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martedì 5 marzo 2013

Post scuola: dipingiamo la neve

Nel giardino della nostra scuola c'è ancora un po' di neve e così ho proposto un'attività divertente con i rimasugli.
Per prima cosa abbiamo riempito con i cucchiaini da caffè dei vasettini di yogurt cercando la neve negli angoli più ombrosi del cortile.
Arrivati in classe abbiamo rovesciato la neve sui fogli e ognuno l'ha sparpagliata a piacere.


Poi con i nostri acquerelli auto-costruiti abbiamo colorato la neve usando solo i colori blu e rosso. I bambini hanno osservato che, quando la neve si scioglieva e i colori si mischiavano, si formavano macchie viola.



Mentre aspettavamo che si asciugasse tutta l'acqua abbiamo appoggiato i disegni su un sacco nero tenendoli d'occhio ogni tanto.
Una volta asciutti i disegni sono bellissimi visti in controluce: tante sfumature, nuovi colori, nuove trasparenze, effetti diversi, ...

venerdì 18 gennaio 2013

Post scuola: laboratorio artistico 3

Dopo aver sperimentato gli acquerelli auto-prodotti, ci stiamo dedicando adesso al disegno e all'uso delle matite colorate.

Abbiamo iniziato questo percorso osservandoci per bene allo specchio e provando a disegnarci il più accuratamente possibile, prestando attenzione alla forma del viso, del naso, degli occhi, al colore dei capelli, ... Lo specchio è rimasto sul tavolo per tutto il tempo, in modo da permettere a tutti di osservarsi anche in corso d'opera.

Matteo, 6 anni

Attorno alla propria faccia, ogni bambino ha potuto disegnare le cose che maggiormente ama che possiede o che vorrebbe avere. Inoltre ognuno ha potuto ritagliare un giocattolo scegliendolo da un catalogo natalizio di una nota catena.

Lara, 8 anni

Le difficoltà maggiori, in questo lavoro, sono state senza dubbio quelle di osservare attentamente provando a riprodurre sulla carta quello che si è visto, lasciando momentaneamente da parte la fantasia e il puro disegno libero.
Ognuno ha cercato di disegnare tutte le parti del proprio viso colorandole il più fedelmente possibile.

Chiara, 7 anni

Anche decidere cosa disegnare non è stato semplicissimo, ognuno ha dovuto pensarci bene e molte scelte hanno risentito delle vacanze natalizie appena terminate.

Giorgia, 7 anni

Molti hanno manifestato anche difficoltà nell'utilizzare le matite colorate perché abituati a scuola ad usare i pennarelli.

mercoledì 12 dicembre 2012

Post scuola: decorazioni di natale 1

Anche al post scuola si inizia a respirare aria di Natale...


Come prima decorazione abbiamo usato come base un mandala natalizio con a tema una stella. Ogni bambino ha potuto scegliere liberamente come colorare il disegno senza che io abbia fornito nessun tipo di informazione sulla colorazione del mandala.
L'unica indicazione è stata quella di lasciare bianco qualche settore che è stato poi ritagliato e "riempito" con della carta di alluminio per uso alimentare.



Per rendere "più rigido" il tutto il disegno è stato attaccato su del cartoncino nero che nasconde anche i ritagli di carta di alluminio.

venerdì 2 novembre 2012

Attività all'aria aperta: Picasso a Milano

Sfruttando il ponte sei Santi eccomi di ritorno a Milano essenzialmente per visitare la mostra più attesa dell'anno: "Picasso - Capolavori dal Museo Nazionale Picasso di Parigi".


La mostra, nonostante sia aperta dal 20 Settembre, riscuote ancora moltissimo successo e lo dimostra la fila che ho trovato ad attendere l'apertura alle 9.15. Dopo una mezz'oretta di attesa nei cortili di Palazzo Reale un addetto alla sicurezza ci ha fatto salire lo scalone diretti alla biglietteria (biglietto intero 9,00 euro) e al ritiro dell'audioguida ( 5,00 euro).

La prima parte della mostra; accessibile anche senza biglietto; presenta documenti, locandine e pagine di giornali che mostrano l'accoglienza di Milano per Picasso durante la sua ultima esposizione in città. Era il 1953 e, dopo Roma, Picasso richiamò nelle sale di Palazzo Reale circa duecentomila visitatori per quella che fu una delle prime mostre in questa sede espositiva.


