giovedì 28 aprile 2011

Poetry reading day

Oggi in America si festeggia la giornata della "lettura della poesia", una cosa che in Italia, patria di grandi poeti, si è persa.

A VOCE BASSA
Filastrocca a voce bassa,
chi è di notte che passa e ripassa?
E' il principe Fine e non può dormire
perché ha sentito una foglia stormire?
O forse é l'omino dei sogni che porta
i numeri del lotto di porta in porta?
E' un signore col mal di denti
in compagnia di mille tormenti?
L'ho visto: é il vigile notturno
che fa la ronda taciturno:
i ladri scantonano per la paura,
la città dorme sicura.
(G. Rodari)

Nelle scuole la poesia viene proposta come sinonimo di metrica, studio a memoria e parafrasi mentre in realtà questa è sopratutto piacere cinestesico e ritmo.
Un buon modo di presentare una poesia potrebbe essere quello di scriverla alla lavagna, leggerla e farla leggere con ritmo variabile, suscitare un dibattito sulle emozioni che il testo provoca e solo a questo punto si può passare ad un'analisi più "tradizionale".
Un buonissimo strumento per far amare questa forma d'arte potrebbe essere quello di proporre giochi con le parole, così come proponeva Gianni Rodari nella sua "Grammatica delle fantasia".
Esempi di attività possono essere, oltre alla costruzione di binomi fantastici, i limerick e gli acrostici.

Alcune poesie e filastrocche adatte a tutte le età possono essere trovate su:

Share one Day: a painting

Con questo post intendo partecipare all'iniziativa proposta da Mens Sana "Share one day: a painting"

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Il quadro che è ho scelto è Composizione VIII di Vassily Kandinsky che alle medie ho dovuto riprodurre in formato A3 durante le vacanze estive.

Composizione VIII, olio su tela (1923)

Kandinsky, nelle sue opere è ossessionato dalla musica: avvertiva i colori come un "coro" da fissare sulla tela.
Il pittore russo era affascinato dalla totale astrazione che si può raggiungere tramite la costruzione musicale. Nei suoi quadri ogni colore rappresenta uno strumento particolare:
  • il giallo è la tromba;
  • l'azzurro il flauto;
  • il verde il violino;
  • il viola il fagotto;
  • l'arancione le campane tubolari;
  • il blu il contrabbasso.
Per questa teorizzazione Kandinsky studia il lavoro di Skrjabin, culminato con la composizione dell'opera "Prometeo".



Skrjabin introduce in nuovo concetto: le sensazioni coloristiche musicali secondo le quali si giungerebbe ad identificare la distribuzione dei suoni in rapporto allo spettro dei colori, in base ad intervalli musicali di quinta.

In quest'opera, inoltre, si ritrovano le principali figure geometriche di base, come il cerchio, il quadrato, il rettangolo che interagiscono con i colori.
Utilizzando come sfondo il bianco, Kandinsky rappresenta gli innumerevoli rapporti di forza e movimento che si possono stabilire tra figure geometriche e alcuni colori puri.

mercoledì 27 aprile 2011

Le mie mani

Un mare bianco, calmo, solcato da sottili onde di china blu da quatto soldi.
Un sordo rintocco di campane le accompagna mentre, come abili ballerine, solcano il pelo dell’acqua increspandolo appena. Dall’alto una piccola lucciola illumina tutto, proiettando strane ombre che sembrano rincorrersi senza una meta precisa al calar della sera.
Partito da un porto lontano un albero maestro fa capolino all’orizzonte lasciando dietro di se una scia nera di lettere sfocate.
Loro salgono, fiduciose di partire per un lungo viaggio. Un viaggio in terre sconosciute, come quelle che altre hanno narrato.
L’attraversata è lunga e alcune sono stanche e sbucciate ancora prima di partire, ma il nostromo è saggio e saprà guidarle attraverso tutte le insidie.
Mentre le lune si rincorrono in cielo quelle rimaste a casa scrutano lontano in cerca del veliero che, quando ha lasciato l’isola, sembrava giocare con la luce del pallido sole. Un andi rivieni costante, rassicurante, che le aveva ipnotizzate. Loro, quelle paurose, smaniano, si contraggono, consapevoli dell’occasione persa.
Sulla nave le altre collaborano, remando per raggiungere l’isola che si va materializzando all’orizzonte e, quando vi approdano, ripartono per una nuova avventura. Alla “Fonte della Felicità” sembrano non arrivare mai… Una rincorsa verso l’ignoto, verso un’”Isola che non c’è” che forse non esiste che nei sogni.
Poi, un giorno, il veliero inizia ad avvicinarsi sempre di più alla costa fino a rivelarsi per quello che è: una matita mossa dalle dita della fantasia. La “Felicità” è lì, in un tenero abbraccio tra due metà ingiustamente separate.

Carol l’ha sempre cercato quell’abbraccio. Anche oggi, seduta davanti a quel foglio bianco, vorrebbe che qualcuno la abbracciasse. Non qualcuno di astratto, irreale, vorrebbe che sua madre si alzasse da quella sedia e si decidesse a mostrarle un po’ di affetto.

La matita scorreva sul foglio, una lista di cose da riportare nella casa in cui sua madre ha sempre vissuto.

Prendi le coperte e le calze” le urlò dall’altra stanza.
Sì” rispose.

Era sempre stata un generale sua madre, una di quelle donne di un tempo; capaci solo di comandare a bacchetta; che oggi si ritrovano a dover dipendere dai figli.

Di lì a pochi giorni il Generale in grembiule tornerà a vivere in casa sua con un’estranea un po’ esotica a farle da guardiana.

La lista era quasi completa, restava solo da decidere se sostituire quegli orrendi strofinacci.
Da quando era piccola Carol non aveva mai visto in casa di sua madre uno strofinaccio con la S maiuscola, nato e concepito per essere usato per asciugare i piatti.
Le sue lenzuola rosa erano state sapientemente ridotte in brandelli dal Generale la vigilia della sue nozze con Ed. Squartate in rettangoli perfetti e riorlate con la vecchia macchina da cucire che dominava il salotto.
Ed non era mai piaciuto al Generale e quella ne era l’ennesima dimostrazione.

Mamma, ti ho comprato degli strofinacci nuovi”
Non li voglio. Tieniteli.”
Il viso di Carol iniziava a dipingersi di strane gradazioni di rosso, preannuncio dell’ennesima discussione. Carol non aveva voglia di litigare e ricacciò il drago rosso da dov’era venuto.
Dove sono i tuoi fratelli?” tuonò il Generale.
Non lo so.”
Perché non sono ancora arrivati?”
Non lo so.”
Max, Lisa e Alessandra erano abilissimi nello sparire nel momento esatto in cui Carol aveva più bisogno di loro.

