere visto come:
  • evasione momentanea dalla realtà;
  • momento per guardare in modo diverso la realtà ed attivare un cambiamento.
Negli anni '70 la seconda visione è stata sicuramente la più gettonata e, in questi anni, ci si è posta la domanda su quale fosse il soggetto su cui intervenire.
L'ipotesi marxista proponeva di intervenire sulla società: bisogna cambiare le strutture per cambiare le persone, potrebbe essere stato il loro motto. Altri, invece, proponevano di partire dalla persona, dal rapporto 1 a 1. Attualmente il modello che va per la maggiore può essere fatto risalire alle idee di Kurt Lewin: " il cambiamento deve essere attuato sulle persone affinché queste cambino la società".

Alcuni autori possono essere utili per teorizzare meglio l'animazione.


Paulo Freire, pedagogista brasiliano di formazione marxista, ha sottolineato come l'educazione dovrebbe servire ad attivare un senso critico partendo da temi generatori, cioè l'apprendimento dovrebbe essere costruito intorno a temi rilevanti per le persone.
L'animazione ha tratto da questo pensiero soprattutto l'idea di sviluppare il senso critico, di unire in un processo l'apprendimento e la comprensione.


Mario Pollo sostiene che il problema di oggi è che non c'è limite al desiderio, questo trasforma il desiderio in voglio; cioè una pulsione immediata che deprezza il desiderio. Il limite, la regola, è fondamentale per definire una realtà destinata di senso.
L'animazione lavora sulle regole, sulla loro presa di coscienza e sul loro scardinamento.

Se volessimo trovare una definizione di animazione, potremmo utilizzare una delle seguenti:

L'animazione è una pratica sociale finalizzata al cambiamento di individui, gruppi e comunità territoriali mediante la presa di coscienza e la partecipazione sociale.
(A. Elena)

L'animazione è una pratica sociale finalizzata alla presa di coscienza dei bisogni e allo sviluppo del potenziale represso, rimosso o latente di individui, gruppi e comunità
(G. Contessa)
Entrambe queste definizione parlano di "pratica sociale", in quanto l'animazione è un'azione continuativa che prende spunto da ipotesi pedagogiche, filosofiche, economiche, ...
L'animazione dovrebbe seguire il processo:

agisco --> rifletto --> agisco --> rifletto --> ...

perché questo ciclo porta nel piccolo a profonde modificazioni. Questo processo, inoltre, fornisce la presa di coscienza e l'acquisizione di competenze come quella di problem solving o relazionale.

giovedì 31 gennaio 2013

Educare alla libertà: l'uso della narrazione

La sete di immagini nei bambini è insaziabile. Fra i sei e i dici anni, se non hanno subito l'influsso deleterio di rappresentazioni false e fittizie che ne hanno attutito la sensibilità, i bambini nutrono una profonda predilezione per le fiabe e i racconti mitologici.


Il bambino dispone di una sorta di pensiero-immagine che raggiunge il culmine nel periodo che va dai sei ai dieci anni; questo atteggiamento, coll'avvicinarsi della pubertà, si trasforma nel desiderio di trovare dei nessi causali e nella capacità di servirsi di concetti astratti. Per questo Rudolf Steiner ha insistito spesso sulla necessità di andare incontro al bisogno di immagini nei bambini permeando di immagine e di fantasia tutto l'insegnamento dei primi anni di scuola.
La lezione principale del mattino nelle classi elementari, nelle scuole Waldorf, si conclude di regola con il racconto di un brano tratto dal materiale narrativo più adeguato alla situazione della classe e al suo livello di apprendimento e di maturità e cioè:
  • Prima classe: fiabe
  • Seconda classe: favole e leggende
  • Terza classe: brani scelti dell'Antico Testamento
  • Quarta classe: brani scelti tratti da saghe nordiche
  • Quinta classe: racconti di mitologia greca
La fiaba, quando è narrata senza sentimentalismi e spiegazioni razionali, costituisce per i bambini la maniera giusta per vivere l'esperienza del male nel mondo attraverso l'immagine di personaggi come streghe e giganti, prima che questo male si presenti davvero sul loro cammino.
L'età delle fiabe va dai quattro ai nove anni: all'inizio si scelgono racconti che descrivono un destino semplice (esempio: "Cappuccetto Rosso", "Rosaspina", "Biancaneve", ...); dopo i cinque anni si aggiungono quelli con uno sviluppo più complesso che rivela i primi tentativi di lotta tra le potenze buone e quelle cattive per il dominio dell'animo umano.