La mostra del 1953 riscosse moltissima fortuna anche per la presenza del famossimo quadro "Guernica" dipinto da Picasso come risposta al primo massacro di civili inermi della storia. Inizialmente, però, il quadro non doveva essere esposto ma Picasso venne convinto da Attilio Rossi a portare la grande opera a Milano promettendogli una magnifica cornice: la sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, bombardata durante il secondo conflitto mondiale.


Nella mostra attuale l'opera non è presente, ma la sua presenza viene resa con l'uso di un'immagine video-proiettata e di alcuni bozzetti preparatori.
Nella stessa sala è presenta un'altro quadro di forte rilievo civile: "Massacro in Corea" del 1951.


Il quadro, che richiama un dipinto di Goya, nel 1953 non venne esposto a Roma per ragioni diplomatiche mentre Milano scelse di renderlo visibile nonostante l'avversione statunitense per la tela.

Il percorso espositivo, da questo momento, inizia a seguire un andamento più cronologico che permette di cogliere le evoluzioni stilistiche del pittore iberico, dalle origini fino alla morte passando per tutti i suoi "periodi".
Il quadro che ho apprezzato maggiormente del "giovane Picasso" è sicuramente "La morte di Casagemas":


nel quadro, preludio del periodo Blu dell'artista, è ritratto un amico di Picasso con cui il pittore si era recato a Parigi. Il giovane Casagemas, innamoratosi di una fanciulla parigina, non ricambiato decise di uccidersi sparandosi alla tempia.
I colori e i tratti ricordano molto l'opera di un'altro grande pittore del '900: Van Gogh, che Picasso ha modo di osservare a Parigi.
Rappresentativo del periodo Rosa è invece un'altro quadro: "I due fratelli".


Quadro questo, del 1906, che rappresenta forse due acrobati di un circo in una posa plastica, soprattutto il maggiore, che ricorda le statue classiche presenti al Louvre.
L'evoluzione artistica di Picasso lo porta quindi ad attraversare un periodo che risente molto dell'arte africana, analizzata nella sua componente estetica che porteranno il pittore, dopo attenti studi ad approdare al famoso quadro "Les Demoiselle d'Avignon" (non presente alla mostra). Nel percorso espositivo è presente uno di questi studi per una figura maschile che non verrà poi realizzata:


Il soggetto ritratto in questo studio del 1906 è lo stesso Picasso e si può notare come lo studio della figura umana stia portando il pittore verso un appiattimento delle forme.
Questo processo porterà Picasso verso il cubisto, ben rappresentato ad esempio dall'opera del 1911: "Uomo con chitarra".


Picasso esplorò anche la tecnica del collage che gli permise di fondere pittura e scultura, arte e vita utilizzando per queste opere oggetti di uso quotidiano affiancati a ritagli ed elementi pittorici ispirati dai caffé parigini.
L'esplorazione di Picasso, che si era spinta fino agli estremi delle avanguardie, ebbe intorno agli anni 20 del '900 un ritorno al classicismo ispirato da un viaggio che l'artista fece in Italia. Sono di questo periodo capolavori come "Ritratto di Olga in poltrona" e "Paulo nei panni di Arlecchino".


La donna raffigurata in questo dipinto, la ballerina Olga Chochlova, divenne dopo una relazione con il pittore sua moglie. Picasso trasse ispirazione per questo quadro da una foto che venne scattata alla consorte.
Ad ispirare invece questo quadro fu Paulo, figlio del pittore e di Olga, che qui viene rappresentato all'età di 3 anni con indosso i vestiti di Arlecchino in una sorte di fusione di identità con il padre che soleva usare Arlecchino come alter ego.


Le donne della sua vita ispirarono sempre le opere di Picasso: dopo alcuni anni di matrimonio il pittore iniziò un rapporto extraconiugale con Marie Terese Walter, giovanissima ragazza bionda dai lineamenti molto procaci, che ispirò opere come "Nudo sdraiato" del 1932 in cui la sessualità viene giustapposta alla fertilità della terra.


La figura di Marie Terese si ritrova, iconograficamente, anche nel quadro "Corrida: la morte del torero", dipinto del 1933 che si presta a molteplici interpretazioni.


