Visualizzazione post con etichetta Animazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Animazione. Mostra tutti i post

lunedì 11 febbraio 2013

Che cos'è l'animazione?

Negli anni '60, a fronte di una società molto rigida e strutturata, iniziarono a sorgere movimenti che mirano a scardinare l'ordine fortemente gerarchico del tempo che non permetteva nessuna mobilità sociale. Tutti questi movimenti sono caratterizzati dal fatto di nascere da una forte spinta libertaria.
In questo fermento nascono le prime società cooperative, essenziali per l'attività di animazione.


L'educazione utilizza come strumento il divertimento che può essere visto come:
  • evasione momentanea dalla realtà;
  • momento per guardare in modo diverso la realtà ed attivare un cambiamento.
Negli anni '70 la seconda visione è stata sicuramente la più gettonata e, in questi anni, ci si è posta la domanda su quale fosse il soggetto su cui intervenire.
L'ipotesi marxista proponeva di intervenire sulla società: bisogna cambiare le strutture per cambiare le persone, potrebbe essere stato il loro motto. Altri, invece, proponevano di partire dalla persona, dal rapporto 1 a 1. Attualmente il modello che va per la maggiore può essere fatto risalire alle idee di Kurt Lewin: " il cambiamento deve essere attuato sulle persone affinché queste cambino la società".

Alcuni autori possono essere utili per teorizzare meglio l'animazione.


Paulo Freire, pedagogista brasiliano di formazione marxista, ha sottolineato come l'educazione dovrebbe servire ad attivare un senso critico partendo da temi generatori, cioè l'apprendimento dovrebbe essere costruito intorno a temi rilevanti per le persone.
L'animazione ha tratto da questo pensiero soprattutto l'idea di sviluppare il senso critico, di unire in un processo l'apprendimento e la comprensione.


Mario Pollo sostiene che il problema di oggi è che non c'è limite al desiderio, questo trasforma il desiderio in voglio; cioè una pulsione immediata che deprezza il desiderio. Il limite, la regola, è fondamentale per definire una realtà destinata di senso.
L'animazione lavora sulle regole, sulla loro presa di coscienza e sul loro scardinamento.

Se volessimo trovare una definizione di animazione, potremmo utilizzare una delle seguenti:

L'animazione è una pratica sociale finalizzata al cambiamento di individui, gruppi e comunità territoriali mediante la presa di coscienza e la partecipazione sociale.
(A. Elena)

L'animazione è una pratica sociale finalizzata alla presa di coscienza dei bisogni e allo sviluppo del potenziale represso, rimosso o latente di individui, gruppi e comunità
(G. Contessa)
Entrambe queste definizione parlano di "pratica sociale", in quanto l'animazione è un'azione continuativa che prende spunto da ipotesi pedagogiche, filosofiche, economiche, ...
L'animazione dovrebbe seguire il processo:

agisco --> rifletto --> agisco --> rifletto --> ...

perché questo ciclo porta nel piccolo a profonde modificazioni. Questo processo, inoltre, fornisce la presa di coscienza e l'acquisizione di competenze come quella di problem solving o relazionale.

martedì 23 ottobre 2012

Post scuola: scaccia spiriti mostruosi

Continuando a lavorare sul tema di Halloween abbiamo costruito uno "scaccia spiriti mostruoso" per allontanare gli incubi.
Il progetto è abbastanza "impegnativo" e richiede abbastanza tempo per l'assemblaggio ma propone l'utilizzo di diverse tecniche:
  • pennarelli o matite colorate;
  • ritaglio;
  • completamento di immagini;
  • manipolazione di materiali poveri (carta e cotone);
  • disegno libero.
Per prima cosa abbiamo colorato il "mostro" che fornisce il supporto per lo "scaccia spiriti" e lo abbiamo successivamente ritagliato.

Poi abbiamo creato i pendagli che scendono dalle mani del mostro. In particolare abbiamo scelto di creare: un pipistrello, un fantasma, una zucca e un disegno libero a tema Halloween.


Il montaggio l'ho eseguito io perché richiede l'uso di un ago per assemblare i pendagli al "mostro" e creare l'asola che permette di appendere lo "scaccia spiriti".

sabato 20 ottobre 2012

Post scuola: iniziamo a personalizzare l'aula

Dopo le prime due settimane di post scuola in cui mi sono concentrata sulla fase di conoscenza, questa settimana abbiamo iniziato ad occuparci della decorazione dell'aula sfruttando il tema di Halloween.