Racconto per presentare la grammatica: Misbrigo, Preciso e Giulivo

Nelle leggende si propone un racconto pieno di verità e di grandezza e rappresentano il trionfo dello spirito creativo sulla debolezza, la rassegnazione e lo scoraggiamento.
Favole e leggende presentano due aspetti dell'essere umano e il manifestarsi di qualità spiccate e unilaterali, che vanno dalla sagacia e dal senso critico all'umile superamento di sé. Fiabe e leggende sono due generi che si completano a vicenda.

Racconto per introdurre la geografia: La casa giusta

Nella terza classe vengono presentati passi dell'Antico Testamento, perché secondo Steiner non esisterebbe un'altra opera nella letteratura mondiale che tratti il problema dell'autorità con altrettanta coerenza.
In questo testo le descrizioni sono assai più complete e ricche di significati e non tutto finisce bene ma le vicende sono assai cariche di forza morale, per questo l'insegnante può rifarsi a fatti reali.

sabato 10 novembre 2012

La vita e le arti espressive come veicolo di comunicazione nell'universo della disabilità

L'arte ha la capacità di includere quattro aspetti:
  1. i codici o il prodotto;
  2. il processo;
  3. gli aspetti individuali ed emotivi;
  4. gli aspetti relazionali.
Sa guardiamo all'arte dal punto di vista della persona disabile è importante sottolineare che questa offre un possibile canale per mettere in gioco in modo socialmente condivisibile e attraverso l'uso di un linguaggio convenzionale, le proprie caratteristiche personali al di fuori di qualsiasi etichettamento diagnostico.


I prodotti artistici devono essere codificati, cioè leggibili da qualunque fruitore. Questo presuppone che l'artista, abile o disabile, esca dal proprio egocentrismo.

L'arte, inoltre, è lo spazio della creatività e della creazione, l'area intermedia o transizionale dell'esperienza dove le persone possono sentirsi artefici e lasciare una traccia di sé nel mondo. E' l'antidoto, mai del tutto raggiunto e faticosamente inseguito, alla ferita narcisistica e al senso di impotenza.
La creatività, nei bambini, nasce nel momento in cui il bisogno non viene soddisfatto o viene soddisfatto non immediatamente. In questi momenti i bambini scoprono la capacità di creare con l'immaginazione ciò che li può soddisfare.

L'arte offre la possibilità, infine, di sviluppare le diverse abilità dove la ricerca stilistica, formale e di contenuto, permette alle intelligenze multiple di prendere forma e di espandersi, in una prospettiva incrementale e non entitaria dell'essere.


La teoria delle "intelligenze multiple", proposta da Gardner, identifica diverse aree:

  • interpersonale;
  • linguistica;
  • logico matematica;
  • naturale;
  • musicale;
  • espressione corporea;
  • artistica.
L'arte è un possibile mezzo per esprimere vissuti emotivi ed un luogo in cui è possibile un incontro interfacciandosi con l'altro.
Dal punto di vista degli operatori che lavorano con persone affette da disabilità, l'arte è un mezzo per conoscere la persona attraverso uno sguardo poetico ed estetico; cioè con "il senso dello stupore". Questo è lo sguardo che non ha paura di farsi incantare come capita osservando, ad esempio, queste opere create da soggetti disabili:

Stephen Wiltshire, autistico

Keith Salmon, non vedente

Lisa Fittipaldi, non vedente

Jessy Park, autistica

In quest'ottica l'arte porta alla consapevolezza del sé attraverso il processo artistico ed è proprio nel processo che si vengono ad incontrare le creatività dei partecipanti, è questo il vero momento artistico, mentre il prodotto non è altro che un momento di verifica e di incontro con l'esterno.
Ogni individuo che vuole fare "arte" è chiamato a creare il proprio modello artistico, uscendo dalla logica dell'imitazione e dei modelli canonici che vengono solitamente proposti.
L'arte allora, o meglio il laboratorio artistico, dovrebbe:

  • aprire verso l'altro;
  • consentire l'esternazione del proprio sé;
  • permettere di entrare in relazione con la propria sfera emozionale;
  • sviluppare il proprio modello di sé, la propria individualità;
  • lavorare sui limiti;
  • creare il bello ovunque.

mercoledì 19 settembre 2012

Arti espressive

Che cos'è l'arte?
Il dizionario ci dice che si può definire arte ogni attività umana che porta a forme creative di espressione estetica, poggiando su accorgimenti tecnici, abilità innate e norme comportamentali derivanti dallo studio e dall'esperienza.


Nelle "arti espressive" l'accento viene posto sulla capacità di trasmettere emozioni e quindi l'arte, in questa eccezione, non viene considerata un linguaggio ma al contrario un'espressione personale che deve essere interpretata soggettivamente.


Lavorare con le arti espressive con un gruppo significa lavorare sul "singolo inserito in un gruppo" in un clima non giudicante in cui a tutti i partecipanti è data la possibilità di esprimersi.
Decidere l'utilizzo di una tecnica espressiva piuttosto che un'altra presuppone, senza ombra di dubbio, la conoscenza delle varie tecniche. La conoscenza deve provenire dalla sperimentazione dei vari materiali e delle proprie potenzialità.


Un progetto di "arti espressive" in una scuola dell'infanzia potrebbe prevedere tre grandi aree tematiche:
  • l'espressione corporea;
  • la manipolazione di materiali;
  • l'espressione musicale.
Ho volutamente tralasciato l'espressione verbale perché questo aspetto viene molto sviluppato durante le normali ore di lezione mentre altri vengono tralasciati per svariati motivi.

Gli studi sostengono che un'attento sviluppo delle capacità osservative può essere molto utile nel percorso scolastico favorendo la letto-scrittura.
Inoltre, per uno sviluppo armonico, tutti i sensi dovrebbero essere sollecitati in egual misura mentre nella nostra società l'udito e la vista sono i due sensi predominanti.

sabato 4 febbraio 2012

Danza e alimentazione

Ieri, sul sito on line del Corriere della Sera, è apparso un articolo riguardo al licenziamento di Mariafrancesca Garritano, trentatreenne ballerina del Teatro alla Scala.
Ma iniziamo dall'inizio...


Mary Garret, nome d'arte di questa danzatrice, entra nella più importate accademia di danza italiana a 16 anni e dopo il diploma si ritrova a lavorare nel corpo di ballo del teatro scaligero ricoprendo anche ruoli molto importanti e vincendo ambitissimi premi internazionali.


Nel 2010 la Garritano pubblica il suo primo libro: "La verità vi prego sulla danza". Un testo che presenta, con foto e testi, in modo insolito la danza.
A dicembre 2011 appare sull'Observer , periodico britannico della domenica, un'intervista alla ballerina in cui denuncia in modo molto e diretto il problema dell'anoressia e dei disordini alimentari nel mondo della danza classica.

Questo è un problema molto serio che non riguarda solo le grandi istituzioni coreutiche ma anche le scuole dilettantistiche che spingono le giovani allieve a perdere peso in nome di maggiori risultati e della forma fisica perfetta senza considerare che una ballerina è prima di tutto un'atleta.
La ballerina, soprattutto se classica, deve avere un fisico magro e slanciato, frutto del lavoro ma anche dei regali di "Madre natura". La dieta non dovrebbe però richiedere particolari differenze rispetto ad una sana alimentazione in quanto l'obbiettivo principale è solamente quello di ottenere maggiore forza ed energia per superare le ore di lezione.

