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martedì 18 dicembre 2012

Lo Schiaccianoci

Oggi Google ci ricorda che si celebra il 120° anniversario della prima del balletto "Lo Schiaccianoci", un classico del periodo natalizio.


"Lo Schiaccianoci" è un balletto con musiche di Cajkovskij, il quale seguì minuziosamente le indicazioni del coreografo Marius Petipa e, in seguito, quelle del suo successore Lev Ivanov.
Il balletto fu commissionato dal Capo dei Teatri Imperiali Russi e si ispira al racconto "Schiaccianoci e il re dei topi" di Hoffmann.


Cajkovskij compose le musiche del balletto tra il 1891 e il 1892.
La prima si svolse il 18 Dicembre 1892 presso il teatro di San Pietroburgo ma non accolse il favore del pubblico.
Dopo la prima esecuzione, coreografata da Ivanov, ne successero altre come quella di Balanchine del 1954 che decise di dividere il balletto in due parti: la realtà ed il sogno. Questa versione venne rappresentata dal New York City Ballet dando il via ad una tradizione che si è poi ripetuta fino ad oggi ogni Natale.


Il balletto è una delle più popolari composizioni della tradizione russa. Le musiche appartengono alla tradizione romantica, movimento artistico, musicale, culturale e letterario sviluppatosi in Germania al termine del XVII secolo e poi diffusosi in tutta Europa nel secolo seguente.
Il libretto è tratto da un racconto di Hoffman ma non nella sua forma originale. Il racconto ripreso dal libretto si basa, invece, su una versione meno cruenta di Alexandre Dumas.


La trama del balletto può essere letta qui.


domenica 29 aprile 2012

Giornata internazionale della danza

Da ormai trent'anni il 29 Aprile si festeggia la Giornata Internazionale della Danza su iniziativa del Comitato Internazionale della Danza dell'Istituto Internazionale del Teatro.
La data del 29 Aprile è stata scelta per commemorare la nascita di Jean-Georges Noverre (1727-1810), stimato coreografo ed inventore del balletto moderno.

In questa giornata si festeggiano tutti i tipi di danza, espressioni corporee di sentimenti più profondi. Ecco quindi una carrellata di stili, giusto qualche esempio, perché le forme artistiche sono pressoché infinite.

Danze storiche

Danza classica

Danza indiana

Break dance

Danza televisiva

Movimento creativo

Balli standard

Danze latino americane

Balli di gruppo

Moltissimi altri possono essere i generi di danza, tutti hanno una loro storia e una loro dignità in quanto espressioni di un desiderio umano.
Per un appassionato o un praticante penso sia importante riflettere e conoscere le origini della propria disciplina, perché questo permette una maggiore consapevolezza dei passi o degli esercizi che vengono svolti durante le lezioni o le esibizioni.

lunedì 5 marzo 2012

Castelnuovo Belbo: quarto incontro

Oggi, per l'ultima volta almeno per ora, ci siamo occupati della paura con i bambini "grandi".
Dopo un po' di attivazione motoria, abbiamo ripreso a parlare delle loro paure e di come è possibile superarle. Praticamente tutti hanno identificato nei genitori e nella casa il posto dove le paure scompaiono.
Per "fissare su carta" il lavoro fatto fino ad ora sulla paura ho proposto hai bambini di disegnare tutte le loro paure su un foglio. Ho notato che molti bambini; oltre a temere mostri, insetti e streghe; temono in distacco da un oggetto o dall'animale di casa. Ho avuto così disegni di streghe che rubano bambole, dinosauri che mangiano cavie peruviane ecc ecc...



Con i bambini più piccoli, invece, ho proposto delle attività motorie per saggiare le loro competenze soprattutto sull'equilibrio. Dopo dei momenti di sperimentazione, in piedi e a carponi, su blocchetti psicomotori e grossi cuscini, abbiamo lavorato sull'espressione corporea.
Usando musiche africane ho proposto ai bambini di esplorare i movimenti del loro corpo (in piedi e seduti) ballando a piacere seguendo la musica. Abbiamo ballato da soli, a coppie, in gruppo ed in cerchio.

sabato 18 febbraio 2012

"Dance me to the end of love"

Per parlare del "dar forma alla vita" dal punto di vista artistico e filosofico riprendo quando oggi, nel corso del convegno Artistica-mente, Guido Boffi ha avuto modo di illustrare alla platea.

Per introdurre questo tema può essere utile ascoltare una famosissima canzone, che da il titolo al mio post:

“Conducimi fino alla tua bellezza con un violino ardente
conducimi attraverso il panico finchè potrò essere al sicuro
alzami come un ramo d’ulivo
e diventa la colomba che mi riconduce a casa
conducimi fino alla fine dell’amore

Oh fammi vedere la tua bellezza
quando le prove sono perdute

Fammi sentire il tuo movimento come fanno in Babilonia
mostrami lentamente ciò di cui solo io conosco i limiti
conducimi fino alla fine dell’amore
conducimi fino alla fine dell’amore

Conducimi alla cerimonia nuziale ora, conducimi senza fermarti
conducimi molto teneramente e molto a lungo
siamo entrambi inferiori al nostro amore, siamo entrambi superiori
conducimi fino alla fine dell’amore
conducimi fino alla fine dell’amore

Conducimi ai bambini che chiedono di nascere
conducimi attraverso i sipari che i nostri baci hanno logorato
alza una tenda di difesa ora, anche se ogni filo è lacerato
conducimi fino alla fine dell’amore

Conducimi fino alla tua bellezza con un violino ardente
conducimi attraverso il panico finchè potrò essere al sicoro
toccami con le tue mani nude o toccami con il tuo guanto
conducimi fino alla fine dell’amore
conducimi fino alla fine dell’amore
conducimi fino alla fine dell’amore”.

Leonard Cohen, parlando in un'intervista di questa canzone, afferma che è nata dallo scoprire che, accanto ad alcuni forni crematori, nei lager suonava un quartetto d'archi.