Carol era la più piccola, quella che nelle famiglie normali sarebbe stata la preferita. Invece no.
Il Generale non l’aveva mai voluta: così esile, con i capelli rossi e ricci che le facevano un visino enorme, era arrivata quando ormai sua madre pensava di aver archiviato poppate e pannolini. Il suo nome, Carol, accumulava in se tutta la rabbia di sua madre: la zia Carolina era morta molti anni prima ma anche quanto era in vita era vietato parlarne. Abitava in una grande villa d’epoca ai piedi delle Alpi lasciatagli da uno degli uomini conquistati durante la guerra. Forse Carolina non aveva mai fatto nulla di male, ma per il Generale era la peggior donna sulla faccia della terra, il diavolo personificato e, quando guardava la figlia, rinnovava la sua occhiata peggiore.

Oggi non posso venire. Pensaci tu alla mamma”, Max risolveva sempre così, un freddo sms a cui Carol non avrebbe risposto. Su suo fratello non si poteva fare affidamento, ma lui era il preferito, il maschio. Colui che avrebbe portato avanti il buon nome di famiglia. Al Generale sembrava non importare che a sessant’anni Max non avesse ancora “trovato la sua strada”.

Mamma, Max non può venire. Ora preparo il pranzo e poi finiamo di fare le valigie.”
Pentola, acqua, sale, pasta, sugo, petto di pollo da cuocere alla piastra con poco olio e un pizzico di pepe. Acqua naturale, leggermente fresca, in bicchiere grande. Carol sperava di non aver dimenticato nulla per non innescare l’ennesimo rimprovero di sua madre. Il pasto era sempre un momento delicato e lo sarebbe sempre stato. Anni dopo ripensandoci avrebbe sognato di rimangiarlo all’infinito quel pollo alla piastra, con il Generale ancora li a rimproverarla.

Il pranzo volò in un silenzio teso e appena poté Carol si alzò, salì le scale e iniziò a fare l’ultima valigia. Le cose del Generale erano in due vecchi scatoloni polverosi che lei non aveva mai visto. Soffiando sul cartone ingiallito si alzò una polvere secolare che iniziò a volteggiare nella stanza.
Chissà dove le ha tenute queste scatole Lisa quando aveva la mamma a casa sua…” pensò Carol trattenendo gli starnuti. All’interno pezze di stoffa, vecchi vestiti a fiori e una scatoletta di legno poco più grande del suo portatile. Vecchie cartoline in bianco e nero con i bordi rovinati saltarono fuori appena Carol aprì il cofanetto.

Piccole gocce d’acqua iniziavano a scivolare lente sui vetri della camera. Una lieve foschia scendeva dalle nuvole sulla terra rendendo tutto ovattato, quasi nevicasse. Nella camera entrò un piccolo spiraglio di aria gelida che la fece tremare appena come una foglia rossa sul procinto di cadere dal ramo che l’aveva vista nascere. Tutti i muscoli le si tesero mentre una leggera pioggerella canticchiava a qualche metro dalla sua testa. I suoi pensieri volavano liberi oltre i nuvoloni grigi come faceva da bambina nelle giornate d’inverno quando era costretta a rimanere seduta davanti al camino. Le fiamme disegnavano paesi lontani, avventure di impavidi cavalieri e romantiche storie d’amore che forse lei non avrebbe mai vissuto.

Dietro alle cartoline piccole lettere regolari che Carol non riconosceva. Una scrittura seria, precisa, come non se ne vedevano più. Poche parole scritte con un inchiostro che una volta doveva essere statoblu ma che ora appariva sbiadito. Le aveva scritte tutte una stessa mano. Un uomo di nome Robert aveva scritto ogni mese a sua madre per più di cinque anni.

Robert era entrato nella via di Mia una fredda mattina di Gennaio del 1946 come un uragano e forse non ne era mai più uscito.
A nulla erano serviti i “no” poco decisi di Mia. Anche se non voleva ammetterlo quell’americano dall’aria da star del cinematografo l’aveva stregata.
All’inizio Robert la aspettava all’angolo della chiesa e la seguiva con lo sguardo mentre attraversava a passi leggeri la piazza, quasi volasse. Solo dopo molte settimane decise di avvicinarla con una scusa banale, ma tutti e due erano consapevoli che quelle due parole tra un giornalista americano e una graziosa casalinga italiana non erano altro che l’inizio di qualche cosa di molto più grande.
Attorno a loro nuvole di polvere si alzavano degli edifici distrutti dai bombardamenti. Grandi scheletri di cemento si leccavano le ferite senza sapere se sarebbero mai guariti. La fontana davanti alla grande facciata della chiesa, con i suoi zampilli fiochi, sembrava piangere per le ingiustizie della guerra. Tutto era distrutto e tutto sarebbe stato ricostruito negli anni a seguire.
All’interno di una camera il vapore che appannava lo specchio si stava dissolvendo lasciando intravvedere un grande letto dalla testata ebano. Mia era nuda. Si guardava. Era bella. Mia si guardava allo specchio per l’ultima volta. Sì, il controllo finale. L’importante era non fissarsi troppo a lungo dentro ai profondi occhi celesti, come stava facendo ora, perché era facile a quel punto non riconoscersi bene. Non riconoscersi più. Un ultimo sorriso a se stessa e a lui, che dormiva tra le lenzuola candide pensando di abbracciarla al suo risveglio. Il suo corpo, coperto solo da un sottile lenzuolo bianco, immobile nella penombra lo faceva sembrare un dio greco sceso in terra. Mia lo stava lasciando e lui non se ne rendeva conto.
Mia non sarebbe mai salita su quell’aereo che li aspettava per portarli verso il loro futuro. Mia amava Robert ma non poteva lasciare i suoi figli, la luce dei suoi occhi, e quell’uomo con cui aveva condiviso solo il letto per molti anni. Giovanni non le infiammava il cuore con un soffio, non la faceva fremere con il solo tocco delle sue dita, ma non poteva abbandonarlo.
Le settimane senza Robert sembravano non passare. Camminando sul piazzale della chiesa Mia cercava con lo sguardo una sagoma nera che esisteva solo nei suoi ricordi, o forse non era mai esistita.
Quando Mia cominciava a credere che tutta quell’avventura non fosse altro che un sogno iniziarono le cartoline. Attendeva la postina con trepidazione, come il palo in una rapina, poi riduceva i rettangoli di cartone in tanti piccoli pezzi che sparivano nel grigiore della stufa a legna.
Quella mattina era arrivata una cartolina da Parigi: poche parole e l’indirizzo a cui rispondere se si fosse decisa a scrivergli come lui la supplicava. Il sole illuminava la cucina mentre su un piccolo foglio bianco Mia si decideva a dare a Robert la notizia: era incinta.
Carol nacque otto mesi dopo in una fredda domenica di dicembre accompagnata dall’arrivo di una cartolina da Mosca. Giovanni avrebbe voluta chiamarla Maria ma lei decise di chiamarla Carol. Quella bambina non era un miracolo, era il frutto del suo amore per un sogno venuto dal North Carolina.
Robert continuò a scriverle per altri cinque anni ma Mia non gli rispose mai più. In un vecchio cofanetto iniziò a riporre ordinatamente tutte le sue cartoline sino a quando smisero di arrivare.