Ormai tutti i bambini, anche quelli della scuola dell'infanzia, conoscono questa festività che nella forma attuale ha le sue origini negli Stati Uniti. I bambini più grandicelli, poi, studiando inglese, hanno modo di approfondirla anche durante le ore di lezione.

Come prima attività ho proposto quella di creare una "casa spaventosa" utilizzando il modello trovato qui.
Per prima cosa ho fatto colorare il modello della casa e ho poi fornito (già tagliate) le varie decorazioni. Ogni bambino poteva prendere una decorazione alla volta, che colorava ed attaccava sulla sua casa.
I disegni realizzati sono stati momentaneamente attaccati alle finestre dell'aula.



La seconda attività è stata preceduta dalla visione di una puntata del cartone animato "Leone il cane fifone":


Al termine abbiamo costruito il nostro personale spaventapasseri utilizzando vecchi raccoglitori di carta da parati, pennarelli e colla. Il modello dello spaventapasseri l'ho scaricato da questo bellissimo sito americano che offre quasi sempre l'opzione a colori o in bianco e nero.



Il terzo giorno, per cambiare un po' l'attività, ho proposto un gioco classico rivisitato in tema Halloween: il Bingo.
In rete si trovano moltissime schede già pronte, colorate o da colorare. Io ho scelto una versione colorata e con i disegni al posto dei numeri, in modo che fosse facilmente accessibile anche ai bimbi della materna.


L'ultima attività della settimana, visto che il venerdì è dedicato ai compiti, è stata quella della costruzione di piccoli mostriciattoli partendo dalla sagoma della mano dei bambini.
Ogni bambino ha scelto per prima cosa la "pelle" del mostro scegliendo tra gli album di carta da parati e, dopo aver ritagliato la sagoma della propria mano, ha iniziato a creare il proprio mostro disegnandone i tratti somatici e arricchendolo con capelli, barba, baffi, ...


Quello che vedete nell'immagine è il mostro realizzato da un bambino della scuola dell'infanzia che ha scelto di dargli il nome di "Mostro Babbo Natale", "perché ha la barba bianca proprio come Babbo Natale".

sabato 28 luglio 2012

Centro estivo: quarta settimana

Si è da poco conclusa la quarta ed ultima settimana di centro estivo.
Questa settimana non abbiamo lavorato su nessun quadro, ma abbiamo ripreso un po' tutti gli argomenti trattati approfondendoli in vista del progetto creativo finale che è andato in scena venerdì pomeriggio.

Per i molti genitori e nonni intervenuti abbiamo allestito un "Museo interattivo" in cui bambini ed opere d'arte interagivano tra loro per presentare agli ospiti il nostro percorso.
La mostra si è aperta con la stanza primitiva in cui si è illustrato il metodo di preparazione dei colori, i soggetti pitturati e la musica tribale.


Per il body painting dei giovani primitivi ci siamo ispirati ad un popolo Brasiliano celebrato in questo disco dei Sepoltura.

La seconda stanza è stata dedicata a Guernica: i genitori sono stati accolta dal rumore delle bombe a cui è seguita la presentazione del quadro, la visione di alcuni filmati su cui dei bambini recitavano e l'animazione con la tecnica delle ombre cinesi della famosissima canzone contro la guerra "Imagine" di Jonh Lennon.

Sempre in questa stanza è stato presentato l'"Urlo" di Munch: dei bambini hanno parlato della paura all'interno di cornici, urlato e invitato i propri genitori ad urlare per esprimere le proprie emozioni.

L'ultimo quadro presentato dal gruppo delle elementari/medie ai genitori è stato il "Quarto stato": abbiamo ricreato in quadro in una specie di diorama vivente. I tre bambini in primo piano (da noi due femmine ed un maschio) hanno spiegato il loro ruolo di rappresentanti, hanno letto i "diritti dei bambini" che avevano scritto e consegnato al Sindaco ed infine una ragazzina ha cantato "Non è l'inferno" di Emma Marrone.


Dopo una parte dedicata ai bambini del gruppo della scuola dell'infanzia il finale ha visto coinvolti tutti e due i gruppi che sulle note di "We are the world" si è disposto sulla scalinata principale per salutare i genitori.