Un'altra suggestione utile per partire nella riflessione sull'arte e il dare forma alla vita può essere quella di osservare alcuni disegni realizzati da giovanissimi ragazzi nel campo di concentramento di Terezin e conservati nel museo Ebraico di Praga:




In questo campo di concentramento dal 1941 vennero rinchiusi i bambini e gli artisti: due categorie considerate improduttive.
Dallo spirito di questi artisti, che si organizzarono per educare i bambini presenti nel ghetto, nascono moltissime testimoniante; molte delle quali grafiche e 66 poesie.
La cosa che colpisce maggiormente nei disegni di questi ragazzi è il palpitare della vita attraverso i colori. Queste forme d'arte permettono di non soccombere alla morte almeno mentalmente.

Ma questi disegni possono essere definite opere d'arte?
Sicuramente sono forme immature, incomplete, la cui definizione artistica dipende fortemente da cosa si intende per arte.
La definizione Settecentesca di "arte" vede l'opera come un prodotto autonomo, formalmente perfetto che non ha nessuna utilità pratica. Con l'avvento delle avanguardie, invece, prende forma l'idea di performance.
Secondo questi artisti la performance sarebbe un'azione scenica improvvisata che nasce da un gesto di co-ricerca e come tale non produce un'opera perfetta o bella. La performance è un evento istantaneo, non un'opera. In questa concezione il performer e gli spettatori sono chiamati a trasformarsi, non a vivere l'opera passivamente.

I due esempi proposti all'inizio della riflessione propongono una "bellezza" molto simile a quella della performance; una bellezza non più estetica ma etica.
"Dare forma alla vita" significa quindi immergersi in una performance, in una potenzialità di felicità per sé e per il proprio gruppo.


venerdì 17 febbraio 2012

Danza e forma dell'esperienza

La parola "danza" per molti secoli ha spaventato la Chiesa in quanto manifestazione dei culti antichi che avrebbero dovuto essere ri-compresi nell'ottica della nuova fede.
Nella Bibbia questa forma di arte è vista in modo dualistico: da una parte la danza è una forma di culto in cui il corpo è visto come il luogo di salvezza; dall'altra il corpo e quindi la danza è visto come un mezzo che porta alla perdizione. Esemplificatrice di questa seconda visione è Salomè, figlia di Erodiade e di Erode Filippo, conosciuta ia più per la sua sensuale danza che precedette la decapitazione di Giovanni il Battista.

La danza di Salomè, Benozzo Gozzoli

In epoca rinascimentale e poi marxista, il corpo viene svalutato così come la sua manifestazione: l'arte. In controtendenza si pose, in questi periodi, il Cristianesimo che invece iniziarono ad esaltare il corpo e le forme artistiche.

Ma in sostanza cos'è la danza?
La danza è un insieme di più parti che possono essere identificate con termini non sempre di facilissima comprensione:
  • la danza è movimento e, come tale, è vita;
  • la danza è scarto di senso; è cioè trasgressione in quanto i suoi movimenti non portano ad un'utilità immediata e non minimizzano lo sforzo;
  • la danza è esperienza e, come tale, racchiude in sé componenti diverse di altrettanta diversa natura (natura percettiva, emotiva, conoscitiva/riflessiva, relazionale).
In ultima istanza si può affermare che la danza è la messa in forma dell'esperienza attraverso il corpo nella totale gratuità.
Questa definizione della danza si è andata affievolendosi nella concezione Occidentale, sostituita da un'attenzione alla pura estetica, mentre è ancora viva nelle tradizioni Orientali.

In questo discorso si inserisce il filone della "danza di comunità" che ha come focus il processo creativo che porta a condividere vissuti, anche dolorosi.
Anna Halplin è una grande esponente di questa disciplina che ha sperimentato su gruppi-comunità molti differenti: dagli anziani ai sieropositivi ad esempio.


sabato 4 febbraio 2012

Danza e alimentazione

Ieri, sul sito on line del Corriere della Sera, è apparso un articolo riguardo al licenziamento di Mariafrancesca Garritano, trentatreenne ballerina del Teatro alla Scala.
Ma iniziamo dall'inizio...


Mary Garret, nome d'arte di questa danzatrice, entra nella più importate accademia di danza italiana a 16 anni e dopo il diploma si ritrova a lavorare nel corpo di ballo del teatro scaligero ricoprendo anche ruoli molto importanti e vincendo ambitissimi premi internazionali.


Nel 2010 la Garritano pubblica il suo primo libro: "La verità vi prego sulla danza". Un testo che presenta, con foto e testi, in modo insolito la danza.
A dicembre 2011 appare sull'Observer , periodico britannico della domenica, un'intervista alla ballerina in cui denuncia in modo molto e diretto il problema dell'anoressia e dei disordini alimentari nel mondo della danza classica.

Questo è un problema molto serio che non riguarda solo le grandi istituzioni coreutiche ma anche le scuole dilettantistiche che spingono le giovani allieve a perdere peso in nome di maggiori risultati e della forma fisica perfetta senza considerare che una ballerina è prima di tutto un'atleta.
La ballerina, soprattutto se classica, deve avere un fisico magro e slanciato, frutto del lavoro ma anche dei regali di "Madre natura". La dieta non dovrebbe però richiedere particolari differenze rispetto ad una sana alimentazione in quanto l'obbiettivo principale è solamente quello di ottenere maggiore forza ed energia per superare le ore di lezione.

Anche nella mia esperienza ho conosciuto ragazze che, pur studiando danza in modo dilettantistico, si sono sentite condizionate a perdere molto peso in poco tempo da parte delle insegnanti. Il mio invito è quindi risolvo alle famiglie, che devono vigilare ed intervenire prima che sorgano situazioni a cui può essere molto difficile rimediare. Non fate che la danza si trasformi in un'ossessione, la danza è espressione e gioia, non dolore.

lunedì 30 gennaio 2012

Danza classica accademica: il secondo corso

I problemi basilari del secondo corso sono: l'incremento della forza dei piedi con esercizi sulla mezza punta e sulla punta; lo sviluppo della stabilità e l'accrescimento dell'energia muscolare della gamba aumentando la quantità dei movimenti già studiati; lo sviluppo della tecnica e l'esecuzione degli esercizi del balletto in tempo veloce.
Come alla sbarra così al centro, gli esercizi, siano essi en face o nell'èpaulement, si uniscono assieme, ma per il momento non più di due alla volta.
Rispetto a quella del primo corso, la musica per l'accompagnamento della lezione del secondo corso esige, per la maggior parte, una grande varietà nel disegno ritmico e una generale accelerazione del tempo.