Uno scricchiolio la fece sobbalzare riportandola alla realtà. Carol prese tutte le cartoline e le rimise nella scatola giusto in tempo per non farsi sorprendere dal Generale che stava salendo le scale.
Per la prima volta Carol fissò sua madre. I grandi occhi blu di Mia si spostavano frenetici nella stanza cercando di evitare quelli della figlia.
Carol avrebbe voluto dirle milioni di cose ma le parole le morivano in bocca.
Quelle scatole le sistemo io”, tuonò Mia che si stava avvicinando alla figlia.
Mamma, ti voglio bene” fu l’unica cosa che Carol riuscì a dirle prima di uscire dalla stanza.

martedì 26 aprile 2011

Empathy doll

Nel 1996, in Svezia, Britt-Marie Egedius-Jakobsson durante la malattia terminale del figlio pensò ad un gioco che lo aiutasse ad esprimere emozioni e che gli fosse utile nei momenti di difficoltà.
La "terapia con le bambole" è stata perfezionata per uno scopo ben preciso: aiutare i malati di Alzheimer e di demenza senile a migliorare la loro qualità di vita, ma può essere usata anche in ambito psicoterapico o come strumento per esprimere più facilmente le emozioni ed elaborale l'affettività.


Queste bambole hanno il dono di creare un legame con chi le prende in braccio, per il peso e la forma, per i particolari tratti somatici e il collo mobile. Nelle versioni più grandi, inoltre, sono previste tasche interne che possono contenere sacchetti odorosi o piccoli dispositivi che riproducono il battito cardiaco o la voce.

Di Empathy doll ne esistono di diversi tipi:
  • i neonati;
  • Mandy alta 35 cm;
  • la serie Spectra Kids di 38 cm;
  • le bambole alte 65 cm;
  • le generation doll (nonni, genitori e bambini).

Qui ho trovato un piccolo commento della creatrice delle Empathy doll:

Nella mia esperienza maturata in molti anni di lavoro sia con i bambini sia con gli adulti, non c'è alcun dubbio sulla significativa influenza delle Empathy Dolls.
L'ispirazione è arrivata dalla mia convinzione che è importante creare dei prerequisiti per avere significative interazioni con il gioco. Il mio lavoro, per la realizzazione di una bambola che creasse un feeling con i bambini, risale al 1996, con la creazione della prima Empathy Terapy Doll. Nel corso degli anni sono seguite altre bambole ed animali, tutte con un comun denominatore: risvegliare le reazioni delle persone ed essere utilizzate come oggetti transazionali nel gioco e nella terapia. Per me è una grande soddisfazione che le mie creazioni siano state di sollievo durante la grave malattia che colpì il mio figlio più piccolo. Le Empathy Dolls di Joyk sono il risultato della creatività e dello sviluppo continuo di questo lavoro.

E' possibile trovare altre informazioni qui.

sabato 23 aprile 2011

Buona Pasqua

Nei miei sogni ho immaginato
un grande uovo colorato.
Per chi era? Per la gente
dall'Oriente all'Occidente:
pieno, pieno di sorprese
destinate ad ogni paese.
C'era dentro la saggezza
e poi tanta tenerezza,
l'altruismo, la bontà,
gioia in grande quantità.
Tanta pace, tanto amore
da riempire ogni cuore.

venerdì 22 aprile 2011

Giorno della terra



192 nazioni celebrano oggi, come ogni 22 Aprile, la Giornata Mondiale della Terra.
La giornata fu festeggiata per la prima volta nel 1970, in seguito al disastro petrolifero di Santa Barbara in cui l'esplosione di un pozzo petrolifero causò la fuoriuscita di moltissimo petrolio in mare aperto.



Per questa giornata si possono proporre moltissime attività per sensibilizzare tutte le fasce d'età alla tutela del nostro pianeta. Ecco qualche idea soprattutto per i più piccoli:
Molte sono anche le idee per creare giocattoli con materiali di riciclo:
Per avere qualche informazione in più su questa giornata basta dare un'occhiata al sito di Rai News 24 o al sito del partner italiano che sostiene questa iniziativa.

Le ragazze di William Shakespeare

Le ragazze sono come le mele sugli alberi.
Le migliori sono sulla cima dell'albero.
Gli uomini non vogliono arrivare alle migliori,
perché hanno paura di cadere e di ferirsi.
In cambio, prendono le mele che sono cadute a terra,
e che, per non essendo buone,
sono facili da raggiungere.
Perciò le mele che stanno sulla cima dell'albero,
pensano che qualcosa non vada in loro,
mentre in realtà "esse sono graziose".
Semplicemente devono essere pazienti e
aspettare che l'uomo giusto arrivi,
colui che sia così coraggioso da arrampicarsi
fino alla cima dell'albero per esse.
Non devono cadere per essere raggiunte,
chi avrà bisogno di loro e le ama
farà di tutto per raggiungerle.
La donna uscì dalla costola dell'uomo,
non dai piedi per essere calpestata,
né dalla testa per essere superiore.
Ma dal lato per essere uguale, sotto
il braccio per essere protetta e
accanto al cuore per essere amata.

William Shakespeare


La versione originale, in inglese, presentata con un calligramma è questa:

Girls are like
apples on trees. The best
ones are at the top of the tree.
The boys don't want to reach for
the good ones because they are afraid
of falling and getting hurt. Instead, they
just get the rotten apples from the ground
that aren't as good, but easy. So the apples
at the top think something is wrong with
them, when in reality, they're amazing.
They just have to wait for the right
boy to come along, the one
who's brave enough
to climb
all the way
to the top
of the tree.

giovedì 21 aprile 2011

La Settimana Santa

La Settimana Santa è la settimana in cui il Cristianesimo celebra gli eventi di fece correlati agli ultimi giorni di Gesù, ed in particolare la sua passione, morte e resurrezione.
In tutto il mondo è chiamata Settimana Santa quella che va dalla Domenica delle Palme al Sabato santo che precede Pasqua, cioè la domenica in cui viene ricordata la Resurrezione dai morti di Cristo.

La Settimana si apre con la Domenica delle Palme nella quale si celebra l'entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme. Nella liturgia cattolica in questa occasione viene letta la Passione di Gesù secondo l'Evangelista corrispondente al ciclo liturgico che si sta vivendo.
In quest'occasione è tradizione che i fedeli portino a casa un rametto di ulivo o di palma benedetti, per conservarli quale simbolo di pace.

Lunedì, Martedì e Mercoledì la Chiesa ricorda soprattutto il tradimento di Giuda.

Nel pomeriggio Giovedì Santo inizia il cosiddetto "Triduo Pasquale". In questo giorno viene celebrata la Messa in Cena Domini in cui viene ricordata l'Ultima Cena di Gesù, l'istituzione dell'Eucarestia e del sacerdozio. Viene inoltre riproposta la lavanda dei piedi effettuata da Cristo durante l'Ultima Cena.
Al termine della celebrazione gli altari verranno lasciati spogli, senza ornamenti e fiori, e le campane "legate".