Anche nella mia esperienza ho conosciuto ragazze che, pur studiando danza in modo dilettantistico, si sono sentite condizionate a perdere molto peso in poco tempo da parte delle insegnanti. Il mio invito è quindi risolvo alle famiglie, che devono vigilare ed intervenire prima che sorgano situazioni a cui può essere molto difficile rimediare. Non fate che la danza si trasformi in un'ossessione, la danza è espressione e gioia, non dolore.

venerdì 27 gennaio 2012

Venerdì del libro: Un secolo di bambini

Oggi, per il "Venerdì del libro" di Homemademamma, vi propongo un libro che mi ha un po' perseguitato.
La prima volta che l'ho visto è stato in un mercatino dell'usato a Busto Arsizio. L'avevo guardato e mi aveva incuriosito ma, alla fine, l'avevo lasciato sugli scaffali. Dopo qualche tempo l'ho ritrovato in un'altro mercatino dell'usato e mi sono decisa ad acquistarlo.
Il libro; scritto a sei mani da Roberto Piumini, Lucia Castelli e Giovanni Caviezel; si intitola "Un Secolo di Bambini - Racconti del Novecento".


La quarta di copertina vede il libro presentarsi da se al lettore:
Caro lettore, in questo libro ci sono dieci storie, una per ogni decennio del secolo appena finito: il secolo ventesimo.
Ogni storia parla di un bambino o di una bambina che come te guardano e si muovono fra le persone, i fatti e i segni del loro mondo: un mondo in cui hanno vissuto i tuoi bisnonni, i tuoi nonni e i tuoi genitori, ma che era molto diverso dal mondo di oggi.
Direi che la presentazione dice già tutto... Non mi resta che augurarvi buona lettura!!


lunedì 9 gennaio 2012

Danza classica accademica: il primo corso

Il compito fondamentale del primo corso consiste nell'impostazione del corpo, delle gambe, delle braccia, delle mani, della testa e nell'allenamento mediante esercizi elementari di danza atti a sviluppare l'attitudine al movimento coordinato.

Con queste parole Egilda Cecchini, in "Invito alla danza classica", spiega gli obbiettivi del primo corso di danza classica accademica.
Nello specifico, la Cecchini propone un percorso che partendo dagli esercizi alla sbarra passa a quelli al centro della sala.



Gli esercizi alla sbarra proposti sono:
  • i battement tendu (laterali, davanti e dietro)
  • i battement tendu jeté
  • i battement tendu pour le pied
  • i battement frappé
  • i petit battement
  • i demi-plié
  • il grand plié
  • i demi-rond de jambe par terre e i rond de jambe par terre
  • i passé par terre
  • il relevé sulle mezze punte
  • i battement fondu
  • i battement tendu jeté piqué
  • i grand jeté
  • l'inarcamento del busto nelle quattro direzioni (davanti, laterale e all'indietro)

Al centro della sala, invece, vengono proposti:
  • gli épaulement
  • i port de bras
  • le pose della danza classica (croisée, effacée, écartée)
  • temps lié
  • pas de bourrée
  • arabesques

Una sezione specifica è dedicata ai salti. L'allegro è la sezione più faticosa della lezione e, per questo, nel primo corso i salti vengono studiati per ultimi; essi producono forza, elasticità e rotazione nelle gambe per il demi-plié.

Pas Echappé

Assemblé

Nel primo corso la Cecchini propone anche l'avvio all'utilizzo delle punte proponendo, nello specifico, i seguenti esercizi:
  • relevé
  • échappé
  • pas de bourrée
  • pas suivi en tournant
  • pas couru

In una normale scuola non professionale è impensabile che questo programma venga svolto in un solo anno di studio. Solitamente, quindi, il programma viene diviso in almeno due anni di corso o, in alternativa, parte dei contenuti vengono rinviati al corso successivo.
In queste scuole, inoltre, l'insegnante deve, o dovrebbe, valutare il programma sulla base dell'età e della preparazione fisica delle allieve che potrebbero subire "danni fisici" da un'errata impostazione della lezione.