Entrando più nello specifico degli esercizi, nella seconda classi si ripetono e si sviluppano gli esercizi alla sbarra della prima classe.
Acquisita la stabilità su tutto il piede, si passa ogni singolo movimento sulla mezza punta, cercando di conseguire fermezza e di consolidare la forza della gamba.
Alla sbarra vengono introdotti nuovi esercizi come, ad esempio:
  • il rond de jambe en l'air,
  • il battement soutenu a 45°,
  • varie legazioni che partono da "plié relevé",
  • gli esercizi in épaulement,
  • si introducono piccole pose per concludere gli esercizi.

Con l'identico metodo adoperato alla sbarra, eseguire gli esercizi al centro della sala, usando la stessa successione e il medesimo avvicendamento.
Al centro vengono introdotti:
  • il giro sulle mezze punte in quanta posizione al centro della sala,
  • le pose della danza classica con la gamba a 90°,
  • l'attitude,
  • gli arabesques a 90°.
Attitude

Negli adagi del secondo corso è utile, affinché l'allievo possa acquistare piena conoscenza di ciascuna posa, introdurre separatamente, nella lezione, le pose della danza: attitudes e arabesques.
I passi che vengono introdotti in questo corso sono:
  • i temps lié davanti e dietro,
  • il quarto e quinto port de bras,
  • il pas de bourrée.
Temps lié

Negli allegri vengono introdotti:
  • il grand e il petit changement de pieds,
  • la glissade,
  • l'échappé,
  • lo jeté,
  • l'assemblé,
  • il pas de basque,
  • il sissonne.
Echappé

Nel secondo corso continua lo studio delle punte in cui si affrontano gli esercizi visti in precedenza sulla mezze.


Per chi volesse approfondire ogni passo consiglio di consultare il dizionario dei passi qui.
Per leggere il mio post sul "Primo corso" cliccate qui.

Testi tratti da: "Invito alla danza classica" di E. Cecchini

sabato 21 gennaio 2012

Excelsior: lotta tra Luce e Oscuranismo

Ieri è iniziata la stagione ballettistica della Scala di Milano. In scena, dal 20 Gennaio all'8 Febbraio, sarà portato "Excelsior", mitico balletto di Luigi Manzotti su musiche di Romualdo Marenco.


Il balletto; che debutto l'11 Gennaio 1881; è uno spettacolo in due parti realizzato secondo la formula del "grande ballo italiano" e denominato "azione coreografica storica in 6 parti e 11 quadri". Lo spettacolo è basato sull'idea, tipica dell'Illuminismo, che la scienza porterà al trionfo della specie umana.



La lotta tra Luce e Civiltà contro Oscurantismo fa da ponte tra le scene che mostrano alcune delle più grandi opere e scoperte dell'uomo: il battello a vapore, la pila, il telegrafo, la lampadina, il canale di Suez e il traforo del Moncenisio (oggi traforo del Frejus).



Sulle scene dei più grandi teatri del mondo l'"Excelsio" rimane fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, ma dal 1967 viene realizzata una nuova versione nata per il Maggio Fiorentino.
Una versione non ballettistica è stata realizzata dalla Compagnia Colla nel 1895: lo spettacolo di marionette, ancora rappresentato a Milano, utilizza copie delle scene originali.

lunedì 9 gennaio 2012

Danza classica accademica: il primo corso

Il compito fondamentale del primo corso consiste nell'impostazione del corpo, delle gambe, delle braccia, delle mani, della testa e nell'allenamento mediante esercizi elementari di danza atti a sviluppare l'attitudine al movimento coordinato.

Con queste parole Egilda Cecchini, in "Invito alla danza classica", spiega gli obbiettivi del primo corso di danza classica accademica.
Nello specifico, la Cecchini propone un percorso che partendo dagli esercizi alla sbarra passa a quelli al centro della sala.



Gli esercizi alla sbarra proposti sono:
  • i battement tendu (laterali, davanti e dietro)
  • i battement tendu jeté
  • i battement tendu pour le pied
  • i battement frappé
  • i petit battement
  • i demi-plié
  • il grand plié
  • i demi-rond de jambe par terre e i rond de jambe par terre
  • i passé par terre
  • il relevé sulle mezze punte
  • i battement fondu
  • i battement tendu jeté piqué
  • i grand jeté
  • l'inarcamento del busto nelle quattro direzioni (davanti, laterale e all'indietro)

Al centro della sala, invece, vengono proposti:
  • gli épaulement
  • i port de bras
  • le pose della danza classica (croisée, effacée, écartée)
  • temps lié
  • pas de bourrée
  • arabesques

Una sezione specifica è dedicata ai salti. L'allegro è la sezione più faticosa della lezione e, per questo, nel primo corso i salti vengono studiati per ultimi; essi producono forza, elasticità e rotazione nelle gambe per il demi-plié.

Pas Echappé

Assemblé

Nel primo corso la Cecchini propone anche l'avvio all'utilizzo delle punte proponendo, nello specifico, i seguenti esercizi:
  • relevé
  • échappé
  • pas de bourrée
  • pas suivi en tournant
  • pas couru

In una normale scuola non professionale è impensabile che questo programma venga svolto in un solo anno di studio. Solitamente, quindi, il programma viene diviso in almeno due anni di corso o, in alternativa, parte dei contenuti vengono rinviati al corso successivo.
In queste scuole, inoltre, l'insegnante deve, o dovrebbe, valutare il programma sulla base dell'età e della preparazione fisica delle allieve che potrebbero subire "danni fisici" da un'errata impostazione della lezione.