Venerdì è il giorno delle morte di Gesù sulla croce. La chiesa celebra verso le tre del pomeriggio la Passione.

Il Sabato Santo si è soliti non celebrare l'Eucarestia. Viene invece celebrata la Liturgia delle Ore. Nella notte si celebra invece la solenne Veglia pasquale che, nella chiesa cattolica è la più importante celebrazione di tutto l'anno liturgico.


Risorse per vivere la Settimana Santa anche con i bambini:

mercoledì 20 aprile 2011

Museo senza porte

Anche le città credono d'essere opera della mente o del caso, ma né l'una né l'altro bastano a tener su le loro mura.
Italo Calcino, Le città invisibili, 1972


Al centro di Milano, a unire piazza del Duomo con piazza della Scala, tempio laico della musica, si trova una galleria coperta in verro e vetro sulla quale si affa
cciano gli eleganti negozi della città: un passage degno di una capitale, dove il flaneur può soffermarsi a parlare del tempo atmosferico senza timori.
Il progetto della Galleria Vittorio Emanuele II, a firma dell'architetto Mengoni, trova compimento il 15 settembe 1867 alla presenza del Re, che inaugura un edificio che è manifesto e programma della città.
Milano si affaccia al XX secolo assumento una precisa vocazione nell'ambito del nuovo Stato unitario: essere il centro propulsore del rinnovamento. Nelle sue vie e nelle sue periferie, in rapida crescita, si esprime un insieme nuovo e illuminato di stimoli e possibilità, che accendono l'immaginazione nutrita del dinamismo della moderna rea
ltà urbana.

Galleria Vittorio Emanuele II - Ottagono - Caffè ristorante Biffi

La proposta iconografica della Galleria del Mengoni colloca nell'ottagono al centro della crociera, le personificazioni di quattro continenti (Europa, America, Africa, Asia), mentre sugli archi dei bracci brevi, pone le allegorie delle attività umane: l'Agricoltura e l'Arte, di Eleuterio Pagliano e Raffaele Cosnedi, l'Industria e la Scienza, di Bartolomeo Giuliano e Angelo Pietrasanta, a monito per la comunità dell'importanza di non trascurare
gli ambi
ti nei quali si esprime il genio e si investe il patrimonio delle energie individuali e comunitarie.
La metropoli celebra così la laboriosità e il fermento dei suoi cittadini e della nuova classe sociale emergente, quella borghesia colta e produttiva che riconosce, nei termini iconografici, la propria operosità.
I commenti della critica e dei cittadini, sulla stampa di quei giorni, indicano le semilunette come le opere meglio riuscite dell'intero complesso decorativo: riferiscono d'immagini preziose ed eleganti, emergenti sul fondo oro, efficaci nella portata allegorica.
La città si pone quale modello vincente da guardare come esempio e, attraverso i sui "manifesti" dipinti, da ammirare.

A causa del deterioramento le semilunette sono state rimosse e arrotolate su un piccolo cilindro ligneo di quelli in uso per le scenografie del Teatro alla Scala e conservate per decenni nei depositi della Galleria d'Arte Moderna di Milano. Lo stato conservativo e le dimensioni imponenti, 34
0 x 387 cm con uno sviluppo di nove metri ciascuna, hanno reso difficile la loro movimentazione: sono state recuperate solo nel 2004, in occasione dei lavori di ripristino edilizio dell'edificio, d'inventariazione e riordino dell'intera collezione.
E' così iniziato un primo lavoro di salvaguardia consap
evole dei dipinti, avvolti con più corretto sistema di conservazione su quattro cilindri e, a seguire, il lavoro di studio preliminare compagno di ogni restauro.
Fin dal momento della loro riscoperta, il GAM ha scelto di procedere alla realizzazione in loco del restauro nella consapevolezza che si stava apr
endo un vero e proprio nuovo "cantiere" milanese.
La complessità del restauro lasciava infatti presagire la necessità di avvalersi delle esperienze di openstudio già realizzate dal Museo con coinvolgimento di figure professionali, fuori dalla logica di bottega, in una sinergia di competenze.

La scienza e L'industria prima del restauro

I quattro dipinti sono stati realizzati con la medesima tecnica esecutiva: tempera su tela con il fondo in oro zecchino. Gli strati cromatici sono sottili, assimilabili, nella costruzione, alla tecnica scenografica. [...] Si tratta di una tecnica pittorica scelta per essere eseguita con rapidità: le semilunette, infatti, erano state dipinte in soli tre mesi, poco prima dell'inaugurazione della Galleria.
Le opere hanno come supporto una tela ad armatura a saia che ha la peculiarità di unire leggerezza e resistenza, perfetta per le loro dimensioni e destinazione.
Le semilunette sono accomunate anche dalla medesima storia conservativa ed è per tale ragione che le procedure di restauro sono state e saranno analoghe per le quattro tele.

Il processo restaurativo è divisibile in sei fasi:
  • la costruzione del cantiere per la movimentazione delle semilunette e la loro distensione;
  • la pulitura della parte figurativa e del fondo in oro;
  • il consolidamento degli strati costitutivi del dipinto, dalla tela alla cromia;
  • la sutura delle lacerazioni tramite la tessitura di una tela apposita o la ritessitura con ago e filo;
  • la creazione di un supporto della tela con una rete di Kevlar;
  • un intervento estetico per portare gli inserti al tono della tela originale.
Attualmente le tele dell'Industria e della Scienza, già restaurate sono esposte al primo piano della GAM, mentre L'agricoltura e l'Arte sono in fase di restauro e sono visibili sempre al primo piano della Galleria



Da: Museo senza porte - La Galleria d'Arte Moderna nella Galleria Vittorio Emanuele II

Giri di parole V

Il silenzio è freddo ma la voce è calda

Avete mai sentito dire "voce calda", "carattere ruvido", "freddo silenzioso", "sorriso amaro", "prezzi salati", "colori squillanti" e via dicendo? Tutte queste espressioni sono esempi di un tipo di metafora particolare, che consiste nell'unire due parole che si riferiscono a sfere sensoriali diverse. Se ci pensate bene, la voce può essere bassa, o alta, ma non calda, visto che non sprigiona calore; un carattere non può essere ruvido, visto che non lo possiamo toccare; i sorrisi e i prezzi non si possono assaggiare; i colori non fanno rumore e non possono certo squillare.
I poeti si servono spesso di questa figura retorica, che permette loro di associare sensazioni diverse: per esempio Giosuè Carducci nella poesia "Il bove" ha scritto:

In divino del pian silenzio verde

per evocare il silenzio dei campi. Giovanni Pascoli nella poesia "Il gelsomino notturno" ha usato l'espressione pigolìo di stelle, per alludere al tremolare delle stelle della costellazione delle Pleiasi, simili a pulcini, e Fabrizio De André, nella canzone "Il sogno di Maria", ha scritto corsi a vedere il colore del vento, anche se il vento non ha colore.