Picasso, molto appassionato a questo tipo di intrattenimento, dagli anni '30 inizia ad utilizzare il toro come simbolo della sua identità spagnola e più profondamente come rappresentazione di sé stesso. In particolare, in questo dipinto che rappresenta un toro che incorna il cavallo del torero che viene poi disarcionato, i critici hanno visto nel toro lo stesso Picasso, nel cavallo ferito la moglie Olga e nel torero l'amante Marie Terese.
Questa relazione amorosa con Marie Terese Walter terminò quando il pittore si innamorò di Dora Maar, donna forte, pittrice e fotografa dal temperamento ardente che Picasso cercò di rendere in uno dei suoi capolavori con colori forti e linee spigolose.


Dopo la fine della relazione con la Maar Picasso incontrò in una fabbrica di ceramica una studentessa, Françoise Gilot con la quale si sposò ed ebbe due figli. Fu lei, l'unica, a lasciare l'artista stanca delle sue infedeltà.
A questo periodo (1953) appartiene il quadro intitolato "L'ombra".


L'ombra è lo stesso Picasso che entra nella camera da letto che ha condiviso con la giovane Françoise. Lo spettro di lei, nuda sul letto, e dei bambini (rappresentati dal carro giocattolo in alto a sinistra) sono ancora presenti nella stanza e vengono catturati dalla tela del pittore.

L'ultimo periodi di vita di Picasso è contraddistinto da una grande prolificazione artistica: per cercare di sopperire le carenze fisiche, il pittore produce moltissimi quadri che celebrano i grandi maestri del passato e soprattutto Rembrandt a cui si ispira in due tele presenti alla mostra: "Musicista" (1972) e "Il matador" (1970). In particolare il secondo quadro risulta interessante in quanto Picasso si rappresenta come una via di mezzo tra un matador (simbolo delle sue origini spagnole) e un moschettiere (simbolo della sia ammirazione per gli antichi maestri).

La mostra termina con una grande tela del 1969: "Il bacio", in cui un uomo vecchio (Picasso) bacia una giovane donna dai lineamenti esotici.


La mostra, secondo me molto curata nell'allestimento, permette di assistere, lungo le sale di Palazzo Reale, all'evolversi dell'arte di Picasso ammirando da molto vicino capolavori inestimabili ormai patrimonio della storia dell'arte moderna.
Nonostante la grandissima affluenza di pubblico, soffermarsi sulle diverse opere, osservarle da vicino ed ascoltare l'audioguida non è stato per nulla faticoso ed anche i bambini mi sono sembrati molto coinvolti dall'audioguida preparata apposta per loro e segnalata molto bene con un disegnino.

venerdì 22 giugno 2012

Venerdì del libro: una baby sitter portata dal vento...


Nel 1934 una giovane scrittrice australiana conosciuta con lo pseudonimo di Pamela Lyndon Travers (Travers era il nome del padre) diede alle stampe le avventure della più famosa baby sitter del mondo: Mary Poppins.
Il personaggio di Mary Poppins è molto interessante per molti aspetti: in primo luogo è in parte autobiografico, in fatti Pamela Lyndon Travers fu per un certo periodo essa stessa una baby sitter. Inoltre Mary Poppins si presenta come un personaggio sovversivo, in un'epoca in cui le tate dovevano insegnare e trasmettere i valori più rigidi e le regole più rigorose della società.

Un aspetto oggi anacronistico è il fatto che nei libri non si incoraggia la creatività dei bambini: ai bambini è consentito solo l'accesso ad un mondo in cui altre persone hanno delle avventure e ai piccoli è solo chiesto di guardare. 


Il primo romanzo, dal titolo "Mary Poppins", è quello che ha ispirato il famoso film Disney. L'adattamento cinematografico non piacque molto all'autrice: la Mary dei libri ha infatti un carattere più collerico e vanitoso ma soprattutto a Pamela non piacquero le parti in cui compaiono cartoni animati, parti che Disney si rifiutò di eliminare.


Forse non molti sanno, però, che a questo romanzo ne seguirono altri: Mary Poppins ritorna (1935), Mary Poppins apre la porta (1943), Mary Poppins nel parco (1952), Mary Poppins dalla A alla Z (1962), Mary Poppins in cucina (1975), Mary Poppins in via dei Ciliegi (1982) e per finire Mary Poppins e i vicini di casa (1988). Tranne Mary Poppins dalla A alla Z e Mary Poppins in cucina tutti i romanzi sono stati pubblicati in italiano, anche se quello che ha maggiormente riscosso successo di pubblico è stato il primo.