Immagini tratte da:

venerdì 21 ottobre 2011

Venerdì del libro: Mary Blair

Oggi si celebrano i centro anni dalla nascita di Mary Blair, disegnatrice americana, illustratrice di libri per l'infanzia.
Oggi, per il venerdì del libro proposto da Homemademamma, vorrei proporvi i lavori di questa geniale disegnatrice famosa per aver collaborato anche con la Walt Disney Company.



Tra i suoi libri di maggiore successo ci sono sicuramente:


in cui vengono illustrate delle attività classiche che può compiere una bambino a casa: giocare, fare la nanna, lavarsi i denti, ...
Un'altro libro molto famoso da lei illustrato è "I Can Fly" di Ruth Krauss.


Nelle pagine tutti, dalla bambina sull'altalena agli animali, possono diventare qualsiasi cosa e fare tutto ciò che vogliono seguendo il live-motion che viene presentato già nella primissima pagina "A bird can fly. So can I".

Per la Disney Mary Blair ha contribuito ad animare alcune dei più classici cartoni come Cenerentola, Alice nel Paese delle Meraviglie e Le avventure di Peter Pan.



Anche Google, oggi, ha voluto renderle omaggio con un doddole a lei dedicato per il suo compleanno:


Concludo questo post con un con lavoro del 1952 di Mary Blair: "The little house" di cui esiste anche un libro omonimo.

mercoledì 28 settembre 2011

San Michele

Domani, 29 Settembre, si festeggia San Michele patrono, tra l'altro, della polizia.



Diverse sono le leggende che lo riguardano ed una versione si può trovare qui.


Michele è sempre stato rappresentato come l'angelo-guerriero di Dio, rivestito di un'armatura dorata in perenne lotta contro il Demonio.
Il culto per questo arcangelo è diffuso in egual misura in Oriente ed in Occidente. Perfino il grande fiume Nilo fu posto sotto la sua protezione e la chiesa funeraria del Cremlino in Russia è dedicata a San Michele.

La ricorrenza di San Michele riveste molta importanza nella pedagogia di Rudolf Steiner.
Secondo Steiner nell'immagine del "combattimento con il drago" risiede una forte coscienza del fatto che l'uomo, in virtù delle proprie forze, deve dare all'anima una direzione di vita che la natura non può dare. La forza di Michele è legata al coraggio mostrato nelle prove. Una forza che si lega alla fine dell'estate, quando le giornate iniziano ad accorciarsi e la luce scarseggia e quando la natura torna a lavorare nel grembo della terra.
Questa festa, che può essere definita dell'"autocoscienza" perché fa capire all'uomo la sua vera umanità, giunge quando cadono le foglie. La festa di San Michele è la festa del primo autunno (per approfondire).
Nelle scuole Steineriane San Michele viene festeggiato con l'ascolto del racconto della lotta di Michele con il drago, racconto che non viene semplicemente letto, ma drammatizzato con costumi e draghi che si animano.

Diverse sono le attività che possono essere proposte anche a casa:
lavoretti con a tema l'autunno
immagini da colorare ed utilizzare per costruire un teatrino
visita alla Sacra di San Michele (TO)


mercoledì 21 settembre 2011

Il metodo Feldenkrais

Ascolto e dimentico,
vedo e ricordo,
faccio e comprendo.
(Proverbio cinese)



Nel 1942 Moshe Feldenkrais, un fisico che lavorava a Londra, si trovò in una delle situazioni più critiche della sua vita: a seguito di vari traumi sportivi doveva scegliere se camminare per il resto della vita con le stampelle o sedersi forse definitivamente su una sedia a rotelle.
Feldenkrais si accostò al problema attingendo alle sue conoscenze del corpo umano e della scienza contemporanea. La domanda che mosse questo studioso, cintura nera di judo, può essere riassunta in: "può la conoscenza della fisica e del corpo umano essere utile alla ricerca di un sistema per riacquisire l'uso delle gambe?".


Feldenkrais decise di non sottoporsi all'intervento paventatogli dai medici. In compenso cominciò a studiare neurologia, anatomia, biomeccanica e l'evoluzione del movimento umano. Sapeva che per continuare a camminare avrebbe dovuto trovare un modo di creare nuove connessioni neuronali tra il suo sistema nervoso e i suoi muscoli. Dopo due anni di ricerche e di esperimenti, Feldenkrais cantò vittoria: la sua gamba funzionava di nuovo. Aveva messo a punto un metodo per migliorare il corpo attivando le naturali potenzialità del cervello e del sistema nervoso.
Ispirato al suo successo personale, Feldenkrais continò a esplorare il legame profondo tra mente e corpo e sviluppò centinaia di singoli esercizi destinati a fornire un accesso ai centri cerebrali preposti all'apprendimento del movimento.
Nel 1949 Feldenkrais pubblicò le sue teorie sulla relazione tra movimento umano e sistema nervoso nel libro "Body and Mature Behaviour". L'anno seguente ricevette l'incarico di fisica presso il prestigioso Istituto Weismann in Israele. Negli anni continò ad applicare e raffinare i suoi particolarissimi esercizi neuromuscolari finché, nel 1954, quando ormai la richiesta delle sue conoscenze e capacità si era fatta troppo grande, decise di abbandonare la fisica per dedicarsi ad aiutare gli altri a coltivare la salute.
Nel 1975 Feldenkrais fu invitato negli Stati Uniti a presentare il suo lavoro presso istituzioni sanitarie e università. La risposta fu entusiastica e nei dieci anni che seguirono, Feldenkrais passò alcuni mesi l'anno negli Stati Uniti a insegnare e tenere conferenze.


Prima della sua morte, avvenuta nel 1984 quando aveva ottant'anni, Feldenkrais riuscì a formare un piccolo gruppo di operatori che portassero avanti il suo lavoro e lo rendessero disponibile per un pubblico sempre più vasto.

In questo metodo il movimento è un pretesto per conoscere il proprio corpo.
Il metodo educativo è quello della scoperta personale guidata dal conduttore: gli esercizi sono piccoli esperimenti in cui il movimento non è meccanico ma attento e consapevole.
I benefici di questo "apprendimento", non ginnastica, sono utili a tutti; sportivi e non; e possono essere riassunti in:
  • riduzione di tensioni muscolari;
  • incremento della flessibilità;
  • diminuzione dello stress;
  • acquisizione di una postura dinamica;
  • aumento delle prestazioni sportive.