Dimenticavo la cosa più importante: come si chiama questa figura retorica?
Si chiama sinestesìa, parola che in greco significa percezione simultanea, perché in essa vengono accostate simultaneamente percezioni appartenenti ai diversi sensi (vista, udito, gusto, tatto, odorato).


Da: Popotus, 6 novembre 2010

lunedì 18 aprile 2011

Era la sera la battaglia di Magenta

La Battaglia di Magenta è un episodio storico risalente alla seconda guerra di indipendenza italiana. Fu combattuta tra il 4 giugno 1859 a Magenta tra austriaci e franco-piemontesi.


A questo fatto si ispira una canzone popolare molto divertente da far mimare ai bambini che, giocando, apprendono anche i primi rudimenti sul cambio di ritmo.

Era la sera, battaglia di Magenta
Oh, che piacere vedere i cavalieri.
Cavalieri, al passo!

Era la sera, battaglia di Magenta
Oh, che piacere vedere i cavalieri.
Cavalieri, al passo! Al trotto!

Era la sera, battaglia di Magenta
Oh, che piacere vedere i cavalieri.
Cavalieri, al passo! Al trotto! Al galoppo!

Era la sera, battaglia di Magenta
Oh, che piacere vedere i cavalieri.
Cavalieri, al passo! Al trotto! Al Galoppo!
Con una mano!

Era la sera, battaglia di Magenta
Oh, che piacere vedere i cavalieri.
Cavalieri, al passo! Al trotto! Al Galoppo!
Con una mano! Con due mani!

Era la sera, battaglia di Magenta
Oh, che piacere vedere i cavalieri.
Cavalieri, al passo! Al trotto! Al Galoppo!
Con una mano! Con due mani! Con un piede!

Era la sera, battaglia di Magenta
Oh, che piacere vedere i cavalieri.
Cavalieri, al passo! Al trotto! Al Galoppo!
Con una mano! Con due mani! Con un piede! Con due piedi!

Era la sera, battaglia di Magenta
Oh, che piacere vedere i cavalieri.
Cavalieri, al passo! Al trotto! Al Galoppo!
Con una mano! Con due mani! Con un piede! Con due piedi!
Bum


Potete trovare la base sul testo:
"Suoni e musiche per i piccoli" di E. Maule e S. Azzolin, casa editrice Erikson

domenica 17 aprile 2011

Galleria d'Arte Moderna di Milano

Galleria d'Arte Moderna di Milano: la più grande collezione municipale di opere dell'Ottocento

La GAM di Milano ha sede nella villa ideata tra il 1790 e il 1769 su progetto di Leopoldo Pollack: Villa Belgiojoso.

Prospetto della facciata anteriore della Villa

La Villa è una costruzione di tre piani avente due ali avanzate più basse che vanno a delimitare una corte d'onore. Nella Villa si distinguono due facciate principali, delle quali è però la seconda, nascosta alla vista perché in affaccio sul giardino, ad essere la più importante dal punto di vista artistico e figurativo.

Veduta panoramica della Villa e del giardino

Il giardino all'inglese della Villa, il primo a Milano, è stato progettato su commissione del conte di Belgiojoso dall'architetto Pollack con la collaborazione del conte Ercole Silva. Oggi il parco, con al centro un laghetto, è aperto solo alle famiglie con bambini da 0 a 12 anni.

Il percorso espositivo inizia al pian terreno con le opere neoclassiche di Appiani, Bossi, Canova e Hayez. Proprio in una delle sale di questo piano (Sala III) venivano svolti fino a pochi anni fa i matrimoni civili.
Al primo piano, dopo lo scalone monumentale, tre intere sale di ritratti introducono ai capolavori del Romanticismo, della Scapigliatura, del Divisionismo e del Realis
mo. Sale monografiche sono invece dedicate ai fratelli Induno, Piccio, Cremona, Ranzoni,...
Conclude il percorso di visita la Collezione Grassi che si trova al secondo piano, con i suoi capolavori di pittura italiana ed europea del XIX secolo insieme ad alcuni manufatti orientali.

Veduta del Lago Maggiore dalla Villa di Ada Troubetzkoy 1872, Renzo Daniele

Durante la XIII Settimana della Cultura, la GAM ha presentato, ogni giorno, un quadro differente che, per diversi aspetti, poteva essere significativo in quest'anno di festeggiamenti per i 150 anni dell'Unità d'Italia.
Uno dei quadri selezionati è questo ritratto di Giuseppe Garibaldi realizzato da un autore anonimo nel 1850.

Giuseppe Garibaldi

Questo quadro, solitamente non visibile, ben ritrae i tratti che Alexandre Dumas ha menzionato nelle sue memorie, così come hanno fatto autori più famosi come Induno .


Garibaldi è stato però rappresentato anche su supporti meno "convenzionali" come orologi da tavolo e parascintille.
Dal punto di vista letterale, una descrizione originale di Garibaldi ci viene fornita da E. Gavazzoni del poema "I lunatici", che tra l'altro ha ispirato il film di Fellini "La voce della luna". In questo componimento l'eroe dei due mondi viene descritto come un uomo mosso da forti passioni, ma molto distratto e confusionario, che molto spesso confonde il passato con il presente.
Proprio questa descrizione dissacrante sembra calzare perfettamente al condottiero rappresentato nel quadro anonimo che veniva presentato.




Galleria d'Arte Moderna di Milano
via Palestro 16, Milano
Orari: da martedì a domenica dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.30
Ingresso gratuito

venerdì 15 aprile 2011

Le 5 Giornate di Milano in gioco

In molti musei ed uffici turistici milanesi viene distribuito un interessante opuscolo "Le 5 Giornate di milano 1848-2011" che vuole spiegare ai più giovani questo importante evento risorgimentale.


Con l'espressione le "Cinque giornate di Milano" ci si riferisce al periodo compreso tra il 18 e il 22 marzo 1848, nel quale Milano insorse e si liberò dal dominio austriaco.
Certamente fu uno dei più importanti episodi della storia risorgimentale italiana.
In quel tempo la città di Mila
no era la capitale del Regno Lombardo-Veneto, che faceva parte dell'Impero Austriaco. Il presidio dell'Impero Austriaco a Milano era comandato dal Maresciallo Josef Radetzky.
La dominazione austriaca era dura e, con le tasse, opprimeva quella che era la parte più prospera e sviluppata dell'Impero.
Il malcontento della popolazio
ne e il desiderio di liberarsi dal dominio austriaco crebbero sino a che, il 18 marzo 1848, la Città di Milano insorse.
Un'insurrezione che fu in grado di influenzare il corso della storia italiana e la decisione del Re di Sardegna Carlo Alberto che, dopo aver a lungo esitato, dichiarò guerra all'Impero Asburgico, approfittando della debolezza degli Austriaci in ritirata.


Per presentare in modo accattivante questo episodio storico è stato studiato un gioco dell'oca ad hoc. Nelle 63 caselle sono riassunti i fatti più importanti, i personaggi principali, lo scudo di Milano, ...
Anche il gioco in se stesso è nato durante una battaglia, ma molto più antica. Si dice, infatti, che il "Gioco dell'oca" sia stato inventato dalle truppe greche accampate sotto le mura di Troia. Un passatempo quindi, per rompere la monotonia di un lungo assedio. I soldati avrebbero riprodotto con il tipico tracciato a spirale la struttura delle mura della città.