Per questo progetto creativo, che sembra molto impegnativo, in realtà sono state necessarie solo "due prove" svolte entrambe venerdì mattina: questo è stato possibile perché i bambini, avendo già vissuto e sperimentato durante le settimane di centro estivo sapevano benissimo quale fosse il senso di ogni loro gesto o parola e proprio per questo hanno potuto dare il meglio.

sabato 21 luglio 2012

Centro estivo: terza settimana

Il tema centrale della terza settimana di centro estivo è stato "Il quarto stato" di Giuseppe Pellizza da Volpedo.



Siamo in un paese di campagna, sono circa le 10.30 del mattino d'una giornata d'estate, due contadini avanzano verso lo spettatore, sono i due designati dall'ordinata massa di contadini che vien dietro per perorare presso il Signore la causa comune...
Così scriveva l'autore per spiegare il suo grande quadro che rappresenta, in una stessa tela: una scena di vita sociale (lo sciopero) e un simbolo (il popolo, in cui trova spazio anche una donna e un bambino).

Il quadro ci ha offerto lo spunto per parlare di "diritti" con i bambini ed in particolare ci siamo soffermati sui "diritti dei bambini".


Ascoltando questa canzone abbiamo chiesto ai bambini di scrivere alla lavagna quelli che pensavano essere i loro diritti e da qui siamo partiti per scrivere una piccola "Carta dei diritti" che abbiamo fatto sottoscrivere anche al Sindaco dopo aver portato in "processione" per le vie del paese la versione gigante della carta.

venerdì 13 luglio 2012

Centro estivo: seconda settimana

Il quadro che ha fatto da tema alla seconda settimana è stato Guernica di Picasso.


Un quadro, questo, che ci ha permesso di parlare di guerra e conflitti: tra persone, stati, ... perché la guerra può assumere aspetti differenti.

La presentazione del quadro si è svolta nel seguente modo: abbiamo fatto entrare i bambini in aula e abbiamo fatto ascoltare un breve file audio che riproduceva il suono di un bombardamento senza dire di cosa si trattava. Mentre i bambini sono usciti a giocare abbiamo messo a soqquadro la stanza, abbiamo sparso pezzi del quadro e abbiamo posizionato in bella mostra una lettera. Quando i bambini sono rientrati hanno notato il cambiamento e hanno letto la lettera in cui un possibile sopravvissuto di Guernica raccontava cosa fosse successo. Abbiamo quindi ricomposto il quadro e lo abbiamo analizzato (abbiamo anche spiegato lo stile di Picasso). Ad ogni bambino è stato quindi chiesto di colorare un pezzo del quadro.


Abbiamo quindi iniziato a ragionare su cosa sia la guerra aiutandoci anche con alcuni video di cartoni animati e film muti.
In seguito abbiamo proposto le seguenti attività:

  • completare la frase "per me la guerra è..." e rappresentare con parti del corpo la frase
  • comporre una Guernica colorata
  • seguire le tracce per il paese come fossimo dei soldati che inseguono i nemici (le tracce erano piccoli pezzi di nastro da pacchi nascosti lungo un percorso che ci ha condotti nel bosco, attraversando corsi d'acqua, ponti, prati,...)
  • giocare a Risiko (noi l'abbiamo creato con la cartina dell'Italia, un modo per ripassare anche le regioni confinanti)
  • riflettere insieme sulla frase "La guerra è solo un gioco?"

venerdì 6 luglio 2012

Centro estivo: prima settimana

Lunedì ho iniziato a lavorare in un centro estivo organizzato da un comune astigiano per i bambini della scuola dell'infanzia a primaria. In particolare io mi occupo della scuola elementare e come tema abbiamo "l'arte" ed in particolare la pittura.

Il tema portante della prima settimana sono state le "pitture rupestri" e su questo tema sono stati studiati temi e laboratori.


Dopo aver spiegato a tutti questo tipo di arte primitiva abbiamo sperimentato:
  • i graffiti con i gessetti, le foglie, i petali di fiori, ...
  • la creazione di "tempere" partendo da elementi naturali (vino, zafferano, caffè, the, petali di rosa, terra, foglie ed erba, fragole, ...)
  • percussioni
  • il body painting con l'utilizzo di cenere (abbiamo incenerito dei tappi di sughero)

I giochi sono stati centrati soprattutto sulla conoscenza e la formazione del gruppo. Un momento molto aggregante è stato soprattutto quello della piscina: i grandi hanno sperimentato diversi tipi di tuffi, nuotato un po', chiacchierato, ...

mercoledì 16 maggio 2012

Come scegliere un centro estivo?