Per avere qualche esempio pratico di cosa sia il "Metodo Feldenkrais" vi consiglio: "Benessere completo con il metodo Feldenkrais" che propone esercizi divisi per "aree di intervento".

lunedì 1 agosto 2011

Quando iniziare ad utilizzare le "punte"?

Tutte le aspiranti ballerine, e le loro mamme, vedono nell'indossare le "punte" un grande traguardo. Molto spesso, questo rito di passaggio, viene però affrontato senza le giuste conoscenze ed informazioni.
Posto qui di seguito un articolo apparso sul "Giornale della danza" il 26 Luglio che spero possa essere utile.


L’inizio dello studio delle “punte” per le allieve di danza dovrebbe essere determinato dopo l’attenta valutazione di una serie di fattori. Questi includono: la fase di sviluppo fisico dell’allieva, la qualità del suo controllo del tronco, degli addominali e del pavimento pelvico (stabilità del “centro”), l’allineamento dei suoi arti inferiori (anca-ginocchio-caviglia-piede), la forza e la flessibilità dei piedi e delle caviglie, ed infine la durata e la frequenza della sua formazione di danza. Per le ragazze che soddisfano i requisiti relativi a tutti questi fattori, che hanno iniziato lo studio della danza intorno all’età di otto anni, e che frequentano le lezioni di danza almeno due volte alla settimana, lo studio delle “punte” dovrebbe essere avviato durante il quarto anno di formazione. Le studentesse che hanno invece uno scarso controllo del “centro” oppure una ipermobilità delle caviglie e dei piedi, necessitano di una lavoro supplementare di rafforzamento, prima di intraprendere in modo sicuro lo studio delle “punte”. Per tutte coloro che studiano danza classica con la frequenza di una sola volta a settimana, o comunque per tutte quelle ragazze che non studiano danza a livello pre-professionale, il lavoro sulle punte non andrebbe incoraggiato. A nessuna studentessa con scarsa mobilità in flessione plantare della caviglia e del piede oppure con uno scarso allineamento degli arti inferiori andrebbe permesso di iniziare lo studio delle “punte”.

Spesso la giovane allieva di danza chiede: “Quando posso iniziare lo studio delle punte”? Senza pensarci troppo, la risposta di solito è: “Quando avrai 12 anni”. In questi casi, sarebbe meglio che la risposta fosse: “Che tipo di studente di danza sei”? L’inizio dello studio delle “punte” a 12 anni, infatti, presuppone che l’allieva frequenti il suo quarto anno di danza classica in una scuola di tipo accademico, cioè in cui viene applicato un programma finalizzato alla formazione di danzatori professionisti. Essere inserite in un tale tipo di programma sta a significare, infatti, che all’età di otto-nove anni la bambina presentava già le caratteristiche anatomiche sufficienti per affrontare il lavoro tecnico. Tale programma di per sé, infatti, prevede che nei primi tre anni di corso ci un aumento sia delle difficoltà tecniche che della frequenza delle lezioni. All’età di 12 anni, l’allieva dovrebbe studiare almeno quattro volte alla settimana, le sue caviglie ed i suoi piedi dovrebbero essere forti, dovrebbe avere acquisito un buon controllo del tronco e del bacino, e le sue capacità propriocettive dovrebbero essersi sviluppate in modo adeguato. Lo studio delle “punte” dovrebbe iniziare con 12 minuti di lavoro alla fine della lezione.

Questo tipo di allieva va sicuramente distinto da tutte quelle bambine che iniziano a studiare danza intorno ai cinque anni di età in una scuola amatoriale e che, all’età di dieci anni, si trovano a frequentare una lezione di danza classica ed una di tip-tap a settimana. Il prototipo di questo tipo di studentessa è una bambina piccola per la sua età, con lassità capsulo-legamentosa a livello della colonna vertebrale, delle ginocchia, delle cavilgie e dei piedi. La sua insegnante voleva già che cominciasse lo studio delle “punte” due anni prima, ma la mamma ha pensato che la bambina non fosse ancora troppo seriamente interessata allo studio della danza. La sua cuginetta ha iniziato ad andare sulle “punte” a dieci anni e lei vuole sapere perché non può cominciare subito.

Crescita e sviluppo

L’età anagrafica può rappresentare la risposta corretta da dare ad ogni singolo degli studente? Tutte le ragazzine di 12 anni ci sembrano essere allo stesso stadio di sviluppo? La risposta, ad entrambe le domande, è ovviamente “NO”. Ci possono essere differenze anche significative nello sviluppo fisiologico tra le ragazze, a seconda del periodo di comparsa e dello stadio della pubertà. Dopo il quinto anno di età, la crescita del bambino procede in modo pressochè lineare a circa 5,5 cm / anno (due pollici / anno). Per le ragazze, la velocità di crescita aumenta bruscamente verso i dieci anni di età e raggiunge un picco di circa 10,5 cm / anno (quattro pollici / anno) all’età di 12 anni. Aumenta anche la velocità di crescita del peso corporeo con un picco di 8,5 kg / anno (18,7 lb / anno) intorno ai 12,5 anni, per poi decelerare rapidamente a meno di 1 kg / anno (2,2 lb/ anno) all’età di 15 anni.7 Durante questo periodo di rapida crescita ci sono inevitabilmente differenze significative di sviluppo da un bambino all’altro. Il Dott. Justin Howse, già Consulente Ortopedico della Royal Ballet School e della Royal Academy of Dancing (Londra, UK), dice che “l’unico elemento che conta è lo stato di sviluppo del bambino, e l’essere dogmatici rispetto all’età non fa alcun riferimento alla maturità o immaturità del bambino stesso”.