Per informazioni: turismo.milano.it

giovedì 14 aprile 2011

Villa Necchi Campiglio

Un gioiello dell'architettura moderna nel cuore di Milano donato da Gigina Necchi Campiglio e Nedda Necchi nel 2001

Villa Necchi Campiglio - Milano

In Via Mozart 14, a Milano, sorge, immersa in un verde giardino Villa Necchi Campiglio. Realizzata tra il 1932 e il 1935 dall'architetto milanese Piero Portaluppi, la Villa, che si sviluppa su quattro piani, è una sontuosa dimora che, con gli ampi volumi interni, la preziosità dei materiali, le sontuose sale di rappresentanza racconta oggi, grazie anche agli ambienti perfettamente conservati, la storia, i riti, le mondanità, insieme alle quotidiane vicende dell'alta società milanese della prima metà del Novecento.

Foto storica - Villa Necchi Campiglio

Edificio chiave dell'opera del Portalippi, la dimora di Via Mozart sancisce l'ingresso della modernità nella tradizionale architettura della villa urbana, esprimendo le novità del Novecento e, nello stesso tempo l'estrosa fantasia creativa del progettista, che appare sempre estremamente libera e originale. La Villa è ricca di segreti ed invenzioni modernissime per il tempo: porte a scomparsa, porte a scrigno in metallo, uno dei primi ascensori privati, porta vivande elettrico, bagni con doccia a tre getti, ...

Biblioteca Necchi Campiglio

L'intervento successivo, realizzato dall'architetto Tomaso Buzzi nel secondo dopoguerra, contribuisce a una resa ancora più ricca e accogliente degli interni.

Sala da pranzo Necchi Campiglio
Sala da pranzo, rimaneggiata da Buzzi

Circondata da in ampio giardino e corredata da tennis e piscina, Villa Necchi Campiglio è un gioiello inalterato nel tempo, a sua volta arricchito da altre due gemme preziose: la straordinaria collezione di opere d'arte del primo novecento di Claudia Gian Ferrari, con lavori, fra gli altri, di Sironi, Martini e de Chirico; e la raffinatissima collezione di Alighiero ed Emilietta De' Micheli di arti decorative e dipinti del XVIII secolo in cui spiccano opere di Canaletto, Rosalba Carriera e Michele Marieschi.
La collezione Gian Ferrari appare come parte integrante della casa sostituendo, in molti casi, i dipinti che la famiglia Necchi Campiello hanno messo all'asta in favore della fondazione del Dott. Veronesi. La collezione De' Micheli, invece, occupa una stanza degli ospiti del primo piano.

Hall - L'Amante morta, Arturo Martini,1921

La Villa, poco conosciuta dagli italiani, è meta di turisti stranieri che cercano, tra le sue mura, il set del film di Luca Guadagnini "Io sono l'amore" presentato alla 66° Mostra del Cinema di Venezia.


La Villa, aperta grazia al restauro operato dal FAI, e visitabile dal Mercoledì alla Domenica con un prezzo d'ingresso di 8 euro, comprensivo di visita guidata.
Per arrivare è possibile prendere la Linea 1 della Metropolitana e scendere a Palestro o scegliere di scendere a San Babila. Se si è sulla linea 3 la fermata più vicina è Montenapoleone.

lunedì 11 aprile 2011

La Grecia classica

Per presentare in modo divertente la civiltà greca si possono utilizzare diverse risorse più o meno "tecnologiche".

"Olympos. Diario di una giovane dea adolescente", scritto da Teresa Buongiorno ed edito da Salani nella collana Gl'istrici, racconta la vita di una dea: Ebe, dea dell'eterna giovinezza. Nelle pagine del suo diario Ebe racconta della nascita del suo fratellino Efesto, i giorni nella scuola per diventare coppiera degli dei, le liti tra Era e padre Zeus, ...

Disegni da colorare sull'antica Grecia.

In Grecia è nato anche uno dei massimi eventi sportivi sopravvissuto sino ad oggi: le Olimpiadi.

Per spiegare il teatro greco può essere divertente partire dalla costruzione di una maschera, elemento basilare del teatro classico.

Su questo sito americano vengono proposte diverse attività relative all'antica Grecia. Molto carini sono gli dei realizzati a partire dai rotoli di carta igienica.

Com'è fatta una casa greca, e una nave?

mercoledì 6 aprile 2011

50 best ballet

Oggi sono andata a Milano e ho fatto due interessanti acquisti. Il primo, di cui parlerò oggi, è un cofanetto (3 cd) edito dalle EMI: "50 best ballet".

La copertina

I tre cd propongono alcuni dei più bei brani composti per le danza classica. In particolare:
  • cd 1 - I balletti di Tchaikosky
    partendo dal Lago dei cigni si passa per "La bella addormentata nel bosco" e si termina con la fiaba di Natale per eccellenza, "Lo Schiaccianoci";
  • cd 2 - I balletti russi
    solo per citarne alcune, sono presenti musiche tratte dal Don Quixote e della Bayadère, oltre a Cenerentola e molti altri;
  • cd 3 - I balletti francesi
    in cui sono presenti, ad esempio, "La fille mal gardée" , "Giselle",...
Penso che questo sia un ottimo strumento ad un prezzo veramente contenuto (io l'ho pagato 7,50 euro) sia per proporre dei classici durante una lezione di danza sia per proporre un ascolto diverso dal solito ma divertente.



Perché non partire da una suggestione sonora come "La danza del te" o "Danza cinese" che dir si voglia e chiedere ai bambini di immaginare cosa la musica stia raccontando?

lunedì 4 aprile 2011

Nuove prospettive per l'educazione ecologica

Dal diritto all'ambiente ai diritti dell'ambiente

Oggi si punta molto sulla competenza poietica tipica dell'uomo (U. Stoltenberg). Il compito dell'educazione, quindi, sarebbe quello di recuperare questa capacità progettuale.

L'etica ambientale, nel corso della storia, si è declinata in diversi modi:
  • nell'800 si puntava a conservare le risorse e si vedeva la natura come un oggetto dato e limitato;
  • con l'inizio del nuovo secolo la nuova visione puntava a preservare la natura ed è in questo periodo che nasce l'idea del parco. La natura, ora, è un oggetto culturale o un farmaco;
  • estensione della morale anche a soggetti non umani che porta ad una gerarchizzazione degli esseri;
  • la nuova sensibilità ecologica è un atteggiamento che nasce dalla relazione. Il valore non è determinato dall'utilità ma è intrinseco e nono conoscibile in tutte le sue componenti. I soggetti, che avrebbero tutti pari dignità, si inseriscono in un rapporto di coabitazione.
Smith ha lavorato molto sul rapporto tra diritto e terra e ha elaborato alcuni concetti che possono essere riassunti in:
  • la terra è madre del proprio diritto;
  • le linee segnano le regole nel "coltivare";
  • le regole dell'uomo devono essere poste in interazione con l'ambiente.
La legalità non è un'invenzione degli uomini ma nasce dal rapporto uomo-natura.
Nel diritto oggi si sta passando dall'idea di "diritto all'ambiente sano" all'idea di "diritto dell'ambiente ad essere sé stesso".

domenica 3 aprile 2011

I nani di Mantova

"I nani di Mantova"; pubblicato nell'anno della morte di Gianni Rodari; nasce da due fonti d'ispirazione: la città di Mantova e il melodramma italiano e, in particolare, il Rigoletto.