Immagini tratte da:

lunedì 24 ottobre 2011

"Ragazzi, ecco i dieci libri che dovete leggere"

All'inizio del 2006 veniva pubblicata la lista dei dieci titoli classici della letteratura per ragazzi e giovani che dovrebbero assolutamente essere conosciuti prima di lasciare la scuola secondo JK Rowling. La Rowling aveva accettato di compilare la lista delle 10 opere su richiesta della Royal Society of Literature di Londra.

Secondo la mamma di Harry Potter, i testi che dovrebbero essere assolutamente letti sono:
  1. Il giovane Holden (JD Salinger)
  2. Cime tempestose (Emily Bronte)
  3. Charlie e la fabbrica di cioccolato (Roald Dahl)
  4. Ambleto (William Shakspeare)
  5. Comma 22 (Joseph Heller)
  6. Robinson Crusoe (Daniel Defoe)
  7. David Copperfield (Charles Dickens)
  8. Il buio oltre la siepe (Harper Lee)
  9. La fattoria degli animali (George Orwell)
  10. La storia di due giovani topini cattivi (Beatrix Potter)
La stessa lista di 10 titoli è stata redatta anche da Philip Pullman, uno dei grandi autori britannici per l'infanzia, e da Andrew Motion, il poeta laureato del Regno Unito.

Philip Pullman tra i suoi titoli segnala il Primo Libro di Samuele, capitolo 17, della Bibbia (Storia di Davide e Golia) oltre ad una buona raccolta di "Miti e leggende" ed una di favole.

La cosa che trovo molto interessante di questa iniziativa è il fatto che una prestigiosa istituzione inglese abbia chiesto ad esperti di redarre una serie di libri che dovrebbero essere conosciuti "interamente" dai ragazzi al termine del percorso scolastico.
In Italia, purtroppo, non penso esista un'iniziativa simile e la letteratura è presentata in modo frammentario nei programmi scolastici. Gli insegnanti presentano "brani scelti" delle opere che spesso risultano del tutto "fuori dal contesto" non stimolando, di certo, la curiosità dei ragazzi a leggere l'intera opera.

lunedì 17 ottobre 2011

Giornata mondiale contro la povertà

Come la schiavitù e l’apartheid,
la povertà non è naturale.
È creata dall’uomo e può essere superata
e sradicata dalle azioni degli esseri umani.
Superare la povertà non è un gesto di carità.
È un atto di giustizia.
È la tutela di un diritto umano fondamentale,
il diritto alla dignità e a una vita decorosa.
(Nelson Mandela)

Che la povertà sia ciò che accomuna la maggioranza degli abitanti del pianeta è un fatto noto, così come la sensazione che la porta d’ingresso per entrare in quella maggioranza sia sempre più vicina. Più che ricordare la povertà, dovremmo ricordare oggi l’impoverimento globale.

Ma oggi è anche la giornata in cui le organizzazioni non governative ricordano che esiste una terza possibilità, oltre a quella di morire chiedendo la carità o morire con un fucile in mano: per l’accesso ai diritti economici e sociali, richiamando i governi al loro rispetto e alla loro applicazione.

mercoledì 28 settembre 2011

San Michele

Domani, 29 Settembre, si festeggia San Michele patrono, tra l'altro, della polizia.



Diverse sono le leggende che lo riguardano ed una versione si può trovare qui.


Michele è sempre stato rappresentato come l'angelo-guerriero di Dio, rivestito di un'armatura dorata in perenne lotta contro il Demonio.
Il culto per questo arcangelo è diffuso in egual misura in Oriente ed in Occidente. Perfino il grande fiume Nilo fu posto sotto la sua protezione e la chiesa funeraria del Cremlino in Russia è dedicata a San Michele.