Il termine della crescita di un osso cilindrico (osso lungo) è rapprentato dalla completa fusione delle estremità o epifisi (chiusura delle cartilagini di accrescimento). Nel piede, questo processo avviene in leggero anticipo rispetto alle ossa della gamba. La comparsa dei nuclei di ossificazione nelle ossa del piede inizia al secondo mese della vita intrauterina. L’ultima epifisi del piede si chiude nei maschi intorno ai 16 anni e nelle femmine intorno ai 14 anni. Dai 5 fino ai 12 anni, il piede di una ragazza cresce in media 0,9 centimetri (0,35 pollici) all’ anno, raggiungendo una lunghezza media di circa 23,2 centimetri (nove pollici) all’età di 12 anni. Successivamente, sempre nelle ragazze, il ritmo di crescita media del piede rallenta a circa 0,8 cm (0,31 pollici) all’anno per i due anni successivi.9,10 Il completamento della crescita ossea nel piede è spesso indicato come il motivo per la scelta dell’età dei 12 anni. Tuttavia, questo concetto è fondamentalmente errato, poiché la crescita ossea del piede delle ragazze, a quell’età, mediamente non è completa.

A che punto di maturità scheletrica si trova, dunque, un’ipotetica ragazza di 12 anni? La conoscenza delle medie statistiche non è accuratamente predittiva e spesso l’età anagrafica non è correlata all’età scheletrica. Anche se gli esami radiografici sono in grado di dimostrare il completamento della crescita a livello del piede tale metodica, prima della chiusura delle epifisi, risulta essere meno precisa nel determinare la fase di maturazione ossea.

Se la crescita delle ossa del piede all’età di 12 anni non è ancora completa e se questa è l’età in cui le ragazze, normalmente, iniziano ad andare sulle punte, esiste una qualche evidenza medica di danni riportati a livello delle ossa ancora in sviluppo a causa dello studio della danza? Non nella nostra esperienza: né studi, né aneddoti, né esperienze personali collettive degli Autori. Questo non significa che l’inizio del lavoro sulle punte prima dei 12 anni sia innocuo anzi, per analogia, è bene ricordare che studi svolti sui ginnasti hanno evidenziato la possibilità di danno in seguito a microtraumi ripetuti nelle ossa in accrescimento.

Se né l’età anagrafica né la maturazione scheletrica da sole possono determinare il momento giusto in cui iniziare lo studio delle “punte”, quali altri fattori vanno presi in considerazione? Nella quinta (ed ultima) edizione del suo fondamentale libro Anatomia e Balletto: Un manuale per le Insegnanti di Danza, Celia Sparger scrive: “Non può essere mai sottolineato abbastanza che il lavoro delle punte rappresenta il risultato finale dell’impostazione lenta e graduale di tutto il corpo (schiena, anche, cosce, gambe, piedi), della coordinazione del movimento e “del posizionamento” del corpo in modo che il peso sia sollevato verso l’alto rispetto ai piedi, con le ginocchia estese, un perfetto equilibrio, con una perfetta mezza punta, senza alcuna tendenza dei piedi a “cedere” in dentro o in fuori e senza che le dita si contraggano o si aggrappino al pavimento. Questo momento arriverà in tempi diversi per ogni singola bambina, non soltanto in virtù del suo allenamento precedente ma anche in funzione delle sue caratteristiche fisiche e, tra queste ultime, può essere inclusa certamente anche la maturità ossea”.

Rischi associati con un inizio troppo precoce delle “punte”

Come suggerisce quanto scritto da Celia Sparger, i potenziali pericoli per una bambina che viene messa sulle punte prima di essere pronta hanno relativamente poco a che fare con un presunto danno alle ossa ed alle articolazioni (anche se questi sono reali) ma sono soprattutto correlati a problemi quali mobilità, forza e stabilità che spesso sono inadeguate. Questi fattori, in realtà, sono quelli che possono produrre stress eccessivi a livello degli arti inferiori, del cingolo pelvico e del tronco.

Una bambina con piedi e caviglie ipermobili risulta essere particolarmente a rischio se viene messa sulle punte troppo presto. Questa condizione, normalmente descritta come piede “super-arcuato” o “over-pointed”, può trarre in inganno. Queste allieve hanno la flessibilità richiesta per raggiungere ed addirittura superare la posizione di “punta” e quindi hanno maggiori probabilità di essere scelte per lo studio della danza classica in generale e per iniziare il lavoro sulle punte in particolare. Tuttavia, spesso, queste ragazze non hanno né la forza necessaria né il giusto controllo posturale per salire, in modo sicuro, sulle punte. Prima di iniziare lo studio delle punte, quindi, queste ragazze devono rinforzare tutti i muscoli degli arti inferiori e sviluppare un adeguato controllo propriocettivo per facilitare il corretto allineamento del corpo.

Dal lato opposto delle possibilità, abbiamo invece le bambine con piede e caviglia poco mobili, con conseguente insufficiente ampiezza del movimento di flessione plantare, ed anche per loro lo studio delle punte può essere rischioso. Per garantire il corretto allineamento sulle punte, la linea dei metatarsi (rappresentata dalla superficie superiore dell’avampiede) dovrebbe essere parallela alla linea della tibia (parte anteriore dello scheletro della gamba) quando il piede è “tirato” (ovvero quando caviglia e piede si trovano in massima flessione plantare). Se si tenta di svolgere un lavoro di “punte” senza questa adeguata mobilità anatomica, si eserciteranno eccessive sollecitazioni non solo sul piede e sulla caviglia, ma anche sulla gamba, sul bacino e sul tronco. In presenza di ginocchia iperestese (“gambe a sciabola”), per ottenere un corretto allineamento sulle punte è necessaria una mobilità del piede e della caviglia (flessione plantare) ancora più evidente. Sfortunatamente, la scarsa mobilità del piede e della caviglia non migliora con il tempo e quindi, le bambine con questo tipo di problema, probabilmente non raggiungeranno mai l’ampiezza di movimento necessaria per salire correttamente sulle punte.