Tra poco per molte famiglie nascerà l'esigenze di scegliere un centro estivo per i propri figli.
Questi momenti ricreativi estivi organizzati da associazioni, cooperative o organi religiosi rivestono un'importanza particolare per i bambini che si trovano in un ambiente non scolastico a relazionarsi con un gruppo dei pari che può essere totalmente sconosciuto e con adulti che magari non conosce in un ambiente nuovo.
Moltissime sono le proposte educative che si trovano in giro: più o meno religiose, più o meno sportive, ... con durate che vanno dal solo pomeriggio all'intera giornata o addirittura al residenziale (campeggi, soggiorni marittimi o montani, ...).


Per dare un'idea ai genitori che si troveranno a fare una scelta quest'estate ecco qualche delucidazione in merito.

Cosa si fa in un centro estivo?
Le attività dipendono molto dell'organizzazione interna, ma in generale un buon centro estivo dovrebbe prevedere:
  • un momento di accoglienza e saluto che solitamente viene svolto in cerchio da tutti i partecipanti (bambini ed animatori). In questo momento ci si saluti, si discute e soprattutto viene presentato il programma della giornata. In questi momenti può essere anche presentata la cornice narrativa che sostiene il centro estivo fornendone il tema;
  • laboratori di tipo espressivo o emozionali inerenti al tema proposto;
  • giochi sportivi e tornei. Non veri e propri "sport" (come calcio, pallavolo, ...) ma giochi propedeutici che possono essere piacevolmente "giocati" da tutti, anche senza una preparazione specifica;
  • grandi giochi che occupano tutto il pomeriggio o l'intera giornata (cacce al tesoro, giochi di orientamento, ...);
  • la giornata o il pomeriggio in piscina;
  • il gioco libero,
  • la gita.

Come dovrebbe essere organizzata la giornata in piscina?

La giornata in piscina è la più delicata della settimana.
Gli animatori dovrebbero provvedere a far cambiare i bambini e ad incremarli prima di proporre un tuffo, tutti insieme, in piscina.
La giornata in piscina non dovrebbe essere "tutti a mollo tutto il giorno". Gli animatori dovrebbero prevedere giochi organizzati in piscina che non disturbino gli altri natanti e dovrebbero riuscire a scandire il ritmo di bagno e riposo sul prato o comunque fuori dall'acqua.
disegno di Zainetto per Scuola a colori
Cosa bisogna dare ai bambini?
Inizierei dicendo cosa non si dovrebbe mai dare: giochi elettronici e cellulari (salvo magari la gita ai più grandini) non dovrebbero entrare nei locali dei centri estivi.
Solitamente il centro estivo fornisce tutto quello che servirà ai bambini ma potrebbe essere utile fornire fazzolettini, cappellini per ripararsi dal sole e nel caso non venga fornita acqua e la merenda pomeridiana.


Le varie attività previste possono essere proposte a gruppi eterogenei per età sia per gruppi più omogenei distinguendo ad esempio i bambini tra: scuola dell'infanzia, primaria e secondaria di primo grado.


I temi del "centro estivo" possono essere proposti dalla diocesi; nel caso di un'organizzazione parrocchiale; o scelti tra grandi classici della letteratura o tra temi di attualità; se organizzati da associazioni o cooperative.


Secondo le normative vigenti è bene verificare che vi siano per ogni gruppo di bambini (una quindicina) almeno un animatore maggiorenne e diplomato che ne abbia la responsabilità. Ragazzi giovani sono ammessi ma come aiuto animatori.
Tutto il personale, inoltre, dovrebbe aver frequentato un percorso formativo che nel caso delle parrocchie viene organizzato dalla diocesi e serve tra l'altro per spiegare il tema dell'anno.

giovedì 3 maggio 2012

Progettare un intervento animativo

Quali caratteristiche vede avere un progetto animativo per essere, almeno sulla carta, efficace?

Un passaggio fondamentale in animazione, che spesso viene saltato o considerato con sufficienza è quello della progettazione. Non progettare attentamente porta a distaccarsi dal gruppo; a proporre attività non conformi alle aspettative; ad attivare aspetti socio-affettivi inaspettati e a ricercare competenze troppo differenziate.