Le illustrazioni originali dei libri furono curate da Mary Shepard, figlia d'arte: suo padre, tanto per avere un'idea, lavorò con AA Milne alla creazione di Winne the Pooh.


Con questo post partecipo al "Venerdì del libro" di Homemademamma.

sabato 5 maggio 2012

Buona festa dei bambini

Buona festa dei bambini a tutti!!


Video che mostra come realizzare un bel "quadretto"
rappresentante dei koinobori svolazzanti con i 
colori a tempera

venerdì 23 marzo 2012

Venerdì del libro: Beatrix Potter

Oggi, più che di un libro in particolare, vorrei parlarvi di una scrittrice inglese per il Venerdì del Libro di Homemademamma. La scrittrice in questione, di cui ho già parlato qui, è Beatrix Potter, scrittrice ed illustratrice nata nel 1866.


I personaggi creati dalla matita di questa giovane; destinata dalla famiglia ad occuparsi delle faccende domestiche; sono ispirati ai piccoli animali che Beatrix porta a casa o che osserva durante le sue vacanze in Scozia.

Peter Rabbit

La sua prima pubblicazione, "The tale of Peter Rabbit", faticò a trovare un editore ma, una volta trovato il libro e i successivi ottennero moltissimo successo.

Miss Moppet

In tutto Beatrix Potter scrisse 23 libri, pubblicati originariamente in piccolo formato.

In commercio vi sono ora moltissimi testi che ripropongono in diversi formati ed in diverse lingue i racconti di Beatrix Potter. Addirittura, per l'uscita del DVD Miss Potter, è stato pubblicato "Il mondo di Beatrix Potter" che veniva venduto insieme al film.

venerdì 16 marzo 2012

Venerdì del libro: Marcovaldo ovvero le stagioni in città

Oggi, per il "Venerdì del libro" di homemademamma, vi presento un classicissimo: "Marcovaldo ovvero le stagioni in città" di Italo Calvino.


Nell'arco di venti novelle, in cui il ciclo delle stagioni si ripeti cinque volte, il manovale Marcovaldo si ostina a cercare un po' di Natura in città.
La città in cui il protagonista si muove non è precisata ma potrebbe benissimo essere Milano o forse Torino, dove Calvino ha vissuto. La città è quindi una città qualunque come Marcovaldo è un uomo normale che lavora in una tipica anche dei nostri giorni, la Sbav.
Tutte le avventure create da Calvino mostrano come la società delle città moderne possa arrivare ad influenzare le persone ed il loro rapporto con la Natura.


Ad illustrare un'edizione di Marcovaldo, quella del 1963, fu un grandissimo illustratore e scrittore per ragazzi: Sergio Tofano, celebre autore legato per molti anni al "Corriere dei piccoli" per cui creò il personaggio del Signor Bonaventura.

Per chi avesse voglia di leggere un dei piccoli racconti che compongono questo testo eccovi un assaggio a cui si riferisce la seconda immagine del post:
Funghi in città

II vento, venendo in città da lontano, le porta doni inconsueti, di cui s’accorgono solo poche anime sensibili, come i raffreddati del fieno, che starnutano per pollini di fiori d’altre terre.
Un giorno, sulla striscia d’aiola d’un corso cittadino, capitò chissà donde una ventata di spore, e ci germinarono dei funghi. Nessuno se ne accorse tranne il manovale Marcovaldo che proprio lì prendeva ogni mattina il tram.

Aveva questo Marcovaldo un occhio poco adatto alla vita di città: cartelli, semafori, vetrine, insegne luminose, manifesti, per studiati che fossero a colpire l’attenzione, mai fermavano il suo sguardo che pareva scorrere sulle sabbie del deserto. Invece, una foglia che ingiallisse su un ramo, una piuma che si impigliasse ad una tegola, non gli sfuggivano mai: non c’era tafano sul dorso d’un cavallo, pertugio di tarlo in una tavola, buccia di fico spiaccicata sul marciapiede che Marcovaldo non notasse, e non facesse oggetto di ragionamento, scoprendo i mutamenti della stagione, i desideri del suo animo, e le miserie della sua esistenza.