Valutazione della studentessa prima di iniziare il lavoro sulle punte

Uno dei fattori che influenzano lo sviluppo della forza muscolare ed il controllo propriocettivo è l’età in cui la bambina ha iniziato lo studio della danza classica. Anche se le lezioni di “movimento” che iniziano intorno ai quattro anni possono essere comunque utili per altri scopi, uno studio adeguato della tecnica classica non può essere intrapreso prima degli otto anni di età (sia Cecchetti che Balanchine sono d’accordo con questo principio). Un altro fattore importante è la frequenza con cui la bambina partecipa alle lezioni di danza. In generale, le studentesse che hanno lezione una volta a settimana progrediranno più lentamente rispetto a quelle che studiano due volte a settimana. Partecipando alle lezioni quattro volte a settimana, i progressi saranno ovviamente molto più veloci ma di solito questo tipo di frequenza si riscontra soltanto nelle scuole professionali o nelle accademie.

All’interno di ogni determinata classe di tredicenni ci potranno essere, dunque, ragazze in diverse fasi del loro studio delle punte così come ci saranno una varietà di fisici diversi e di diverse abilità. Questa condizione pone una grande responsabilità sulle spalle dell’insegnante di danza. Lo stadio di sviluppo e di crescita di ciascuna studentessa dovrebbe essere valutato attentamente per decidere se il soggetto è in grado di iniziare lo studio delle punte. Gli insegnanti dovrebbero eseguire una specie di test attitudinale (valutazione pre-punte) per accertare che la studentessa abbia acquisito un’adeguato controllo posturale (con un buon sostegno degli addominali e dell’intero tronco), una giusta forza nei muscoli della gamba ed un corretto allineamento (anca-ginocchio-caviglia-piede) dell’arto inferiore per poter iniziare o continuare lo studio delle punte. La comunicazione con i genitori diventa essenziale per spiegare le ragioni alla base di ogni decisione e per evitare qualsiasi malinteso.

Per concludere, vogliamo offrire due osservazioni che sottolineano ancora una volta l’importanza di eseguire una corretta valutazione di quando iniziare il lavoro delle punte. In primo luogo, una danzatrice che stà lottando per lavorare sulle “punte” può avere difficoltà a sviluppare altri aspetti della sua tecnica della danza; in secondo luogo, a causa dell’impossibilità di eseguire i movimenti richiesti per salire sulle “punte”, la giovane danzatrice può andare incontro a problemi psicologici come una perdita della fiducia ed una diminuzione dell’autostima. Tenendo conto di tutti questi fattori, suggeriamo che sia saggio essere molto prudenti nella scelta del momento in cui iniziare lo studio delle “punte”. Come ci fa notare Howse: ” ci sono state certamente danzatrici ben note che non erano abbastanza forti da poter iniziare lo studio delle punte prima dei 16 anni di età e questo non ha comportato alcun danno nella loro carriera”.

Linee guida

Per riassumere la discussione fin qui svolta, vorremmo indicare le seguenti linee guida per decidere quando inizare lo studio delle punte:

  1. Non prima dei 12 anni;
  2. Se la studentessa non ha la struttura anatomo-funzionale pronta (ad esempio insufficiente mobilità in flessione plantare della caviglia e del piede oppure scarso allineamento dell’arto inferiore) non permettere di salire sulle punte;
  3. Se il corso di danza frequentato non è realmente pre-professionale, cercare di evitare di introdurre lo studio delle punte;
  4. Se la ragazza presenta tronco e bacino deboli (scarso controllo del “centro”) oppure sono deboli gli arti inferiori, ritardare l’inizio dello studio delle punte e pensare di introdurre un programma di rafforzamento complementare;
  5. Se la giovane danzatrice è ipermobile a livello della caviglia e del piede, ritardare l’inizio dello studio delle punte e pensare di introdurre un programma di rafforzamento complementare;
  6. Se la studentessa studia danza classica soltanto una volta a settimana, cercare di dissuaderla dallo studio delle punte;
  7. Se la ragazza studia tecnica classica due volte a settimana e non si riscontra nessuna delle condizioni particolari descritte nei punti precedenti, lo studio delle punte può essere introdotto al quarto anno di formazione.

David S. Weiss, M.D., Rachel Anne Rist, M.A., e Gayanne Grossman, P.T., Ed.M.

venerdì 29 luglio 2011

Baby dance

Qualche idea per far ballare i più piccoli...








E per i più modaioli non può mancare Danza Kuduro...