Ogni momento animativo è utile che venga pensato come suddiviso in tre parti, ognuna con la sua importanza:
  • accoglienza,
  • sviluppo del tema della giornata,
  • saluti.
Il primo momento, quello dell'accoglienza, ha lo scopo di mettere in relazione il singolo con il gruppo e permette ai nuovi arrivati di presentarsi e conoscere gli altri partecipanti alle attività.

Questo è un momento rituale che richiede giochi brevi, con poche richieste, a cui tutti siano in grado di partecipare.

Il momento centrale della giornata deve sempre iniziare con l'introduzione del tema che verrà affrontato. Questo è importantissimo perché permette di instaurare quel "patto iniziale" che lega l'animatore agli animati: i ragazzi devono avere un'idea di quello che andranno a svolgere nella giornata e nella settimana, non devono affidarsi ciecamente agli animatori. Utile potrebbe essere, a questo scopo, fornire un programma delle attività giornaliere o settimanali anche ai ragazzi.
Le attività proposte devono rispettare alcuni capisaldi:
  • devono essere calibrate sul gruppo (sia sui partecipanti che sullo stato del gruppo),
  • devono attivare le componenti utili al raggiungimento dell'obbiettivo,
  • devono attivare aspetti socio-affettivi coerenti con lo stato del gruppo,
  • devono essere lineari dal punto di vista delle competenze e dei contenuti.

Un valido aiuto nella progettazione ci può venire dalla cornice narrativa in cui l'attività di animazione è inserita. La cornice deve essere un supporto, come il titolo di un telefilm, al cui interno vengono sviluppate le singole puntate: ogni puntata deve avere un titolo e quello che si propone deve essere del tutto coerente con questo.
Ogni singolo intervento animativo deve portare il gruppo a crescere passando per le sue naturali fasi fisiologiche:
  • conoscenza (omologazione al gruppo),
  • interazione (emersione delle specificità personali),
  • cooperazione (messa in azione del gruppo),
  • disgregazione del gruppo.

martedì 17 aprile 2012

Animazione: gruppo in formazione

Quando ci si trova a dover animare un nuovo gruppo in formazione bisogna prestare particolare attenzione alle esigenze del gruppo nascente.


In una nuova realtà in cui non ci si conosce gli uni gli altri il primo desiderio comune è quello di trovare una base comune che accolga tutti a prescindere dalle differenze. In questa fase il gruppo "annulla le differenze" e tenta di perseguire un obbiettivo comune: quello di fare gruppo.
I giochi e le attività che l'animatore propone in questa fase devono essere:
  • semplici (con poche regole),
  • veloci (di durata limitata),
  • che non mettano in gioco particolari competenze.

La configurazione ideale, in questi giochi, è quella del cerchio in cui tutti sono inclusi e non vi è un componente che prevale. In questa fase, inoltre, è consigliata la partecipazione dell'animatore ai giochi.

Ecco qualche proposta di attività:
  • "Gioco dei saluti"
    ad ogni partecipante viene chiesto di dire il suo nome abbinato ad un gesto (che può essere eventualmente ripetuto dagli altri partecipanti);
  • "Mi sento come..."
    ad ogni partecipante viene chiesto di dire come si sente usando un animale, un fiore, ... La forma può essere: "Io sono NOME, e mi sento ...";
  • "Pistolero"
    il conduttore si mette all'interno del cerchio e indica, dicendo il nome, un bambino. Questo deve abbassarsi e i due bambini che gli sono vicini devono mimare di avere in mano una pistola e per sparare devono dire il nome del'altro. Chi lo dice prima "spara" all'altro che viene eliminato dal gioco;
  • "Pronto, chi parla?"
    il primo bambino dice "Pronto", il secondo "Chi parla?", il terzo "Parla NOME". Il terzo non dice il suo nome, ma quello di un compagno che diventerà il nome "bambino numero uno".
    In questo gioco possono essere aggiunte delle difficoltà, come il cambio giro.

Questa fase dura più di quanto si è soliti pensare: in un campeggio residenziale si stima che possa durare anche 3 giorni.
In attività in cui si pensa possano aggiungersi nuovi elementi dopo il primo incontro, è indispensabile pensare un momento di conoscenza all'arrivo di ogni nuovo membro. In questo caso il gruppo, già forte, aiuta i nuovi arrivati ad inserirsi, rendendo questo periodo più breve.

Alla fase di conoscenza segue una fase in cui è essenziale l'interazione tra i gruppi... Ma questa è un'altra storia.