La ricorrenza di San Michele riveste molta importanza nella pedagogia di Rudolf Steiner.
Secondo Steiner nell'immagine del "combattimento con il drago" risiede una forte coscienza del fatto che l'uomo, in virtù delle proprie forze, deve dare all'anima una direzione di vita che la natura non può dare. La forza di Michele è legata al coraggio mostrato nelle prove. Una forza che si lega alla fine dell'estate, quando le giornate iniziano ad accorciarsi e la luce scarseggia e quando la natura torna a lavorare nel grembo della terra.
Questa festa, che può essere definita dell'"autocoscienza" perché fa capire all'uomo la sua vera umanità, giunge quando cadono le foglie. La festa di San Michele è la festa del primo autunno (per approfondire).
Nelle scuole Steineriane San Michele viene festeggiato con l'ascolto del racconto della lotta di Michele con il drago, racconto che non viene semplicemente letto, ma drammatizzato con costumi e draghi che si animano.

Diverse sono le attività che possono essere proposte anche a casa:
lavoretti con a tema l'autunno
immagini da colorare ed utilizzare per costruire un teatrino
visita alla Sacra di San Michele (TO)


venerdì 23 settembre 2011

Venerdì del libro: i libri-gioco

Il libro-gioco è un libro interattivo perché il lettore diventa protagonista e determina la trama del racconto attraverso "bivi" che determinano percorsi narrativi tra loro indipendenti.

"Lupo solitario" è la prima collana di libri-gioco edita in Italia nel 1989. Protagonista della saga è Lupo Solitario, ultimo sopravvissuto allo sterminio di un antico ordine cavalleresco e in seguito fondatore del Nuovo Ordine.


Questo genere di libri è adatto ad un pubblico che padroneggia la scrittura ma anche la matematica, perché essenziale è "tenere il conto" delle vite, dei punti forza ecc ecc... perché si tratta di un vero e proprio antenato dei videogiochi in formato cartaceo. Il meccanismo, infatti, è simile a quello di un gioco di ruolo con la differenza che si ha meno libertà di scelta e si gioca generalmente da soli.

Per i più piccoli ad esempio, Topolino (dal 1985) ha pubblica sulle sue pagine diversi "fumetti-game" che prevedevano solo la possibilità di scegliere tra diverse azioni nel corso della storia. Uno solo era il percorso "esatto" per giungere alla conclusione del fumetto.

La cosa più interessante però, una volta capito il meccanismo, è costruire i propri libri-gioco. Per fare questo i punti essenziali sono:
  • definire la traccia iniziale, cioè stabilire il protagonista, lo spazio/tempo, il target, il genere letterario e stendere l'incipit comune e a tutte le opzioni;
  • definire le regole, cioè tutti gli assunti che disciplineranno l'utilizzo del libro, proprio come nei giochi;
  • creare il diagramma ad albero che rappresenta tutti i bivi del libro prestando attenzione alla coerenza interna e all'utilità di tutte le opzioni proposte;
  • rileggere ogni percorso;
  • scrivere ogni percorso e, volendo, illustrarlo.
La realizzazione di un libro-gioco aiuta i bambini a sviluppare la fantasia e se costruito con i più grandi può essere un buon "ponte" interdisciplinare tra, ad esempio, italiano ed informatica perché questa proposta può essere facilmente trasformata in un ipertesto (esempi qui e qui).

Guardando a questo "strumento" nell'ambito di un lavoro di gruppo possono essere identificate alcune dimensioni pedagogiche a mio avviso importanti:
  • l'immaginazione;
  • la socialità;
  • l'interattività;
  • la funzione dei limiti per facilitare la creatività;
  • lo sviluppo del problem solving;
  • l'aumento della tecnologia del sé, ossia del dominio di sé all'interno del gruppo di lavoro;
  • la multidimensionalità delle competenze messe in gioco;
  • lo sviluppo della capacità di rappresentazione.
Per quanti desiderassero conoscere un po' di più su come si costruisce un libro-gioco consiglio di leggere "Costruire i libri-gioco. Come scriverli e utilizzarli per la didattica, la scrittura collettiva e il teatro interattivo".