giovedì 28 luglio 2011

I costumi


La tavola da lavoro di Rosalie era ingombra di vistose figure danzanti su bianchi fogli di carta.
- Teniamo le scene piuttosto pallide, per poter concentrare tutto il colore sui costumi - spiegò Aubrey, che lavorava in coppia con sua moglie. Egli era il capo: vedeva l'insieme e dava la maggior parte delle idee originali, che essa sviluppava curando i particolari dei costumi.
Rosalie era un'abile artista, una svelta e chiara disegnatrice; Gerald ammirò i suoi nitidi schizzi. Di lì le sarte avrebbero tratto i costumi, e Rosalie stava attenta a dare tutti i particolari, schizzando anche il dietro del vestito e aggiungendo, se necessario, il disegno delle maniche o degli ornamenti.
Come ogni buon disegnatore teatrale, ella sceglieva anche i tessuti, per essere sicura di ottenere proprio il colore e l'effetto desiderati, Doveva fare in modo che gli abiti regali sembrassero di damasco pesante, pur essendo tanto leggeri da permettere agevoli movimenti al ballerino; usando stoffa a buon mercato doveva riuscire a ottenere il ricco riflesso della seta nell'abito di una regina, o lo sfarzoso effetto dell'ermellino agli orli di un mantello regale. Doveva provare il colore sotto luci differenti, per assicurarsi che uno splendido cremisi non si trasformasse in bruno in porpora, e che due sfumature di azzurro non stridessero o diventassero verdi alle luci della ribalta. Rosalie e Judy avevano già trascorso diverse ora nel magazzino d'un negozio specializzato in lavori teatrali, conducendo la loro ricerca tra pezze di rayon, taffetà, cotone e feltro, di tutti i colori dell'arcobaleno. Il risultato era una pila di ritagli di stoffa colorati, che essa univa a ciascun disegno completato dalle istruzioni per la sarta.
- Le scene di corte avranno colori vivaci - disse Rosalie, e prese due schizzi che mostravano una coppia di cortigiani: la dama era in azzurro oltremare e argento, con nastri e merletti, e il cavaliere portava un lungo abito ricamato dello stesso azzurro, e un brillante panciotto a fiori.
I disegni erano ispirati alle percellane dell'epoca di Luigi XIV, poiché questo era il periodo in cui si svolgeva la storia.
- Hai detto che i cortigiani non danzano, vero? - chiese Aubrey.
- Sì, prendono solo parte alla processione - replicò Gerald. - Ma devono avere piena libertà per i movimenti delle braccia - e studiò ancora gli schizzi.
- Ci ho pensato - disse Rosalie. - Le maniche delle donne sono lisce fino al gomito, dove si aprono in una doppia gala di merletti. La mano e il polso restano liberi, e quando il braccio è alzato, il merletto ricade all'indietro, mostrando l'intero avambraccio.
- Bene - approvò Gerald. - E mi piace il corpetto scollato, che slancia la linea del collo.
- Ai tempo di Luigi XIV danzavano veramente con questi costumi? - intervenne Judy. - Non so come riuscissero a muoversi, con delle gonne così ingombranti.
- Non si muovevano molto, infatti - disse Rosalie. - Camminavano semplicemente tracciando dei ricami sul pavimento. La danza era tutta nel movimenti della testa e delle braccia.
- Proprio alle origini del balletto, poi, le donne non danzavano affatto - aggiunse Aubrey.
- Davvero? - disse Judy fissandolo incredula.
- Sì - confermò Gerald. - Dapprincipio il balletto era interpretato solo dagli uomini.
- Quando è incominciato, allora?
- In Francia, ai tempi di Luigi XIV - le disse Gerald. - Alla sua corte si amavano molto le mascherate: storie raccontate mediante il mimo e la danza. Erano cose assai complicate, perché vi partecipavano i cortigiani travestiti e a volte lo stesso re, ed erano tutti uomini, come ti ho detto. Le parti femminili erano interpretate da ragazzi.
- Allora quando cominciarono a prendervi parte le donne? - chiese Judy.
- Quasi subito - rispose Aubrey. - Anch'esse amavano i travestimenti, e ci sono raffigurazioni di dame di corte vestite per una mascherata, risalenti al 1690.
- Eccone alcune - disse Rosalie, sfogliando un libro di storia del costume, che le era servito per il lavoro. Tutti guardarono. Una mostrava una donna vestita da "Ore della notte", con un lungo corpetto aderente che si apriva in una gonna larghissima, decorata intorno all'orlo con le cifre dell'orologio. Un'altra raffigurava una donna il cui cappello e il cui abito consistevano unicamente in gale sovrapposte a cerchio: si chiamava "Follia". [...]
- Quando incominciarono ad accorciarsi le vesti delle donne? - chiese Judy.


- Con Marie Camargo - le disse Rosalie. - Era una ballerina famosa; molto nota intorno al 1720, per prima osò accorciare gli abiti e mostrare le caviglie. - Trovò un ritratto della Camargo, dipinto dal pittore di corte Nicolas Lancret; vi appariva una graziosa fanciulla in atteggiamento di danza. Il suo vestito, dal corpetto aderente e dall'ampia gonna ornata di ghirlande di fiori, era tagliato a parecchi centimetri da terra, e rivelava due caviglie sottili inguainate in calze bianche, e scarpe a punta con alti tacchi.
- Ma come poteva ballare con simili scarpe? - esclamò Judy.
- Non so proprio, - disse Rosalie - ma nessuno sarebbe mai apparso sul palcoscenico senza tacchi.
- Quando comparvero le scarpine da ballo, allora?
- All'epoca della rivoluzione francese - rispose Rosalie. - Come sai, la moda cambiò completamente. Scomparvero le crinoline, subentrò la linea greca. Si portavano lunghe tuniche con la vita alta, e naturalmente sandali piatti, allacciati alla caviglia.
- Venne di qui l'idea dei nastri per le scarpe da ballo? - chiede Judy.
- Credo - disse Rosalie. - Certo questo nuovo abbigliamento permetteva alle ballerine di muoversi molto più facilmente, e non si nascosero più le gambe. La moda portava ancora una volta ad ammirare la bellezza del corpo umano, e si usava persino bagnare i vestiti, perché aderissero maggiormente. Poi venne l'invenzione rivoluzionaria del costume da ballo: il francese Maillot inventò il costume di maglia aderente. I primi erano delle vere e proprie calze lunghe, con mutandine aderenti dello stesso colore. Più tardi furon fatti in un sol pezzo, e naturalmente significarono ormai completa libertà per le gambe delle ballerine. Le gonne poterono tranquillamente accorciarsi sempre di più, w l'attenzione si accentrò sulle gambe e sui piedi invece che sulla testa e sulle braccia.
- Quando si incominciarono a usare le scarpine con la punta rigida? - chiese Judy.
- Non si sa bene - disse Rosalie. - Non ce n'è testimonianza prima del 1870.
- Eppure le ballerine sono raffigurate sulle punte molto prima di questa data.
- Oh sì, la danza sulle punte viene eseguita dal 1820 - disse Rosalie. - Ma si usavano le solite scarpine morbide.
- Doveva essere una tortura! - esclamò Judy.
- Chi inventò la punta rigida? - chiese Gerald.
- E' strano, ma non si sa - rispose Rosalie. - Si incominciò a usarla a poco a poco a partire dal 1870, ma non si sa chi l'abbia introdotta. - Mostrò una fotografia di una delle ultime paia di scarpine non rinforzate. - Queste sono nel Museo dell'Opera di Parigi - disse loro. - Risalgono al 1862. Vedete come la punta e i lati son ribattuti con cuciture? Il piede ne avrà avuto un certo sostegno, penso.
- A chi appartenevano? - chiese Judy.
- A una ballerina francese, Emma Livry.


[...]




Da: "Il balletto classico" di J. Selby - Lowndes