Al piano terra del palazzo ducale di Mantova esiste una stanza detta "dei nani". L'"Appartamento dei nani", in cui le camere sono costruite con soffitti bassi e colorate, è stato considerato per molto tempo la residenza dei famosi nani gonzaghesi, raffigurati anche nella più famosa Camera degli sposi.


Nel 1979 lo studioso Renato Berzaghi smascherò l'errore storico e dimostrò le corrispondenze fra la riproduzione gonzaghesca e la "Scala Santa" di San Giovanni in Laterano (Roma).

A Palazzo Te, edificio monumentale fatto costruire tra il 1524 e il 1534 da Federico II Gonzaga, si può ammirare la Sala dei Giganti. Realizzata tra il 1532 e il 1535 è la stanza più grande dell'edificio. La caratteristica più rilevante della sala è che la pittura la ricopre completamente ed ininterrottamente su tutte le superfici disponibili.


Nella cupola è rappresentato Giove che sconfigge i Giganti con un fascio di fulmini. I Giganti sono rappresentati a partire dal pavimento mentre stanno cercando di ascendere all'Olimpo

Il Rigoletto è un'opera in tre atti di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave.
In particolare nell'opera di Rodari, oltre al duca di Mantova vengono ripresi i personaggi di Rigoletto, buffone di corte, di sua figlia Gilda e del bravo Sparafucile, che Rodari chiama però Capitan Bombardo. Questi personaggi, forse a noi oggi sconosciuti, erano popolarissimi anche tra i bambini negli anni '60 in quanto rappresentavano in genere molto in voga: il melodramma, dal greco canto e azione scenica, sinonimo di opera lirica.


I nani di Mantova

Nel Palazzo Ducale di Mantova, reggia di Gonzaga, c'è un curioso appartamento che sembra stato ideato e costruito per ospitare un popolo di bambole. Stanzine, salottini, corridoietti, tutto in miniatura, tutto come in un giocattolo.
Capricci di signori del tempo andato, capricci di architetti; ma non è una casa per le bambole, è l'appartamento dei nani di corte.
Qui, una volta, sostarono insieme un gruppo di ragazzi e uno scrittore.
Insieme immaginarono una storia di nani, ma anche di uomini e di giganti. La scrissero, la illustrarono con grandi disegni, come fanno i cantastorie.
Poi la portarono in corteo per le strade di Mantova, cantando e recitando accompagnati da un'orchestra di tamburi, di padelle e coperchi, di latte e di bidoni.
Questa è la storia scritta - alla maniera dei cantastorie - parte in versi e parte in prosa.

Signori e buona gente,
venite ad ascoltare:
dei nani le avventure
vi andremo a raccontare.

A Mantova sul Mincio,
nel Palazzo Ducale,
vivono i gran signori
in cinquecento sale.

I nani stanno sotto,
in un appartamento
dove il soffitto quasi
toccava il pavimento.

Vivono là sepolti
come animali in gabbia
e d'essere nati nani
provano immensa rabbia.

Spesso la sera, prima di addormentarsi, i nani parlavano sottovoce della loro sventura:
- Ah, perchè siamo così piccoli mentre il Duca è tanto alto?
- Anche il capitan Bombardo, che comanda le guardie, è alto, altissimo.
- Perfino Rigoletto, il buffone di corte, è più alto di noi.
- Ah, perchè siamo tanto piccoli...
- Forse per colpa di una stregoneria...
- Forse perchè ci danno poco da mangiare...
- Potrebbe pure essere colpa nostra: noi non facciamo mai ginnastica.
- E dormiamo con la berretta da notte in testa.
Per tentare di aumentare la loro statura cominciarono a fare vari esperimenti.

Uno provò a mangiare
un parmigiano intero:
gli crebbe assai la pancia,
ma la statura, zero.

Uno provò a dormire
senza la cuffia in testa:
si busca il raffreddore, ma sempre nano resta.

Provano la ginnastica,
la danza sulle mani,
l'acrobazia, l'atletica...
ma son rimasti nani.

A volte il buffone di corte, il famoso Rigoletto, li scherniva e beffeggiava:
- Volete diventare più alti? Ma è facile: tutte le sere prima di andare a letto dovete innaffiarvi i piedi, crescerete come piante di fagioli.


Rigoletto e i nani

Il più piccolo dei nani, chiamato per l'appunto Fagiolino, prese una coraggiosa decisione e disse ai suoi compagni:
- Ci dev'essere un segreto per crescere, andrò in città a cercarlo e non tornerò se non l'avrò trovato.
Ecco l'intrepido nanetto che va in esplorazione per le strade della città di Mantova. Va e va, egli capita in un edificio chiamato Palazzo Tè ed entra nella sala dei Giganti.
Al chiarore della luna che penetra dal cortile, egli vede dipinti sulle pareti uomini molto, molto più grandi del Duca e di Capitan Bombardo. Sono i giganti della vecchia leggenda, che stanno dando la scalata all'Olimpo, dove siede Giove, re degli dèi. Ma Fagiolino non ha studiato la mitologia greca. Egli si rivolge fiducioso ai giganti e dice loro:

Signori, per favore,
vogliatemi spiegare
per diventare grandi
cosa bisogna fare.

Per un po' le grandi figure lo ascoltano in silenzio. Invano il nanetto le prega di rivelargli il loro segreto.
Uno di loro finalmente si muove a compassione e parla così:
- Amico, vuoi sapere perchè tu e i tuoi compagni siete dei nani? Perchè vivete nell'appartamento dei nani. Hai capito?
- No. Ho sentito ma non ho capito.
- Molta gente sente e non capisce. Va' e rifletti. Forse capirai.
Fagiolino corre a casa per riferire ai suoi compagni lo strano messaggio, ma non fa in tempo ad aprir bocca perchè sta arrivando capitan Bombardo facendo tintinnare la spada e schioccare la frusta.

Venite all'adunata,
buffissime creature
il Duca vuole ridere
e la duchessa pure.

Alla presenza dei Sovrani il buffone Rigoletto, faccia ed anima cattiva, propone che i nani, per divertire la corte, facciano la lotta tra di loro. Ma guai a chi non si batterà sul serio, guai a chi fingerà soltanto di colpire.

Oggi per dar nuovissimo
spettacolo alla corte
si vuole qui vedere
chi di voi sia il più forte.