Così un mattino, aspettando il tram che lo portava alla ditta Sbav dov’era uomo di fatica, notò qualcosa d’insolito presso la fermata, nella striscia di terra sterile e incrostata che segue l’alberatura del viale: in certi punti, al ceppo degli alberi, sembrava si gonfiassero bernoccoli che qua e là s’aprivano e lasciavano affiorare tondeggianti corpi sotterranei.
Si chinò a legarsi le scarpe e guardò meglio: erano funghi, veri funghi, che stavano spuntando proprio nel cuore della città! A Marcovaldo parve che il mondo grigio e misero che lo circondava diventasse tutt’a un tratto generoso di ricchezze nascoste, e che dalla vita ci si potesse ancora aspettare qualcosa, oltre la paga oraria del salario contrattuale, la contingenza, gli assegni familiari e il caropane.
Al lavoro fu distratto più del solito; pensava che mentre lui era lì a scaricare pacchi e casse, nel buio della terra i funghi silenziosi, lenti, conosciuti solo da lui, maturavano la polpa porosa, assimilavano succhi sotterranei, rompevano la crosta delle zolle. « Basterebbe una notte di pioggia, - si disse, - e già sarebbero da cogliere». E non vedeva l’ora di mettere a parte della scoperta sua moglie e i sei figlioli.
- Ecco quel che vi dico! - annunciò durante il magro desinare. - Entro la settimana mangeremo funghi! Una bella frittura! V’assicuro! - E ai bambini più piccoli, che non sapevano cosa i funghi fossero, spiegò con trasporto la bellezza delle loro molte specie, la delicatezza del loro sapore, e come si doveva cucinarli; e trascinò così nella discussione anche sua moglie Domitilla, che s’era mostrata fino a quel momento piuttosto incredula e distratta.
- E dove sono questi funghi? - domandarono i bambini. - Dicci dove crescono! -
A quella domanda l’entusiasmo di Marcovaldo fu frenato da un ragionamento sospettoso: “Ecco che io gli spiego il posto, loro vanno a cercarli con una delle solite bande di monelli, si sparge la voce nel quartiere, e i funghi finiscono nelle casseruole altrui!” Così, quella scoperta che subito gli aveva riempito il cuore d’amore universale, ora gli metteva la smania del pos­sesso, lo circondava di timore geloso e diffidente.
- Il posto dei funghi lo so io e io solo, - disse ai figli, - e guai a voi se vi lasciate sfuggire una parola.
Il mattino dopo, Marcovaldo, avvicinandosi alla fermata del tram, era pieno d’apprensione. Si chinò sull’aiola e con sollievo vide i funghi un po’ cresciuti ma non molto, ancora nascosti quasi del tutto dalla terra.
Era così chinato, quando s’accorse d’aver qualcuno alle spalle. S’alzò di scatto e cercò di darsi un’aria indifferente. C’era uno spazzino che lo stava guardando, appoggiato alla sua scopa.

Questo spazzino, nella cui giurisdizione si trovavano i funghi, era un giovane occhialuto e spilungone. Si chiamava Amadigi, e a Marcovaldo era antipatico da tempo, forse per via di quegli occhiali che scrutavano l’asfalto delle strade in cerca di ogni traccia naturale da cancellare a colpi di scopa.
Era sabato; e Marcovaldo passò la mezza giornata libera girando con aria distratta nei pressi dell’aiolà, tenendo d’occhio di lontano lo spazzino e i funghi, e facendo il conto di quanto tempo ci voleva a farli crescere.
La notte piovve: come i contadini dopo mesi di siccità si svegliano e balzano di gioia al rumore delle prime gocce, così Marcovaldo, unico in tutta la città, si levò a sedere nel letto, chiamò i familiari. “È la pioggia, è la pioggia”, e respirò l’odore di polvere bagnata e muffa fresca che veniva di fuori.
All’alba - era domenica -, coi bambini, con un cesto preso in prestito, corse subito all’aiolà. I funghi c’erano, ritti sui loro gambi, coi cappucci alti sulla terra ancora zuppa d’acqua. - Evviva! - e si buttarono a raccoglierli.
- Babbo! guarda quel signore lì quanti ne ha presi! - disse Michelino, e il padre alzando il capo vide, in piedi accanto a loro, Amadigi anche lui con un cesto pieno di funghi sotto il braccio.
- Ah, li raccogliete anche voi? - fece lo spazzino. - Allora sono buoni da mangiare? Io ne ho presi un po’ ma non sapevo se fidarmi… Più in là nel corso ce n’è nati di più grossi ancora… Bene, adesso che lo so, avverto i miei parenti che sono là a discutere se conviene raccoglierli o lasciarli… - e s’allontanò di gran passo.

