giovedì 31 marzo 2011

Quelle storie nate in carrozza

Pur senza incarnare un archetipo, il treno ha ispirato narratori e poeti a cominciare da Agatha Christie

Forse l'opera letteraria più famosa sul treno è "Assassinio sull'Orient Express", un romanzo di Agatha Christie, da cui fu tratto un film felice e fortunato che continuiamo a rivedere in televisione e ad acquistare anche in edicola. Il giallo della Christie, pubblicato nel 1934 (un anno dopo usciva in Italia da Mondadori), è uno dei più famosi con protagonista il detective Hercule Poirot, un personaggio entrato nella leggenda. Un delitto a bordo del treno che porta in Oriente, un imprevisto climatico, una bufera di neve che blocca per lunghissimo tempo il convoglio, complicando i piani dell'omicida, un caso complesso che alla fine Poirot, con la sua logica scintillante e barocca, risolverà. La tempesta di neve che blocca il treno creando una situazione innaturale a bordo, tramutandolo in un lussuoso ma non richiesto albergo, può essere paragonata alla bonaccia che paralizza la nave in mare, dilatando il presente, interrompendo il fluire naturale del tempo.


Certo se paragoniamo il più famoso romanzo ispirato a un treno a quelli che parlano della nave, da Melville con "Moby-Dick" a Stevenson, a Conrad, il confronto è spietato. Agatha Christie è un'ottima scrittrice, maestra nel suo genere, ma gli altri sono giganti, peraltro discendenti di Omero, l'autore del viaggio di Ulisse. E' evidente che il confronto sarebbe ingenuo in partenza. La nave in primo luogo esiste da sempre, inoltre non è solo una realtà tecnica, un mezzo di trasporto, ma un archetipo e in quanto tale opera nella letteratura e nella poesia. Dalle feluche fenicie di Ulisse, l'uomo all'origine si confronta che le acque, sacre, che dividono le terre. L'Arca di Noè, le imbarcazioni con cui l'uomo si avventura verso terre ignote, sono la realtà e il simbolo della nostra vicenda sul globo. L'invenzione della ruota fu fondamentale nella storia della tecnologia, ma non produsse mito.
Non può stupire quindi che la carrozza e, in seguito, il treno non abbiano generato una mitologia. Semmai, mentre celebrava il mezzo che lo portava a solcare le acque, il poeta sognava il volo, da Icaro con le sue ali fissate con la cera, a Fetonte, figlio del Sole, che precipita guidando il suo carro, ai sogni di macchine volanti di Leonardo, all'aeroplano, alla navicella spaziale che ci consentirà di atterrare sulla terra.


Il treno non è l'incarnazione di un archetipo, come la barca o l'aeroplano, ma un prodotto dell'evoluzione della ruota. Un mezzo di trasporto fondamentale e umile. Il treno viaggia su una strada ferma. Il percorso e la meta sono stabiliti, solo un incidente può cambiare il corso del viaggio.
Non a caso Agatha Christie ambienta la sua vera storia su un treno dal nome meritevolmente favoloso ed esotico, che porta a oriente, come favolosa ed esotica è la famosa Transiberiana, che si spinge in una terra fredda ed estrema. Sono due treni dotati di potente carica simbolica, conducono in mondi remoti.
Ma il treno comunque è presente in tante opere narrative e in molte poesie, senza assurgere a ruolo di protagonista. Forse il più importante racconto di viaggio in vagone ferroviario è quello di Robert Louis Stevenson, sommo scrittore di mare, in "Emigrante per diletto".
Il libro è il diario di un viaggio in America del giovane scrittore, su una nave per emigranti e quindi, dopo l'approdo a New York, su una serie di treni sempre popolati di emigranti, gente proveniente dall'Europa in cerca di lavoro, a differenza del giovane scrittore che si recava nel Novo Mondo per incontrare la donna di cui si era innamorato e che diverrà sua moglie. [...]
L'Orient Express, la Transiberiana, o i poveri treni per emigranti che però attraversano un continente vasto e sconosciuto: il treno per generare immaginazione a bisogno di ampie distese, di spazi inesplorati. Allora diventa una nave.


Più lesto delle fate, più svelto delle streghe,
rapido come gli Stivali delle Sette Leghe,
oltre le mucche e i cavalli distesi nei prati,
furioso come un assalto di soldati
tutto lascia alle spalle, tutto scompare,
come pioggia scrosciante dentro il mare.
E in un batter d'occhio stazioni dipinte,
un fischio, e scompaiono dietro le quinte.

Ecco un bambino che si sta arrampicando,
dei rovi, e il treno procede gridando,
un vagabondo sta fermo a guardare
e tanto verde che pare abbagliare!
Poi ecco un carro lontano filare
col carrettiere che lo deve guidare.
E poi un fiume, un ponte, un mulino:
un lampo e sono persi, con il pino.
(Da un vagone ferroviario di R. Louis Stevenson)


Da: Luoghi dell'infinito, Settembre 2010

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