I nani, costretti a combattere l'uno contro l'altro, provano tanta rabbia e umiliazione che la sera stessa decidono di fuggire dal palazzo. Mentre si aggirano per strade e stradine buie e deserte, senza saper che fare e dove andare, odono passi affrettati, frastuono di armi e la voce tonante del capitan Bombardo che ordina ai suoi uomini di frugare tutta Mantova per rintracciare i fuccitivi:

Cercateli, scovateli, stanateli,
prendeteli, legateli, picchiateli!
Se non li troverete,
tutti in prigione andrete.

I poveri nani tremano di paura, ma ecco che si sentono chiamare dalla voce gentile di una fanciulla:

Venite in casa mia,
io vi darò ricetto.
Sono la bella Gilda,
figlia di Rigoletto.

Così avvenne che quella notte i nani si nascosero proprio in casa del loro nemico, il buffone di corte.
Gilda è così dolce con loro che essi non le dicono nulla delle cattiverie di suo padre. Una nana un po' indovina, però, non riesce a prendere sonno e canta fra sé:

Su questa casa sento
odore di sventura,
per Gilda e Rigoletto
provo una gran paura.

(Tanti anni dopo, difatti... Ma questa è un'altra storia, che non c'entra con la nostra. Se vi capita, andate a sentire l'opera "Rigoletto", di Giuseppe Verdi, e saprete tutto).
La mattina seguente i nani ringraziano la bella Gilda e si spargono in cerca di lavoro nei quartieri della povera gente, dove in generale sono accolti come fratelli, anche se un po' piccoli. Sul lavoro, poi, non si nota nemmeno, perchè sanno lavorare esattamente quanto gli uomini e le donne più alti di loro.
Il coraggioso nanetto Fagiolino che aveva girato il mondo comincia a capire le misteriose parole del gigante:
- Ecco, egli pensa, da quando abbiamo lasciato la casa dei nani siamo già un po' meno nani di prima... La gente ci rispetta. Ho trovato perfino una ragazza che mi chiama "signor Fagiolino"...
Quando capitan Bombardo fruga le case per cercarli e punirli, la gente li nasconde sotto la cappa del camino e nei cassetti del comò, senza dar retta al bando del tonante capo delle guardie, che dice:
"Udite, udite, udite!
I nani di Sua Altezza il Duca sono stati rapiti da ignoti malandrini. A chiunque darà informazioni che possano condurre alla loro liberazione, il nostro Serenissimo sovrano regalerà un paiolo per la polenta pieno di zecchini d'oro.
Chiunque li nasconda, invece, riceverà cento volte il paiolo sulla testa, ma senza zecchini".
A sentire quella voce terribile i nani tornano a tremare come la notte della loro fuga. Ma la buona gente li protegge e dice alle guardie:
- I nani? Li abbiamo visti che nuotavano nel lago.
- I nani? Ne abbiamo visto uno che scappava travestito da topo, ma il gatto l'ha mangiato.
Ci sarebbe pure un vecchietto che brontola, accarezzandosi i vecchi baffi:
- Però, un paiolo pieno di zecchini... Chi sa quante belle bevute...
- Buono, - gli dicono i suoi figli - buono e zitto. Bevete questo, che è vino onesto.
Avuto il suo bicchierino, il bravo vecchietto si acquieta.
I nani se la cavano con la paura. Passato il capitano Bombardo, come passano i temporali, anche quelli che fanno più fracasso, i nani riprendono pacificamente il loro lavoro:

Uno fa il pescatore
e piglia i pesci assai,
perchè lui sa i proverbi,
Perciò non dorme mai.

Questo fa l'ombrellaio,
mestire un po' curioso
che per farlo contento
ci vuol il ciel piovoso.

La nana fa la sarta,
è molto ricercata:
lei fa una veste nuova
con una veste usata.

Questo fa il panettiere
e piace ai bambinetti
perchè nelle pagnotte
ci mette anche i confetti.

Il noto Fagiolino
studia per ingegnere:
l'altezza dei giganti
misurerà a dovere.

Un brutto giorno capitano Bombardo seppe da uno dei suoi spioni dove avevano trovato rifugio i nani. E una brutta mattina, con cento guardie, egli diede l'assalto al quartiere in cui essi vivevano mescolati alla povera gente.
Mentre dirigeva le operazioni si mostrava tanto sicuro del successo che cantava, accompagnandosi con una chitarra scordata:

Scusatemi signori,
se arrivo un po' in ritardo
E' giunta la vendetta
di capitano Bombardo.

Ma i nani, stavolta non ebbero paura. In altezza erano rimasti come erano, ma in cuore erano cresciuti. Tutti avevano un cuore da uomini coraggiosi.
Essi affrontarono senza tremare il capo delle guardie, usando come armi i loro strumenti di lavoro: il pescatore gli dava la canna in testa e pescava le guardie con la sua bilancia, come fossero trote o lucci; l'ombrellaio ficcava la punta dell'ombrello nella pancia di chi gli si parava davanti, mentre la sarta gli bucava il di dietro con i suoi aghi; il panettiere aveva preso dal suo forno tizzoni ardenti che lanciava come fossero razzi; Fagiolino, poi, maneggiava la riga, il compasso e la squadra come fossero sciabole e spade. Al capitano Bombardo, che anche la gente del quartiere bersagliava da tutte le parti per dar man forte ai nani, non rimase che battere in ritirata. E fu la nana sarta, la quale oltre ad essere un po' indovina era anche un po' canterina, a intonargli l'ultima strofetta, che diceva:

Va' Capitan Bombardo
riporta a tutti quanti
che uniti pure i nani
diventano giganti.

E tutti, nani e no, fecero coro, là nella bella città di Mantova.


La favola è finita,
noi ce ne andiamo via,
di cuore salutiamo
tutta la compagnia.


Testo del racconto tratto dal sito progettodiabete.it

venerdì 1 aprile 2011

Canto e voce

Quando parliamo, e sopratutto quando cantiamo, entrano in gioco diverse parti del corpo:
  • le gambe e i piedi che dovrebbero assumere la posizione neutra;
  • pancia, diaframma, petto, polmoni e spalle;
  • la gola e le corde vocali;
  • la bocca, che è composta da palato, lingua e denti;
  • la testa;
  • gli occhi specchio della concentrazione visiva;
  • le orecchie.


Esercizi basilari sono quelli che mirano a sviluppare il diaframma in quanto è questo muscolo che permette ai polmoni di espandersi e, successivamente, di rilasciare in modo molto graduale l'aria.

Guardando al suono emesso, le voci possono appartenere a diversi registri:
  • per le donne
soprani leggeri
soprani
mezzi soprani
contralti
  • per gli uomini
tenori
baritoni
bassi
  • per gli uomini con tessitura femminile
sopranisti
contraltisti
  • voci bianche e sopranini


Questo brano, "Tourdion", viene cantato a tre voci: la melodia viene affidata ai soprani, la seconda voce viene resa dai contralti-mezzi soprano, mentre la terza è resa dai tenori e dai baritoni.