Marcovaldo restò senza parola: funghi ancora più grossi, di cui lui non s’era accorto, un raccolto mai sperato, che gli veniva portato via così, di sotto il naso. Restò un momento quasi impietrito dall’ira, daila rabbia, poi - come talora avviene - il tracollo di quelie passioni individuali si trasformò in uno slancio generoso. A quell’ora, molta gente stava aspettando il tram, con l’ombrello appeso al braccio, perché il tempo restava umido e incerto. - Ehi, voialtri! Volete farvi un fritto di funghi questa sera? - gridò Marcovaldo alla gente assiepata alla fermata. - Sono cresciuti i funghi qui nel corso! Venite con me! Ce n’è per tutti! - e si mise alle calcagna di Amadigi, seguito da un codazzo di persone.
Trovarono ancora funghi per tutti e, in mancanza di cesti, li misero negli ombrelli aperti. Qualcuno disse: - Sarebbe bello fare un pranzo tutti insieme! - Invece ognuno prese i suoi funghi e andò a casa propria.
Ma si rividero presto, anzi la stessa sera, nella medesima corsia dell’ospedale, dopo la lavatura gastrica che li aveva tutti salvati dall’avvelenamento: non grave, perché la quantità di funghi mangiati da ciascuno era assai poca.
Marcovaldo e Amadigi avevano i letti vicini e si guardavano in cagnesco.

lunedì 27 febbraio 2012

Castelnuovo Belbo: terzo incontro

Continuando il lavoro iniziato prima del Carnevale (qui), oggi abbiamo esplorato meglio uno dei quattro sentimenti principali: la paura.

Oggi ho lavorato con i due gruppi classe divisi, ma il lavoro è stato a grandi linee il medesimo.

Per iniziare ci siamo mossi un po' perché; come insegnano ormai tutti gli approcci di psicologia dell'educazione; prima di un'attività intellettuale è bene attivare anche il corpo per mettere in moto più energie e favorire la concentrazione.
Come gioco "attivante" ho proposto quest'attività e la sua evoluzione:
  • ho chiesto ai bambini di correre per la sala e, al mio battere di mani, fermarsi come statue in piedi, seduti e sdraiati;
  • l'evoluzione consiste nell'introdurre un discriminate per l'assunzione delle pose: la battito di tamburo le statue dovevano essere "in piedi", mentre al suono dei sonagli la statue dovevano essere "sedute o sdraiate".
Durante il periodo di "recupero del fiato normale" ho proposto di assumere la posa della stella marina (sdraiati con braccia e gambe divaricate) o della lumachina (sdraiati rannicchiati).

A questo punto, dopo circa 15 minuti di "riscaldamento", ho cercato di richiamare alla memoria dei bambini il lavoro svolto ormai due settimane fa e abbiamo ricominciato a parlare delle loro paure.
Dopo una piccola "discussione" su cosa faccia davvero paura ho mostrato alla classe delle emoticon che rappresentavano le quattro emozioni fondamentali: felicità, tristezza, paura e rabbia (potete scaricarle qui) e ho chiesto di riconoscere la paura. Dalle parole degli stessi bambini è poi uscito che ""la paura" ha paura perché "la rabbia" è cattiva. Anche la rabbia è una cosa che fa paura!".

Per concludere l'attività, invece di proporre un classico recupero grafico, ho proposto di ricomporre un quadro di Paul Klee dal titolo "Attacco di paura".


Ad ogni bambino ho consegnato un foglio in cui erano disegnate solo le parti "umane" presenti nel quadro in ordine sparso. Ho poi chiesto loro di tagliare tutte o solo parte delle immagini e ricomporle in un disegno che rappresentasse la paura.
Accanto all'attività di rielaborazione e di attivazione della creatività i bambini hanno anche messo in gioco la manualità fine.

venerdì 24 febbraio 2012

Venerdì del libro: Il piccolo principe

Oggi vi propongo un classico della letteratura per l'infanzia che ha la particolarità di assumere nuove sfaccettature ogni volta che lo si legge.