Costruire i libri-gioco. Come scriverli e utilizzarli per la didattica, la scrittura collettiva e il teatro interattivo

lunedì 19 settembre 2011

Gesuiti a teatro - pedagogia dell'azione scenica

I primi, storicamente, ad utilizzare il teatro per formare l'uomo in campo etico, religioso e retorico sono stati i Gesuiti.
I Gesuiti, fondati nel 1540 da Sant'Ignazio di Loyola, nascono con un intento missionario ma già nel 1548 viene aggiunta la vocazione educativa inizialmente per la formazione degli stessi Gesuiti e successivamente (1549) anche per gli esterni: nobili e figli della ricca borghesia.

Il teatro gesuitico ha una fortissima finalità educativa mentre manca una finalità ludica, anche se questo non significa che i partecipanti possano divertirsi. Il teatro rientra in quell'usanza che prende io nome di "strategia del visivo" nella quale rientrano, ad esempio, anche le vetrate.


Sottesa a quest'usanza sta una filosofia che vuole che tutto ciò che entra nelle mente deve prima passare per i sensi, in altre parole i sensi concorrono all'attivazione intellettuale. Inoltre, la pedagogia gesuitica promuove la ragione e l'immaginazione.

Particolarità del teatro gesuitico sono:
  • l'utilizzo dei miti classici "piegati" alle virtù cristiane;
  • la padronanza della retorica;
  • i temi messi in scena riguardano testi biblici, vite dei santi e dei principi cattolici;
  • l'uso della musica come linguaggio universale per arrivare a Dio.
Il programma scolastico dei collegi gesuitici prevedeva tre rappresentazioni teatrali all'anno. I copioni, scritti dai ragazzi durante il laboratorio teatrale, dovevano essere redatti rigorosamente in latino. La finalità educativa del laboratorio era quella di favorire, accanto all'uso della lingua latina, l'autocontrollo e l'autoregolazione delle passioni.

Un altro momento organizzato dall'ordine Gesuita sono le feste religiose e politiche. In questi eventi barocchi il mondo viene considerato un palcoscenico in cui "attori" e "personaggi" coincidono. Il mondo è il teatro della battaglia tra le milizie di Cristo e quelle di Satana. Il questa lotta un ruolo essenziale è dato dall'arte che ha il potere di avvicinare a Dio.


Nel '700, prima che l'ordine venga sciolto, viene recuperata la "parola razionale".
Padre Parhammer sottolinea come sia importante capire piuttosto che imparare memoria. In quest'epoca il bello è il "logico", "l'ordinato razionalmente".
Parhammer, nelle sue missioni, non utilizza sussidi didattici che colpiscono i sensi ma la ragione che, nella sua filosofia, colpirebbe maggiormente e produrrebbe cambiamenti più duraturi. Pedagogicamente, inoltre, gli interventi venivano calibrati a seconda dell'età dei partecipanti.
Nell'orfanotrofio viennese gestito dal gesuita alcune sono le peculiarità:
  • il teatro viene sostituito da un'educazione militare;
  • grande importanza viene data alla musica e al canto e, addirittura, Mozart si esibirà dirigendo l'orchestra dell'orfanotrofio;
  • la cappella dedicata a Maria ha una struttura che risponde ad un'ottica di "pedagogia visiva".
Quest'esperienza, molto amata dal popolo, verrà interrotta da Giuseppe II che soppresse tutte le manifestazioni barocche e laicizzò la figura del sovrano e dell'esercito.

Conoscere questa concezione pedagogica è utile per riflettere sulla situazione contemporanea. Oggi, infatti, la componente educativa è andata via via scemando soppiantata dalla sola componente ludica. In particolare andrebbe recuperato il "processo creativo teatrale" che, come avevano già capito nel '500 , è educativo a prescindere dal tema che viene trattato nella messa in scena.

sabato 10 settembre 2011

Feuerstein: la mediazione in campo educativo

Con l'inizio imminente dell'anno scolastico vorrei proporre una riflessione su quelli che comunemente vengono chiamati "Test d'Intelligenza" o più sinteticamente "Q.I.".