"Il piccolo principe" è l'opera più conosciuta di Antoine de Saint-Exupéry, scrittore ed aviatore francese nato nel 1900.
Il romanzo fu pubblicato per la prima volta nel 1943 ed è considerato da molti critici come una storia di educazione sentimentale.

"Il piccolo principe" è stato rielaborato e ha portato alla nascita di altre forme d'arte come, ad esempio:


ENTR'ARTe e Compagnia Mannini Dall'Orto - Firenze, 7 Gennaio 2012


Le petit prince - Cartone animato 3D realizzato per la televisione francese

La particolarità di questo testo, secondo me, è la sua poeticità: la capacità di aprire l'immaginario verso nuovi "mondi" che non vengono definiti neppure dagli acquerelli disegnati dallo stesso Saint-Exupéry.


Vi propongo ora il capitolo che preferisco, il XXI, in cui il Piccolo Principe incontra una volpe.
In quel momento apparve la volpe.
"Buon giorno", disse la volpe.
"Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
"Sono qui", disse la voce, "sotto al melo..."
"Chi sei?" domando' il piccolo principe, "sei molto carino..."
"Sono una volpe", disse la volpe.
"Vieni a giocare con me", le propose il piccolo principe, sono cosi' triste..."
"Non posso giocare con te", disse la volpe, "non sono addomestica".
"Ah! scusa", fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
"Che cosa vuol dire ?"
"Non sei di queste parti, tu", disse la volpe, "che cosa cerchi?"
"Cerco gli uomini", disse il piccolo principe.
"Che cosa vuol dire ?"
"Gli uomini" disse la volpe, "hanno dei fucili e cacciano. E' molto noioso! Allevano anche delle galline. E' il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?"
"No", disse il piccolo principe. "Cerco degli amici. Che cosa vuol dire "?"
"E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire ..."
"Creare dei legami?"
"Certo", disse la volpe. "Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io saro' per te unica al mondo".
"Comincio a capire" disse il piccolo principe. "C'e' un fiore... credo che mi abbia addomesticato..."
"E' possibile", disse la volpe. "Capita di tutto sulla Terra..."
"Oh! non e' sulla Terra", disse il piccolo principe.
La volpe sembro' perplessa:
"Su un altro pianeta?"
"Si".

"Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?"
"No".
"Questo mi interessa. E delle galline?"
"No".
"Non c'e' niente di perfetto", sospiro' la volpe. Ma la volpe ritorno' alla sua idea:
"La mia vita e' monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio percio'. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sara' illuminata. Conoscero' un rumore di passi che sara' diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi fara' uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiu' in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me e' inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo e' triste! Ma tu hai dei capelli color dell'oro. Allora sara' meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che e' dorato, mi fara' pensare a te. E amero' il rumore del vento nel grano..."
La volpe tacque e guardo' a lungo il piccolo principe:
"Per favore... addomesticami", disse.
"Volentieri", disse il piccolo principe, "ma non ho molto tempo, pero'. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose".
"Non ci conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe. "Gli uomini non hanno piu' tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose gia' fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno piu' amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"
"Che cosa bisogna fare?" domando' il piccolo principe.
"Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. "In principio tu ti sederai un po' lontano da me, cosi', nell'erba. Io ti guardero' con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' piu' vicino..."
Il piccolo principe ritorno' l'indomani.
"Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe.
"Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincero' ad essere felice. Col passare dell'ora aumentera' la mia felicita'. Quando saranno le quattro, incomincero' ad agitarmi e ad inquietarmi; scopriro' il prezzo della felicita'! Ma se tu vieni non si sa quando, io non sapro' mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti".
"Che cos'e' un rito?" disse il piccolo principe.
"Anche questa e' una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe. "E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'e' un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedi ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedi e' un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza".
Cosi' il piccolo principe addomestico' la volpe.
E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe, "... piangero'".
"La colpa e' tua", disse il piccolo principe, "io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi..."
"E' vero", disse la volpe.
"Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
"E' certo", disse la volpe.
"Ma allora che ci guadagni?"

"Ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano".
Poi soggiunse:
"Va' a rivedere le rose. Capirai che la tua e' unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalero' un segreto".
Il piccolo principe se ne ando' a rivedere le rose.
"Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente", disse. "Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora e' per me unica al mondo".
E le rose erano a disagio.
"Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. "Non si puo' morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, e' piu' importante di tutte voi, perche' e' lei che ho innaffiata. Perche' e' lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perche' e' lei che ho riparata col paravento. Perche' su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perche' e' lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perche' e' la mia rosa".
E ritorno' dalla volpe.
"Addio", disse.

"Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale e' invisibile agli occhi".
"L'essenziale e' invisibile agli occhi", ripete' il piccolo principe, per ricordarselo.
"E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosi' importante".
"E' il tempo che ho perduto per la mia rosa..." sussurro' il piccolo principe per ricordarselo.
"Gli uomini hanno dimenticato questa verita'. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa..."
"Io sono responsabile della mia rosa..." ripete' il piccolo principe per ricordarselo.

Con questo post partecipo al "Venerdì del libro" di homemademamma.

martedì 10 gennaio 2012

Attività all'aria aperta: Bassano del Grappa

Due sono secondo me le piazze più belle di Bassano: piazza Libertà (in cui vi consiglio la panetteria all'angolo con Piazzale Montevecchio) e piazza Garibaldi.


In piazza Garibaldi si trova la chiesa di S. Francesco. La chiesa, che risale alla fine del 1200, fu fortemente voluta dalla popolazione e dal Comune.
Stilisticamente l'edificio richiama i modelli conventuali francescani, caratterizzati dalla povertà e dalla cura per l'evangelizzazione del popolo. La pianta è a croce latina, con l'unica navata prima di altari, e il transetto.
La chiesa fu poi oggetto di continui interventi, fino al recente restauro del 2003-2006 per sopperire a gravi problemi strutturali.

Passeggiando per le stradine che scendono verso il Branta si incontra il simbolo di Bassano: il suo ponte coperto, chiamato anche "Ponte degli Alpini" che si presenta, oggi, nel disegno del 1596 del Palladio.


Questa segnografica opera architettonica ha ispirato anche un tradizionale canto alpino.



Vicino al "Ponte degli Alpini" potete trovare il "Museo della grappa" all'interno del punto vendita Poli.
In uno spazio suggestivo viene presentata:
  • la storia della distillazione della grappa dagli alchimisti ad oggi;
  • una biblioteca con raccolta di testi antichi riguardanti l'arte della distillazione;
  • esposizione di alambicchi e strumenti per la produzione della grappa;
  • la più ampia e completa collezione di Grappe mignon in Italia.

Al termine del percorso espositivo si trova lo show room dove si possono assaggiare e acquistare i prodotti delle Distillerie Poli.


Nel periodo natalizio, inoltre, la città si veste a festa con casette, una pista di pattinaggio e una bellissima giostra dei cavalli.


Vi segnalo una mostra molto carina che, fino al 22 Gennaio, potrete trovare nella Chiesetta dell'Angelo: "I presepi di carta dei Remondini".


In questa esposizione, oltre ai presepi da ritaglio, vengono presentate alcune "stampe da breviario" di piccolo formato ed uso devozionale.
E' interessante notare come la coloritura a pennello venisse eseguita a mano in una fase successiva alla stampa, così come la doratura.

venerdì 7 ottobre 2011

Venerdì del libro: Il barone rampante

Per l'appuntamento settimanale di Homemademamma vorrei proporvi un classico della letteratura italiana: "Il barone rampante" di Italo Calvino.


Calvino, nel 1965, come introduzione ad un'edizione scolastica del suo testo scrive:

Un ragazzo sale su di un albero, si arrampica tra i rami, passa da una pianta all'altra, decide che non scenderà più. L'autore di questo libro non ha fatto che sviluppare questa immagine e portarla alle estreme conseguenze: il protagonista trascorre l'intera vita sugli alberi, una vita tutt'altro che monotona, anzi: piena d'avventure, e tutt'altro che da eremita, però sempre mantenendo tra sé e i sui simili questa minima ma invalicabile distanza.

Cosimo compie una scelta e la mantiene per tutta la vita: "Vivo da molti anni per gli ideali che non saprei come spiegare neppure a me stesso: mais je fais une chose tout à fait bonne: je vis dans les arbres".

Questo testo ha ispirato, negli anni, moltissimi artistii...




Giuliano Ghelli
"L'amica del barone rampante" di G. Ghelli