I normali test, che si trovano anche in rete, hanno una fortissima base culturale. Ad esempio la quasi totalità dei metodi di ricerca psicologica, le procedure di laboratorio e l'inchiesta richiedono che i partecipanti sappiano leggere e scrivere (nel mondo, circa il 97% del miliardo di adulti con oltre 15 anni che non sanno leggere e scrivere si trova nei paesi in via di sviluppo) ma; elemento ancora più essenziale; tali metodi richiedono famigliarità con l'idea e con la cultura della ricerca.

Opposto a questo metodo di valutazione, Reuven Feuerstein elabora e propone una valutazione dinamica dell'apprendimento. Questa valutazione non guarda al valore assoluto (Q.I.) ma alla "zona di sviluppo potenziale", cioè a quanto quella determinata persona potrebbe migliorare.


Feuerstein è passato, successivamente, a sviluppare degli strumenti facilitanti che aiuterebbero a sviluppare il pensiero indipendentemente dai contenuti scolastici.
In questo processo rientrerebbero tre attori:
  • il mediatore;
  • il sapere, la conoscenza;
  • l'attore protagonista.
Il mediatore non si presenta come l'unico depositario del sapere; nel suo lavoro deve imparare a tenersi indietro sfruttando anche le energie e le risorse dell'attore o del gruppo. Il focus del mediatore, infatti, è il superamento della difficoltà e la crescita della persona; non l'acquisizione di un particolare concetto.
L'obbiettivo finale che si mira a raggiungere in questo processo è riassumibile in due assunti:
  • "me stesso come mediatore";
  • "realtà come mediatore".
Per Feuerstein tutti hanno il diritto di essere ("to be") e di diventare ("to become"). E' da questo assunto che lo studioso enuncia i cinque postulati alla base della sua teoria:
  • l'essere umano è modificabile;
  • questo essere umano che è davanti a te è modificabile;
  • io, mediatore, posso e devo modificarmi;
  • la società è modificabile.

Per chi volesse scoprire di più su questo autore può leggere qui o qui.

martedì 7 giugno 2011

Media education: la fotografia

Per "media", nel linguaggio comune, indichiamo mezzi come la fotografia, il cellulare, il computer, la radio,...
L'opinione pubblica vene il crearsi di due giudizi polarizzati sui "media":
  • i "media" come sogno, opportunità;
  • i "media" come pericolo.
La "media education" nasce circa vent'anni fa in Italia importando studi anglosassoni. Secondo questa concezione i media non sono solo strumenti ma anche ambienti (contesti, negoziazione di significati, ...).
La "media education" si è posta sin da subito il compito di formare spettatori consapevoli in diversi ambiti:
  • nei mezzi che compongono i media;
  • nei linguaggi;
  • nello sviluppo della capacità critica;
  • nel "leggere e scrivere i media".
In questo contesto la fotografia si presenta come uno strumento comune di cui sono sconosciuti i potenziali.


Come tutti i media, anche questo, crea nuove realtà che nascono dalla realtà vissuta che viene mediata da un mezzo tecnologico. Di fronte a questa nuova realtà ognuno è chiamato ad affrontarla criticamente.
La fotografia, infatti, nella post-produzione è in grado veicolare messaggio differenti effettuando, ad esempio, una semplice operazione di "taglio" come nell'immagine sottostante. Nella prima immagine, scattata durante l'Uragano Katrina è ben visibile la situazione della città di New Orleans; la seconda, invece, potrebbe essere stata scattata ovunque e potrebbe semplicemente rappresentare un militare che soccorre un'anziana donna.

Immagine tratta dal Corriere della Sera

Compito degli educatori è individuare il momento in cui un nuovo media entra nella vita dei bambini ed accompagnarli nella sua scoperta, non anticipando però i tempi di contatto.


Una fotografia, da una parte, seleziona una parte di mondo e dall'altra mette in evidenza alcuni particolari che normalmente non si noterebbero.
Nella fotografia è importante chiedere e chiedersi il "perché?" si è scelto di scattare una foto e il motivo che ha spinto il fotografo a scattare in un determinato modo.
Apporre un titolo ad una foto induce un'interpretazione in quanti si trovano a vederla.